Accept – Recensione: Symphonic Terror – Live at Wacken 2017

Vedendo la copertina e il titolo di questo album, tutti potremmo pensare: “ecco, hanno spudoratamente copiato i Metallica o gli Apocalyptica”. Non è assolutamente così. La band tedesca è inossidabile, malgrado molti membri abbiano raggiunto se non superato la sessantina, e pronta a dimostrare che non sono ancora da ospizio (come qualche giovincello del metal moderno avrebbe commentato).
L’album, registrato al Wacken Open Air Festival dello scorso anno, come le migliori opere teatrali, è diviso in tre parti. La prima è puramente heavy metal con la riproposta di alcuni brani storici e moderni. Immenso il pezzo di apertura, “Die By The Sword” tratto da quel “The Rise of Chaos” uscito proprio lo scorso anno. La batteria mantiene una tipica sonorità e ritmo speed metal accompagnata da un riff di chitarra dirompente. La folla non può far altro che essere in tripudio per questa “overture” tutta da pogare. “Restless And Wild” è il secondo brano, il ritmo “cavalcante” della batteria simil Iron Maiden conduce per tutta la canzone una chitarra dal riff molto aggressivo. Con un lead puramente heavy metal, Mark Tornillo, però, non ha la stessa cadenza di Udo Dirkschneider. Del tutto comprensibile del resto, sarebbe noioso se un sostituto avesse lo stesso identico timbro di voce del sostituito no? Ritorniamo al moderno con “Koolaid”, un pezzo molto apprezzabile in quanto riprende le sonorità NWOBHM che si possono sentire in un album come “Point of Entry” dei Judas Priest. Appena finito il terzo pezzo, ne inizia un altro potentissimo, “Pandemic”, che non può non farci muovere il piede e, come diceva il buon vecchio Angus Young, questa è cosa buona e giusta. La prima parte si chiude con “Final Journey”, il pezzo più azzeccato.
Il secondo momento inizia con Night On Bald Mountain” (il video), un mash up tra band e orchestra sinfonica da pelle d’oca. Il famoso brano di Musorgskij viene coverizzato dal chitarrista Wolff Hoffmann nel suo album solista “Headbangers Simphony”, dal quale sono presi i pezzi di questa sessione. A volte mi chiedo a cosa sia servito seguire il corso di storia della musica all’università. Mi rispondo con Scherzo” (ascolta il brano), un adattamento dalla Sinfonia No. 9 di Beethoven, un raccordo magistrale di musica neoclassica e ritmi metal. Molto meglio della versione originale oserei dire ma dopo si sa, de gustibus non est disputandum. Passiamo ora a “Romeo And Juliet”, un capolavoro dalle sonorità epic metal. L’opera di Charles Gounod è un perfetto esempio di virtuosismo strumentale molto apprezzabile. Beethoven ritorna più metallaro che mai in “Pathétique”, un dialogo dell’altro mondo tra una chitarra e un’orchestra intera. La sei corde sembra quasi giostrare il melodico sound di tutti gli altri strumenti in un connubio tra dolcezza e potenza perfetto. La sezione neoclassica viene chiusa da un adattamento della famosissima
Symphony No 40 in G Minor“(il video ufficiale). Sostituire il violino con la chitarra? Una delle scelte migliori che la storia della musica avesse mai potuto fare. Davvero, questi brani hanno entusiasmato molto il pubblico presente. Forse riusciranno a farci appassionare all’Opera.
La terza parte è davvero impressionante per il crossover tra metal e musica classica. “Princess Of The Dawn” è resa meglio con l’orchestra che senza. Davvero, la base lirica concede un tono più “epico” al tutto, quasi viking. Stessa critica per “Stalingrad”; a parte una ritmica prettamente sovietica, simile a quella di “Mother Russia” degli Iron Maiden, l’orchestra aggiunge quel patetico che avrebbe certamente apprezzato un tragediografo greco. Passione, paura, energia, traccia fantastica. Dopo l’ennesimo ottimo risultato per “Dark Side Of My Heart” e “Breaker”, passiamo a “Shadown Soldiers”, una power epic ballad da pelle d’oca. Non possiamo non citare, in chiusa, “Metal Heart”. Sarà che mi piacciono i ritmi di batteria cadenzati, sarà che mi piace l’epic metal, sarà che questa è una delle canzoni più belle degli Accept, quel che è certo è che la commistione tra heavy metal, classico e puro, all’opera ha creato un capolavoro.
Un album molto ben riuscito. Diciamo che non è il primo del suo genere e nemmeno gli Accept sono stati i primi a realizzare un lavoro così, resta il fatto che lo sforzo è stato ripagato. Ascoltatelo a casa con una bella coperta sulle gambe mentre fuori nevica, non servirà nemmeno accendere la stufa. Vi scalderà la musica.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2018

Tracklist: Part 1: Accept

01. Die By The Sword 02. Restless And Wild 03. Koolaid 04. Pandemic 05. Final Journey

Part 2: Headbanger’s Symphony

06. Night On Bald Mountain 07. Scherzo 08. Romeo And Juliet 09. Pathétique 10. Double Cello Concerto in G Minor 11. Symphony No. 40 in G Minor

Part 3: Accept with Orchestra

12. Princess Of The Dawn 13. Stalingrad 14. Dark Side Of My Heart 15. Breaker 16. Shadow Soldiers 17. Dying Breed 18. Fast As A Shark 19. Metal Heart 20. Teutonic Terror 21. Balls To The Wall
Sito Web: https://www.facebook.com/accepttheband/?ref=br_rs

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