Acacia – Recensione: Resurrection

Formati all’inizio degli anni novanta e subito notati dalla piemontese Underground Symphony (che nel 1996 avrebbe pubblicato il debutto “Deeper Secrets”), il progetto Acacia conobbe una battuta d’arresto solo pochi anni più tardi, ponendo la band in una sorta di letargo artistico il cui risveglio coincide con la release di questo Resurrection, un album per il quale la trattazione del concetto di rinascita appare come una missione ineludibile e catartica, come fosse scritta nelle stelle. La determinazione con la quale, nonostante il lungo periodo di lontananza dalla scene, si è voluta proteggere una piccola espressione di continuità – continuando a scrivere e comporre nuovo materiale, per quando il momento sarebbe stato propizio – è già di per sé una bella storia di amore e speranza, di sentimenti inesauribili capaci di fare da collante, di quella fiducia nel futuro per la quale dobbiamo sempre trovare spazio, qualunque sia l’agente (DNA, religione o pura scaramanzia) con il quale ci viene inoculata.

L’intro di “Obsession” prelude alla descrizione di una bellezza distorta, scalfita e non scontata, di quel retrogusto piacevolmente amaro (“Alone”) con il quale Queensryche e Kamelot hanno saputo dare spessore narrativo, contemporaneo e cinematografico, a buona parte della loro discografia. Ed effettivamente quello degli Acacia è un prog melodico ed accessibile, commerciale nel senso più democratico del termine, alieno ad inutili complicazioni e squisitamente italiano – complici la buona prova e pronuncia di Gandolfo Ferro – nella sua trazione vocale. Nonostante sia supportato da una produzione buona ma non ancora stellare, elemento che ha fatto molte delle più effimere fortune del genere, i dieci racconti di Resurrection si ascoltano che è un piacere: il concept di base è interessante e senza alcun dubbio attinente al percorso del gruppo, la struttura dei brani chiaramente identificabile e la prova della band contraddistinta da una bella coralità. La combinazione di questi elementi con un’ambizione esplicita ed allo stesso tempo misurata, che è sostanzialmente quella di produrre un disco ben arrangiato (“The Age Of Glory”) e curato in tutte le sue parti, è una ricetta non così banale che, se seguita con attenzione e condita da oltre vent’anni di impegno alle spalle, non può non portare ad un risultato apprezzabile.

Dalle ballad alle tracce più sincopate e grintose, Resurrection vede gli Acacia rimettersi alla prova con ogni possibile declinazione dell’heavy/prog, a fortunata eccezione delle sue espressioni più convolute, senza tuttavia cadere nella trappola del gioco di specchi: qui non vi è nulla di stucchevole o particolarmente scontato (“My Dark Side” non è sempre riuscitissima ma si avverte qui come altrove una gran voglia di provarci, che la salva), le distrazioni sono assenti e sia il coraggio impiegato dal chitarrista e compositore Martino Lo Cascio per sondare stati d’animo complicati che la bravura nel dare credibilità ad un’ombra che permea l’intero disco sono meriti udibili e da sottolineare, perché costituiscono l’essenza stessa di questa risurrezione noir. Il quintetto di Palermo torna alla ribalta discografica con un prodotto messo bene a fuoco, figlio del suo tempo e concentrato su quello che conta, capace di offrire un’esperienza di ascolto attivo evocando dubbi, inquietudini e finali non necessariamente consolatori con una nebbiosa paletta di grigi. Alla faccia di chi dalle terre di Sicilia si sarebbe aspettato di ricevere un prodotto artisticamente confinato e di stereotipata solarità.

Etichetta: Underground Symphony

Anno: 2020

Tracklist: 01. Obsession 02. Light In Shadows 03. Chains Of Memory 04. The Age Of Glory 05. Alone 06. Revelation Day 07. My Dark Side 08. Seasons End 09. Gone Away 10. The Man

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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