AC/DC – Recensione: Power Up

In 45 anni di carriera Young e soci hanno fatto una semplice cosa: rock. Già dai primi lavori gli AC/DC hanno plasmato in maniera chiara quello stile inconfondibile che li ha resi e li rende ancora riconoscibili: un hard rock energico, chiassoso, caratterizzato da riff semplici e diretti, fortemente devoto al blues, al rock ‘n’ roll degli anni ’50, al british rock anni ’60/’70. La band ha sempre mantenuto inalterato il proprio sound, senza mai discostarsi sostanzialmente dalla peculiare proposta musicale, rifiutando categoricamente qualsiasi tipo di evoluzione/sperimentazione. Come poche act, gli AC/DC hanno sublimato il messaggio del rock: libertà, ribellione, trasgressione, divertimento; il tutto condito da grandi dosi di (auto)ironia e humor.

Se da un lato gli aussie hanno esercitato (e ancora esercitano) un’influenza notevole nel mondo hard rock e heavy metal, dall’altro si sono da sempre attirati critiche feroci proprio per la loro scelta radicale di riproporre in tutti gli album lo stesso stile. Ciononostante, gli australiani, incuranti dei detrattori, sono sempre andati avanti per la loro strada, regalandoci, soprattutto tra gli tra gli anni ’70/’80, degli album memorabili.

Il nuovo “Power Up“, sedicesimo album (diciassettesimo se si considera “T.N.T.”, pubblicato solo in Australia) degli aussie, sancisce il ritorno a pieno titolo di tre quinti della band, ovvero Brian Johnson, Cliff Williams e Phil Rudd, tornati all’ovile già a partire dal 2018. Il full length in questione riveste un importante valore simbolico per la band: buona parte del materiale confluito in questo disco era stato abbozzato dai due fratelli Young intorno al 2016, prima dell’inaspettata dipartita di Malcom nel novembre dell’anno successivo (il compianto chitarrista soffriva già, dal 2014, di demenza senile e per questo era stato sostituito dal nipote Stevie). Angus, pur avendo accusato il colpo, non ha tirato in remi in barca e, come più volte dichiarato in svariate recenti interviste, ha deciso di dare compimento a quanto già messo in cantiere, per tributare al fratello, prematuramente scomparso, il giusto riconoscimento. La release, infatti, è interamente dedicata a Malcom.

Musicalmente parlando i cinque non si muovono di una virgola da quanto fatto fino ad oggi e, anche se i rimandi ai classici sono evidenti (non potrebbe essere diversamente), “Power Up” è un lavoro abbastanza convincente. Tra i brani che spiccano, l’opener “Realize” con i suoi riferimenti nemmeno tanto velati a “Thunderstruck” e non solo; la quasi blues “Shot In The Dark” che sa tanto di “Stiff Upper Lip”; l’intimista “Through The Mists Of Time“; la scatenata “Demon Fire“, un up-tempo caratterizzato da brevi stop&go, con un riff che ricorda Chuck Berry e un basso pulsante che invita subito a scuotere la testa; il groove di “Money Shot” e la finale “Code Red“, catchy e ruffiana quanto basta, con un incipit alla “Back In Black”. Risulta evidente come l’autocitazione, più o meno velata, sia sempre una costante nell’approccio musicale degli aussie; tuttavia, la spontaneità, l’esperienza e la rinnovata energia della band fa sì che “Power Up” non sia un semplice collage informe di scopiazzature, ma risulti un album godibile, che ben si inquadra nello standard degli australiani.

Gli AC/DC non sono mai stati dei campioni di originalità e d’inventiva, ma dimostrano che si può essere credibili anche mantenendo lo stesso stile per 45 (o più, chissà) anni. In fondo, quello che ha sempre contato per Young e soci è stato divertire e divertirsi, esprimendo una personale visione del rock.

Etichetta: Sony Music

Anno: 2020

Tracklist: 01. Realize 02. Rejection 03. Shot in the Dark 04. Through the Mists of Time 05. Kick you when you're Down 06. Witch's Spell 07. Demon Fire 08. Wild Reputation 09. No Man's Land 10. Systems Down 11. Money Shot 12. Code Red
Sito Web: https://pwrup.acdc.com/ https://www.facebook.com/acdc/

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