Kadavar – Recensione: Abra Kadavar

L’influenza della musica hard e psichedelica degli anni settanta sembra essere uno di quegli elementi impossibili da sradicare dall’immaginario del rock contemporaneo. Praticamente in ogni momento è agevole rintracciare nell’underground band che si rifanno più o meno spudoratamente ai dettami di Black Sabbath, Hawkwind, Blue Cheer e più in generale alla scuola di quegli anni.

I Kadavar sono senza dubbio tra questi ennesimi epigoni e si possono tranquillamente mettere nel calderone di quelli che si guardano bene dal rielaborare quanto imposto dal regolamento e semmai, a voler essere generosi, si possono giusto accostare a tratti a band che lo stile in questione lo hanno appena rivisto in chiave contemporanea, come Cathedral, Wolfmother o Spiritual Beggars.

Non vi è alcun dubbio però che la fedeltà al suono più classico sia un proposito fortemente cercato e quindi, senza voler andare a fare un processi alle intenzioni, non possiamo che limitarci ad osservare come restando nel puro vintage i Kadavar se le cavino piuttosto bene.

Nove canzoni più una bonus vanno a comporre la scaletta di “Abra Kadavar” e ognuna ripercorre più o meno lo stesso formato stilistico: riffing corposo, ritmo incalzante e solo di rado veramente rallentato e vocals evocative registrate in modo da apparire dissepolte da un passato ignoto. Il suono è perfettamente azzeccato, di quelli che vi si appiccicano addosso, intriso di blues, fumo e sudore.

Il tutto è quindi massimamente funzionale a far rendere al meglio sia i brani più hard-blues come “Black Snake”, come quelli ritmati più rock (“Come Back Life”, “Liquid Dream” e “Doomsday Machine” ad esempio) o la fuga psichedelica di “Rythm For Endless Minds” e “Abra Kadabra”.

Senza dubbio questi musicisti tedeschi non interpretano neanche una nota in modo strettamente personale, ma l’adesione estetica perfetta al vecchio sound rock sanguigno di un tempo è qualcosa che ancora oggi può far piacere a tanti amanti del genere. E in questo i Kadavar sono assolutamente incontestabili. Se vi hanno colpito compagni di etichetta come Witchcraft, Orchid e Graveyard non avete che da aggiungere il loro nome alla lista.

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2013

Tracklist:

01. Come Back Life
02. Doomsday Machine
03. Eye Of The Storm
04. Black Snake
05. Dust
06. Fire
07. Liquid Dream
08. Rhythm For Endless Minds
09. Abra Kadabra
Bonus track:
10. The Man I Shot


Sito Web: https://www.facebook.com/KadavarOfficial

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login