Aborym – Recensione: Shifting.Negative

Sono passati più di tre anni e mezzo da “Dirty” e il ritorno dei romani Aborym segna un profondo rinnovamento, un nuovo step nel processo evolutivo di una band che in venticinque anni di storia ha saputo creare e mantenere un concetto di estremo del tutto caratteristico. Oggi la line-up conta soltanto Fabban come membro originario rimasto, al quale si sono uniti Davide Tiso (chitarra), Narchost e Dan V (a dividersi parti di chitarra e basso) e Gianluca Catalani alla batteria.

Numerosi ospiti hanno poi preso parte alla registrazione del disco con differenti contributi, tra questi Sin Quirin dei Ministry e membri di Dope Stars Inc., The Electric Hellfire Club, Koza Noztra, Manes. Il missaggio di “Shifting.Negative” è stato affidato a Marc Ursell, già vincitore del Grammy e noto per aver collaborato con Lou Reed, John Zorn e Mike Patton. Non il primo che capita, insomma.

Preambolo necessario ad anticipare come “Shifting.Negative” sia un album che in prima battuta non ti saresti aspettato, un percorso sonoro che bada innanztutto all’impatto emotivo e sensoriale ed elude la forma canzone. Non più black metal, non più elettronica ma piuttosto un maturo, riflessivo e austero industrial metal (ma anche rock) che realizza il cambiamento definitivo dell’entità.

Disco ostico dopo i primi ascolti e al quale occorre dare il giusto tempo, “Shifting.Negative” cresce poi esponenzialmente. Questo album è un serpente che cambia pelle dove, come abbiamo detto, la forma canzone è dribblata a favore di soluzioni sonore molteplici e altrettanti cambi di intenzione. Non sono tralasciati nè un affilato corpo metallico nè il gusto per melodie coinvolgenti che entrano sottopelle (e non da mezza classifica, sia ben chiaro).

Fabban e soci hanno fatto davvero un lavoro di cesello in quello che è un disco figlio dei Nine Inch Nails e dei Ministry, questo sì, ma altrettanto ricco di elementi caratteristici che gli Aborym hanno plasmato nel tempo e rivitalizzato in un contesto alienante e nervoso. Basta ascoltare i due brani in apertura, “Unpleasantness” e “Precarious” per rendersi conto di come l’impronta reznoriana abbia sedotto l’ensemble e si mostri tanto nella sua delicatezza nelle note di pianoforte, quanto nelle diaboliche esplosioni metalliche.

Un disco dove il cambiamento repentino è in agguato e dietro l’angolo, dalle seduzioni rock di “Decadence In A Nutshell”, a ricordare vagamente alcuni momenti piacioni di Marilyn Manson e White Zombie, alle bordate metalliche (poi smussate agli angoli da break ben ragionati e inseriti) di “Slipping Through The Cracks” e “Tragedies For Sales”.

Non chiedeteci di darvi una definizione di “Shifting.Negative”, piuttosto ascoltatelo e vivetelo. Un album che potrebbe segnare l’inizio della nuova era Aborym. La foto in bianco e nero di un aggregato urbano abbandonato, una luce al neon traballante.

aborym-artwork

Voto recensore
8
Etichetta: Agonia Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Unpleasantness 02. Precarious 03. Decadence In A Nutshell 04. 10050 Cielo Drive 05. Slipping Throught The Cracks 06. You Can’t Handle The Truth 07. For A Better Past 08. Tragedies For Sales 09. Going New Places 10. Big H
Sito Web: http://www.aborym.it/

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login