Aborted – Recensione: ManiaCult

Ogni due/tre anni gli Aborted ci deliziano con una nuova release. Ormai punta di diamante del movimento brutal/technical/grind death metal, i belgi capitanati dal solito Sven si mantengono su livelli sempre altissimi cercando di non ripetersi di disco in disco.

Non è un lavoro facile anzi, considerando il genere proposto e l’impossibilità di inserire alcuna novità, bisogna semplicemente giocare su sonorità e costruzione lievemente differenti per non annoiare i migliaia di fedeli sparsi nel mondo.

Grazie ad un restyling avvenuto con Global Flatline, gli Aborted hanno continuato ad alzare l’asticella fino a sorpassare il limite estremo concesso, creando così un marchio di fabbrica ormai riconosciuto e lodato da tutti.

Ma è proprio qui che si iniziano ad intravedere le prime crepe di questo sudicio e fetido edificio: non scocca la scintilla.

Per fare un esempio: The Necrotic Manifesto è immenso e quando lo riascolto mi mette una carica inimmaginabile, cosa che non posso dire per TerrorVision o ManiaCult nonostante non ci siano cambiamenti significativi da appuntare.

Non vorrei che fossimo giunti in quel momento della carriera in cui si aspetta il nuovo album degli Aborted più per godere della brutalità della copertina che della musica contenuta.

Le canzoni in questo ManiaCult sono devastanti, feroci e in linea con quanto fatto nella loro carriera ma non lascia la voglia di ricominciare il disco da capo. Ho la netta sensazione che questo sanno fare e questo propongono, forse anche un po’ costretti, ma non sento né percepisco una spinta come per gli album precedenti.

Si stava meglio quando si stava peggio, ovvero quando è iniziata la trasformazione della band e la “cancellazione” di quanto fatto prima del 2012, ma adesso cosa ci è rimasto? Blast-beat, growl e pig squeal, chitarre spinte fino alla loro implosione e nulla più. Lo scrivo anche con un pizzico di rammarico perché sono una tra le band che seguo più volentieri, un po’ per la figura che è Sven e un po’ perché c’è anche del made in Italy (Stefano Franceschini al basso).

Rimane un disco più che sufficiente ovviamente, ben registrato e con un artwork davvero putrido (disegnato da Pär Olofsson). Di sicuro farà felici tutti gli appassionati del genere, i fedelissimi del gruppo, chi cerca solo violenza e nulla più ma inizierà a stancare chi, come il sottoscritto, non trova davvero nessuna novità rilevante rispetto al suo predecessore (o a quello prima ancora).

Etichetta: Century Media Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Verderf 02. Maniacult 03. Impetus Odi 04. Portal to Vacuity 05. Dementophobia 06. A Vulgar Quagmire 07. Verbolgen 08. Ceremonial Ineptitude 09. Drag Me to Hell 10. Grotesque 11. I Prediletti: The Folly of the Gods
Sito Web: https://goremageddon.be/

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