Angel – Recensione: A Woman s diary: Chapter I

Questa volta la sensuale Helena Michaelsen fa proprio sul serio. La singer di Trail Of Tears ed Imperia mette anima e corpo in questo nuovo progetto e non nasconde l’ambizione di creare qualcosa di trasversale tra i generi che possa permetterle di esprimere al meglio la sua arte. Non una sfida facile, ed infatti siamo piuttosto scettici sull’esito ottenuto. Spieghiamoci meglio: di fatto il pregio intrinseco di un lavoro che si pone a cavallo tra metal raffinato, pop, gothic, classica e folk cantautorale è senza dubbio la varietà, ma su queste basi è necessario costruire un edificio che dovrebbe sostenersi su pilastri portanti come personalità e interpretazione. E qui arrivano i dolori. Si, perché la nostra Helena non è male, ma non ha le doti vocali per gareggiare con le grandi interpreti del folk/pop e nemmeno la individualità sufficiente a reggere per undici canzoni la scena (‘Funeral’ è un brano strumentale). Vocalist come Sarah Maclachlan o Loreena Mckennitt (giusto per fare due nomi a caso) sono lontane chilometri, ma per restare più prossimi alla nostra amata scena possiamo citare Kari Reuslatten o Anneke Van Giersbergen. Tutti paragoni decisamente perdenti per una singer dalla tonalità piacevolmente calda e suadente, ma troppo poco particolare per incentrare tutto su di sé in modo così velleitario. Interessante rimane l’opera in generale, con un concept sulla femminilità esposto in modo non banale. Apprezziamo quindi le intenzioni, ma per adesso siamo ancora lontani dall’eccellenza.

Voto recensore
6
Etichetta: Black Lotus / Audioglobe

Anno: 2005

Tracklist:

01. Fallen Angel
02. A Woman's Diary
03. Little Princess
04. Butterfly
05. Lead you through Fire
06. Mother
07. Glow in the Dark
08. Flames of Desire
09. Darkness
10. Little Girl
11. Love of my Live
12. Funeral


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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