A Pale Horse Named Death – Recensione: When the World Becomes Undone

Il nuovo progetto di Sal Abruscato, A Pale Horse Named Death, fu originariamente fondato dopo lo scioglimento dei Type O Negative per motivi che tutti sappiamo. L’idea che si può fare ascoltandone i tre album finora pubblicati è quella di una continuazione del precedente gruppo, ma in un’ottica leggermente più pop, completamente priva dell’eccentricità e dalle ambizioni portate da Peter Steele. Quasi come quelle di un gruppo da classifica. Non è un problema, dato che Sal ha nel frattempo suonato con un altro gruppo più adatto a questo contesto, i Life of Agony, fino a due anni fa, e adesso il musicista può tranquillamente avere la possibilità di fare musica senza molti vincoli con questo nome.

Possibilità che non viene comunque realizzata dall’ultimo, terzo album pubblicato dal suo gruppo, “When the World Becomes Undone”, il quale è virtualmente quasi indistinguibile dai precedenti, non fosse per la presenza di più interludi, i quali ancora una volta mostrano l’ombra dei Type O Negative (ascoltando “The Woods” è praticamente impossibile non ricordarsi dell’inseguimento selvaggio in “Fay Wray Come Out and Play”). Sebbene non siano stati pubblicati testi in anteprima, è abbastanza facile comprendere che la musa ispiratrice di Sal è tutt’altro che ottimista: l’uomo non esita a mostrare la propria precaria condizione fisica e mentale all’ascoltatore in “Fell in My Hole” e “Dreams of the End”, e le canzoni (quasi interamente scritte da lui soltanto) ancora una volta si basano sulle prevalenti influenze del Grunge mai morto degli Alice in Chains , specialmente considerando le armonie vocali, i lenti ritmi in cui si basano e la presenza di assoli di chitarra abbastanza sofferti, come se questo progetto fosse una sua visione personale del Blues.

Come già detto, l’album segue la scia dei precedenti, come si può vedere dalla copertina (a questo punto, si può facilmente considerare lo scheletro di cavallo come la mascotte ufficiale del gruppo). Ignorando gli interludi, il gruppo si stabilizza in territori abbastanza convenzionali, un tipo di Grunge basato su accordature ribassate, melodie in progressioni in pentatonica e l’occasionale uso di ritmiche doom, senza disdegnare l’uso di campionamenti di venti o fischi digitali. Nella title track viene fatto uso di un pregevole uso di pianoforte, “We All Break Down”, “Splinters” e “Dreams of the End” sono le tracce migliori in termini di qualità ed emozioni evocate dal songwriting, mentre “Lay With the Wicked” è l’unico riempitivo vero e proprio presente nell’album. “Love the Ones You Hate” e “Vultures” risentono più di riff Hard Rock quasi orecchiabili, ma non esattamente memorabili, mentre “End of Days” include riff in stoppato e qualche effetto distorsione nella voce che ricordano i Nine Inch Nails. I picchi non sono enormi e i punti bassi non sono abissali, quindi When the World Becomes Undone è essenzialmente un album come un altro nel catalogo del gruppo. Non è un problema, dato che Abruscato non ha certamente il carisma del suo vecchio compagno Steele, né come songwriter tantomeno come cantante. Se non altro, è riuscito a mantenersi stabile in termini di qualità, ma chissà se la prossima volta non decida di osare un po’ di più in generale… forse allora arriverebbe un salto di qualità che potrebbe far dimenticare qualunque paragone che ormai pesa nelle sue spalle come un macigno.

Voto recensore
7
Etichetta: Steamhammer

Anno: 2019

Tracklist: 01. As It Begins 02. When The World Becomes Undone 03. Love The Ones You Hate 04. Fell In My Hole 05. Succumbing To The Event Horizon 06. Vultures 07. End Of Days 08. The Woods 09. We All Break Down 10. Lay With The Wicked 11. Splinters 12. Dreams Of The End 13. Closure

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