Deadsoul Tribe – Recensione: A Murder Of Crows

E’ un disco del cuore, ‘A Murder Of Crows’, un disco in cui almeno in alcuni attimi della vita ci troviamo a navigare, quegli attimi che paiono definitivi e ci fanno sentire il retrogusto dell’essere anime senza alcuna collocazione. L’origine del disco sta nel fatto che se il corvo porta le anime nell’aldilà ce ne sono alcune che vengono dimenticate e diventano le protagoniste del filo conduttore che unisce ‘Feed’ e ‘Black Smoke And Mirrors’. E’ più intimo del precedente episodio di Dead Soul Tribe, è messo a fuoco con giochi d’ombra che entrano nella fase emozionale dell’ascolto e rapiscono. Tool che virano progressive in maniera moderna, sprazzi di legno e flauti, fumi di incenso e fiumi di lava sono le immagini che si muovono senza alcun audio se non quello delle canzoni della band.

E’ pesante rispetto all’eponimo, parte in modalità Tool, inserisce mano a mano le varianti di flauto e melodie più solari rispetto alle influenze catturate, tornando ad essere un disco semplicemente moderno in concomitanza con ‘In A Garden Made Of Stones’ e la sua presa sicura sugli estimatori del cosiddetto prog metal. Si fa alterno, ‘ A Murder Of Crows’, nei vuoti di ‘Some Things You Can’t Return’ e via via scende nel profondo sino a ‘Regret’ una delle canzoni dell’estate per coloro che non vogliono avere molto a che spartire con MTV: un incedere melodico di tastiera che diventa inquietudine sulle linee tese di una voce che accompagna vergogne e dubbi. Ci sono quegli strani bending tanto cari a Jim Matheos in ‘Crows On The Wire’ e si ritorna al denso fumo di incenso, alle dichiarazioni campionate di voci distanti, probabilmente i viventi che hanno dimenticato le anime del limbo. Oppure ‘Black Smoke And Mirrors’ dai connotati epici e sinfonici a tratti, comprese quelle sezioni per flauto che donano una marcia in più ad un disco decisamente interessante, molto più coeso rispetto al suo predecessore e in vena di giocare brutti scherzi all’ambiente “prog” tutto tondeggiante e sorridente. Si chiude con una ‘Time’ messa a guisa di bonus track, paradossalmente la canzone più chiara e solare del lotto prima di voler sprofondare nuovamente nel paradosso di un volo negli abissi.

Ora che il disco è chiuso non vi dovete preoccupare del vago odore che resta nella stanza, una volta che si è diradato il fumo dell’incenso.

E’ semplicemente l’odore di un’anima persa.

Tremendamente uguale all’odore del sangue.

Voto recensore
8
Etichetta: Inside Out / Audioglobe

Anno: 2003

Tracklist:

Feed, Part I: Stone By Stone

Feed, Part II: The Awakening

The Messenger

In A Garden Made Of Stones

Some Things You Can't Return

Angels In Vertigo

Regret

Crows On The Wire

I'm Not Waving

Flies

Black Smoke And Mirrors

Time (Bonus Track)


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