Superjoint Ritual – Recensione: A Lethal Dose Of American Hatred

Tanto atteso quanto deludente il ritorno di Phil Anselmo e dei suoi Superjoint Ritual. Con i suoi quarantasei minuti di vuoto totale ‘A Lethal Dose Of American Hatred’ è un epitaffio creativo senza appello. Che si possa avere ancora voglia di suonare hardcore-metal nel 2003 possiamo anche accettarlo, ma che le idee musicali siano rimaste ferme al 1985 ci sembra davvero troppo. Brani come ‘Sickness’ e ‘Waiting For The Turning Point’ sono tanto ricchi di luoghi comuni e banalità da far apparire album come ‘Surfin’ M.O.D.’ e ‘A Boy In A Man’s World’ (Mucky Pup) come innovativi ancora oggi. Qualcosa di meglio viene fuori da ‘The Destrucion Of A Person’ ma già ‘Deathtreat…’ torna a ripetere la solita formuletta tritacarne che non fa più male dai tempi dei Carnivore. ‘Permanently’ è un brutto incrocio tra Slayer e vecchi Corrosion Of Conformity, ‘Stealing…’ l’ennesimo assalto hardcoreggiante senza costrutto e il resto si perde tra riffing scontato e rumorismo inoffensivo. Le uniche cose degne di nota sembrano essere proprio la voce ruvidissima di Anselmo e le sonorità moderne con accordature ribassate e compressione a spinta raddoppiata ma compositivamente siamo indietro anni luce dal sottobosco hardcore attivissimo oltreoceano. Un pretesto per pestare duro e urlare contro il vento, questo ci sembrano oggi i Superjoint Ritual. Non abbastanza per convincerci a spendere il nostro tempo e il nostro denaro.

Voto recensore
4
Etichetta: Sanctuary / Edel

Anno: 2003

Tracklist: 01.Sickness
02.Waiting For The Turning POint
03.Dress Like A Target
04.The Destruction Of A Person
05.Deathtreat Her 6th Lesson In Life
06.Permanently
07.Stealing A Page Or Two From The Armed And Radical Pagans Sugarpussy Within The Web
08.Symbol Of Nevermore
09.The Knife Rises
10.The Horror
11.Absorbed Black Moody

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