Zero Hour – Recensione: A Fragile Mind

A causa dei dissapori che hanno portato alla separazione con il singer Erik Rosvold il nuovo album dei californiani Zero Hour, ‘A Fragile Mind’, risulta essere ancora improntato ad una violenza strutturale/compositiva figlia di quel ‘Towers Of Avarice’ che aveva diviso pubblico e critica. Se infatti i nostri avevano paventato un ritorno alla melodia del primo omonimo album (in seguito ristampato col titolo ‘Metamorphosis’) questo scossone a livello personale deve averli spinti a scaricare tutta l’adrenalina in composizioni ancora una volta monolitiche ed impenetrabili con uno scheletro ritmico molto tecnico e parti soliste psicotiche quanto basta (‘There For Me’); il nuovo cantante Fred Marshall non si rivela a dire il vero molto dissimile dal suo predecessore ed anzi il suo timbro è più piatto ed inespressivo. Nonostante questa band venga quindi additata da buona parte della critica specializzata come il futuro del prog metal noi prendiamo una posizione antitetica visto che a nostro modo di vedere quello che difetta nel loro sound, e che non ne facilita l’uscita dal circuito underground, è un eccessivo contorsionismo tecnico, giocato quasi sempre su tempi dispari che rende il loro techno-metal di poca presa e soprattutto noioso (‘Losing Control’). A voi la scelta comunque.

Voto recensore
4
Etichetta: Sensory / Import

Anno: 2005

Tracklist:

01. Intro
02. There For Me
03. Destiny Is Sorrow
04. Brain Surgery
05. Losing Control
06. Twice The Pain
07. Somnecrophobia
08. A Fragile Mind
09. Intrinsic


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