Ea – Recensione: A Etilla

Un ensemble come gli Ea non rientra certo nel girone di quelli più comuni. Non si sa pressoché nulla su questo gruppo, se non la provenienza (russa), mentre le identità dei suoi membri restano nascoste. A livello lirico e concettuale gli Ea, che traggono il nome dalla divinità accadica e babilonese preposta alla creazione, seguono un filone di carattere mitologico, utilizzando peraltro un’antica lingua semitica emersa dalle ricerche archeologiche.

Il quinto studio album “A Etilla” propone un’unica suite di quasi cinquanta minuti auto intitolata, in cui l’ensemble ribadisce le peculiarità emerse durante il proprio percorso discografico. Vero è che stiamo parlando di funeral doom, ma gli Ea riescono a renderlo, se non di semplice fruizione (pretesa oggettivamente esagerata), più accessibile, in forza di una riuscita amalgama con momenti atmosferici semplici ma di grande effetto.

Le onde del mare e dei cori monastici profondi ma inaspettatamente radiosi ci danno il benvenuto, mentre il gruppo tesse tappeti di riff continui e lisergici, ma anche variegati, capaci di regalare sensazioni a tratti carezzevoli. Segue un lungo break melodico con parti di tastiera suadenti e attorno alla metà dell’ascolto, i ritmi si velocizzano, i suoni si fanno più penetranti e le growling vocals profonde. Sul finale il cerchio si chiude, con il ritorno dei cori e momenti di assoluta rilassatezza accompagnati dagli arpeggi di chitarra.

Non siamo di fronte a un lavoro teso a rivoluzionare la musica metal, ma gli Ea si confermano una realtà capace di plasmare al meglio una materia musicale che non consente troppi sbocchi, offrendoci un ascolto gratificante.

Voto recensore
7
Etichetta: Solitude Productions

Anno: 2014

Tracklist:

01.  A Etilla (49:12)


Sito Web: http://eadoom.bandcamp.com/album/a-etilla

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login