Recensione: A Dramatic Turn Of Events

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Recensione: A Dramatic Turn Of Events

Dream Theater

Track Listing

01. On The Backs Of Angels

02. Build Me Up, Break Me Down

03. Lost Not Forgotten

04. This Is The Life

05. Bridges In The Sky

06. Outcry

07. Far From Heaven

08. Breaking All Illusions

09. Beneath The Surface

 

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Eccoci alle prese con un nuovo lavoro dei Dream Theater, pronti a rispondere alla raffica di mail di protesta che fisiologicamente arriveranno in redazione dopo la pubblicazione di questa recensione; già perché, che questa sia buona o meno, ci sarà sempre qualche die hard fan pronto a mandarti a quel paese perché non d’accordo col giudizio che tu hai dato (e ciò comunque dà l’idea dello status di culto che la band americana ha raggiunto). Ma non ci scoraggiamo e andiamo ad analizzare un lavoro del quale purtroppo non si può parlare in toni entusiastici.

Rispetto alle ultime prove da studio “A Dramatic Turn Of Events” è leggermente più melodico e ad impronta tastieristica; l’assenza di controcanti aggressivi lo rende più accessibile pur essendo sempre presente la ricerca del passaggio iper-tecnico ed essendo pieno dei soliti riff compressi di John Petrucci. Peccato che a peggiorare il tutto purtroppo ci si mette James LaBrie che da qualche anno è ormai assolutamente anonimo a causa di un palese calo vocale. In buona parte delle composizioni è presente un arrangiamento epico/orchestrale che prova a celare una scarsa ispirazione del songwriting; l’ascoltatore dovrebbe aver ormai capito che non basta concatenare una serie di riff diversificati per ottenere una canzone valida soprattutto se le linee vocali sono le più banali mai sentite su un lavoro della band di Long Island (“On The Backs Of Angels”). Per contro Mike Mangini si conferma batterista preciso e dall’alto tasso tecnico anche se per il momento continuiamo a preferire il suo drumming in altri contesti soprattutto perché su questo lavoro non è uscito dal seminato giocando a fare il Portnoy…musicista che, bisogna riconoscerlo, apportava moltissimo alla creazione dei pezzi.

Piace abbastanza il Petrucci solista, perché tende a recuperare il feeling melodico che fu, mentre un lato negativo di questo lavoro (oltre al citato LaBrie) sono i pezzi lenti tipo “This Is The Life” e “Far From Heaven”, davvero soporiferi e che fanno schizzare la glicemia alle stelle; le canzoni invece più riuscite sono probabilmente “Bridges In The Sky” e “Breaking All Illusions”…ma non stiamo parlando di qualcosa di epocale.

Niente da aggiungere, continuiamo a vivere nel ricordo di una band comunque importantissima ma che ha già ormai esaurito di dare il meglio di sé almeno da un lustro.

 

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98 Commenti

  1. Paco

    Ciao
    Non sono per niente d’accordo con la recensione.
    A mio parere è un album eccezionale, suonato con il cuore, in perfetto equilibrio tra tecnica e composizione, Mangini è uno spettacolo di poliritmia in grado di tenere un ritmo diverso per ogni arto, Petrucci inutile anche parlarne..fantastico, John Myung FINALMENTE fa sentire il suono delle dita sul basso invece di essere solo o una frequenza bassa, Jordan Rudess libero di esprimersi come non mai, e perfino Labrie, che di solito mi annoia presto, in questo disco sembra un po’ più ispirato e meno noioso.
    Inoltre, da chitarrista, apprezzo molto il fatto che Petrucci abbia iniziato ad usare i single coli per ottenere suoni più Floydiani e meno metallici.
    Non entro nel truck by track perchè lo trove inutile ma basterebbero solo This is life e Outcry a fare di questo disco un lavoro di altissimo livello.

    Io sono molto soddisfatto di questo nuovo lavoro, credo che la caduta del “regime” di Portnoy abbia solo fatto bene al gruppo, e credo anche che le critiche di Portnoy siano dovute solo al fatto che si sta mangiando le mani per la cazzata che ha fatto.

  2. Interessante

    Fammi capire, ma mica ti pagano per scrivere su questo sito, vero?

    Anzi, non me lo dire, preferisco.

    • Caspita mi hai sgamato! Con Metallus sono diventato miliardario (in Euro ovviamente)!!!

  3. Elvenstar

    “L’invidia è la rabbia dei perdenti.”

    Ho sempre snobbato i Dream Theater per svariati stupidi preconcetti… ma ieri al palasport di Pordenone ho finalmente capito perché sono così tanto amati e seguiti. E’ stato un vero evento… non solo per lo show ma anche per l’atmosfera che s’era creata. La musica è arte e l’arte è espressione… dunque a ciascuno il proprio modo d’esprimerla. Il tempo passa per tutti… Ci si evolve, si cresce e purtroppo le corde vocali si “consumano”… E se la devo dire tutta… io preferisco la voce “calata” di LaBrie a quella di un qualunque “cantante” numetal che non lascia nulla.

  4. Jan

    Ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero per carità, ma parlare per assunti certi e inconfutabili facendo critica tanto per farla è dannoso. Soprattutto nei confronti di chi legge. Frasi come “pezzi lenti tipo This Is The Life e Far From Heaven, davvero soporiferi e che fanno schizzare la glicemia alle stelle” e “continuiamo a vivere nel ricordo di una band comunque importantissima ma che ha già ormai esaurito di dare il meglio di sé almeno da un lustro” sono giudizi sommari e sintomatici di questo modo di pensare. Peccato.

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