A Different Kind Of Truth

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A Different Kind Of Truth

Van Halen

Track Listing

01. Tattoo
02. She's The Woman
03. You And Your Blues
04. China Town
05. Blood And Fire
06. Bullethead
07. As Is
08. Honeybabysweetiedoll
09. The Trouble With Never
10. Outta Space
11. Stay Frosty
12. Big River
13. Beats Workin'

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Sono dovuti trascorrere 28 anni affinchè il sogno di milioni di rocker avesse finalmente un titolo e un supporto fisico; David Lee Roth, dopo due pezzi inediti sul greatest hits del 1996 e il reunion tour del 2007, torna a prestare la sua voce su un intero album della famiglia Van Halen e, inutile girarci intorno, “A Different Kind Of Truth” è esattamente ciò che intere legioni di fan della prima ora volevano ascoltare. Infatti, chi è stato svezzato con l’hard-rock dell’era Roth, ha sempre trascurato e criticato l’entrata nella band di Sammy Hagar, imputandogli il tradimento delle vecchie radici musicali. Bene questo “nuovo” album dà un taglio alle sonorità più levigate, melodiche e da classifica del periodo Van Hagar e offre un ritorno alle origini forgiato su un hard-rock duro, schietto e senza compromessi. Sulla effettiva buona fede della proposta potremmo stare qui a disquisire per intere pagine, ma, cercando di giudicare esclusivamente la musica in modo obiettivo, diciamo che il risultato è decisamente sopra le aspettative e in qualche modo sorprendente. Eddie Van Halen, dirompente ed esaltante come al solito, tira fuori dal cassetto i vecchi impolverati demo prodotti da Gene Simmons, registrati prima di firmare il contratto con la Warner (quindi nel periodo 1976-77) e, grazie all’aiuto di John Shanks (produttore, tra gli altri, degli ultimi album dei Bon Jovi) rimodella le song e ce le da in pasto in una confezione fresca, energetica e audace. Chi temeva per l’assenza del grande Michael Anthony al basso e ai cori, può tirare un sospiro di sollievo: il cicciottino primogenito del maestro, Wolfgang, svolge un lavoro ottimo e, se questo platter gioca in modo così spavaldo su ritmiche arrembanti, buona parte del merito è suo e del drumming, mai troppo lodato, dello zio Alex. Roth non canta così bene da decenni e, probabilmente, intuendo che questa è l’ultima chiamata dello show-biz per tornare sotto le luci della ribalta, suo habitat naturale, non si risparmia intrattenendo come se l’epoca degli spandex e dei capelli “veri” e cotonati non fosse per lui mai trascorsa.

Apertura affidata al singolo “Tattoo”, una song dal taglio pop, efficace, ma abbastanza ordinaria e fuorviante su quanto ascolteremo in seguito. La vera natura, dura e old-school dell’album, trova la sua naturale collocazione in “She’s The Woman”, “Bullethead” e “China Town” tre numeri veloci, travolgenti, dalle ritmiche forsennate: insomma hard-rock senza fronzoli scevro da qualsiasi ammiccamento alle chart. “You And Your Blues” è, per chi scrive, la migliore del lotto (è un caso che sia una delle nuove composizioni?); un riuscitissimo incontro tra le due ere più importanti della band, il groove imponente di Alex guida la song, che attraverso deliziose armonie vocali sfocia in uno dei ritornelli più riusciti dell’album e l’assolo di Eddie veloce ed esplosivo a sublimare il tutto. “As Is”  è la traccia più heavy con lo spettro di “Hot For Teacher” che aleggia per tutta la sua durata, mentre “Trouble With Never” e “Outta Space” ci riportano alle atmosfere di fine ’70, quando la band si preparava a dettare e a diffondere un nuovo modo d’intendere l’hard-rock americano. Ancora un omaggio a quei gloriosi giorni con “Stay Frosty”, cuginetta minore di “Ice Cream Man”; qui l’iniziale blues acustico lascia ben presto il passo al solito mostruoso groove creato da Alex, con David che marchia la song col suo piglio gigione e strafottente.

Tutto l’album è su livelli ottimi e le vedove di Roth grideranno al capolavoro, ma parlando il più oggettivamente possibile, la sensazione, dopo ripetuti ascolti, è che nonostante l’estrema godibilità, “A Different Kind Of Truth” soffra della mancanza di un vero e proprio highlight, del singolo perfetto, della melodia definitiva. Chi è alla ricerca di cori facili e immediati rimarrà deluso e punti deciso sull’ultimo dei Chickenfoot. Eddie e soci giocano facile sedando il desiderio di déjà-vu dei fan della prima ora, ma centrano comunque il bersaglio grazie alla classe immensa che li contraddistingue. Per ora godiamoci questo atteso ritorno, sarà il tempo che dirà se il reintegro di Roth avrà un seguito o se tra 4-5 anni ci ritroveremo tra le mani un nuovo album dei…Van Hagar.

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5 Commenti

  1. Max

    Concordo pienamente !

  2. Bella rece Massimiliano…però i Van Hagar…quanto erano bravi i Van Hagar…;-D

  3. Massimiliano Bellini

    Grazie Alberto….con me sui Van Hagar giochi facile…li ADORO ;)

  4. emilio

    Il disco e’ proprio bello, da comprare. I Van Hagar non erano i Van Halen, questo disco invece e’ per i fan della prima ora. Una volta arrivati alla track 2 l’album comincia…..rock puro.

  5. maxx

    gran rientro per la famiglia VH. ottima recensione. Da come suona il basso Wolf sembra abbia preso lezioni da un maestro degno di suo padre

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