Danzig – Recensione: 777: I Luciferi

Il diavolaccio Danzig è tornato a fare quello che gli riesce meglio. Abbandonati gli excursus elettronici e modernisti e dopo averne registrato il totale fallimento (neppure una vecchia volpe del campo come Tommy Victor dei Prong era riuscito a migliorarne le sorti), l’ex frontman dei Misfits ritorno a suoni hard, chitarre sporche ed atmosfere ossianiche. Il suono sembra pescare più dagli anni ottanta che dai settanta (come invece succedeva nei primi capitoli della saga solista di Danzig), anche se non mancano le incursioni in materiale sabbathica e zeppeliniana (‘Wicked Pussycat’) e in suoni torridi e grondanti sudore. Una creatività ritrovata e dei brani che sembrano finalmente avere una direzione segnano il ritorno a livelli qualitativi finalmente accettabili, dove la voce asciutta del nostro può finalmente tornare a dare il meglio, supportata da strutture musicali aggressive pregne di mordente. Ci sono ancora dei punti da mettere a fuoco: a volte il songwriting sembra zoppicare ed arrancare, cosa ancora più evidente tenendo conto che il disco conta ben tredici composizioni per quasi 55 minuti di musica, non sempre scorrevoli e facili da digerire. Ma l’indicazione principale che ci si aspettava è comunque arrivata e si può tornare a guardare a Danzig come una solida realtà nel panorama hard & heavy.

Voto recensore
6
Etichetta: Spitfire / Edel

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: Unendlich / Black Mass / Wicked Pussycat / God Of Light / Liberskull / Dead Inside / Kiss The Skull / I Luciferi / Naked Witch / Angel Blake / The Coldest Sun / Halo Goddess Bone / Without Light, I Am


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