Recensione: 5Th Dimension

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Recensione: 5Th Dimension

Jane Bogeart

Track Listing

01. Intro
02. Fifth Dimension
03. Keep Us Strong
04. Still There For Me
05. Matters
06. Give It Up
07. Was It The Moonlight
08. I’m A Rockstar
09. Superman Cape
10. Crazy
11. The Lady Needs An Upgrade
12. Locked And Tatooed
13. Spaceship
14. Open Your Heart

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Ai più il nome di Jane Bogaert non dirà nulla, ma la cantante svizzera nel corso degli anni si è costruita un background variegato e ha prestato i suoi servigi a numerosi artisti come backing vocalist. Tra i nomi più noti, spiccano quelli dei Thin Lizzy, A-Ha, Al Jarreau, David Hasselhoff (si proprio lui il mitico interprete del telefilm Supercar), Claudia Jung e perfino il nostro Toto Cutugno e Al Bano e Romina. Da segnalare anche che la Bogaert ha rappresentato il suo paese all’Eurosong Festival a Stoccolma una decina di anni fa e che ha lavorato anche come ballerina e cantante con Dj Bobo. Qui però la troviamo alle prese con il suo lato più rockettaro, in cui mette a nudo la sua anima con pezzi sia ritmati, che con ballad molto intimiste e dal forte appeal emotivo. Questo “5Th Dimension” è stato scritto con la collaborazione di Robert Papst (Dominoe), che ha anche svolto un ruolo fondamentale in fase di produzione e Guenther Skitschak (Dominoe). In più per rendere ancora di più il piatto ricco, l’ex miss Svizzera ha reclutato dei guest di tutto rispetto come Jeff Scott Soto (W.E.T, Journey, Talisman, Malmsteen), su “Still There For Me” e Joe Lynn Turner (Deep Purple, Rainbow, Hughes-Turner Project), su “Give It Up” e in più anche altri nomi prestigiosi, come John “Rhino” Edwards (Status Quo), Matt Beck (Rod Stewart) e Charlie Morgan (Elton John). E proprio questi due duetti sono i pezzi più riusciti, in cui la Bogaert mette in luce le sue abilità vocali, sia nella canzone con Soto, in cui la sua voce calda si completa alla perfezione con quella di lui, che nel brano con Turner, dove emerge di più il suo lato grintoso. Ovviamente anche i due guest, mettono del proprio e marchiano a fuoco i brani, personalizzandoli e rendendoli assolutamente riconoscibili. Anche il resto del disco si mantiene su dei buoni livelli, i pezzi sono profondamente influenzati dall’hard rock melodico degli anni ottanta e dai suoi suoni ariosi e ogni tanto incombe qua e la il fantasma delle Heart, ma tutto sommato non è una presenza che infastidisce. Disco per gli amanti del genere.

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