Jing Chi – Recensione: 3d

Il cocktail Jing Chi arriva al terzo lavoro, il secondo in studio, senza mutare le caratteristiche base del proprio suono. Come potrebbe essere altrimenti, visto che tranne rare eccezioni, il trio composto da Robben Ford, dal bassista Jimmy Haslip (all’attivo con Tommy Bolin e Steely Dan) e dal batterista Vinnie Colaiuta (all’opera nell’ultimo prossimo venturo Megadeth dopo aver collaborato con Sting e Frank Zappa) si e’ allontanato da quella matrice comune fatta di un misto di fusion, blues e jazz.

Anche questo ‘3d’, quindi, quando non si perde in interminabili fughe solistiche, riesce a cullarci con passaggi chitarristici che ricordano la scuola del miglior Metheny, aggiungendoci quel pizzico di briosità blues e classe jazz che arricchiscono ulteriormente il contenuto. Haslip e Colaiuta si “limitano” a creare la base ritmica per le fughe di Ford, senza mai però chiudersi in un angolo. L’integrità strumentale del disco si spezza nella cover ‘It’s Nobody Fault But Mine’, dove i tre accettano di buon grado la visita della voce calda di Robert Cray. Per chi ha voglia di qualcosa di più rilassato per le orecchie dei soliti truculenti ascolti, ma forse di più impegnativo per le meningi, questo potrebbe essere il disco perfetto. Per gli altri, meglio passare oltre.

Voto recensore
6
Etichetta: Mascot / Edel

Anno: 2004

Tracklist: 01. Colonel Panic
02. Chi Town
03. Move On
04. Hidden Treasure
05. Time Is A Magazine
06. Mezzanine Blues
07. Blues Alley
08. It's Nobody's Fault But Mine
09. Tangled Up

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