1914 – Recensione: The Blind Leading The Blind

Un nome come 1914 non lascia dubbi sulle intenzioni di questa giovane band ucraina che, attiva dal 2014, torna sul mercato discografico con “The Blind Leading The Blind”, il secondo album in studio. Il four-piece propone infatti un percorso musicale ma soprattutto lirico incentrato sulla prima guerra mondiale, ripercorrendone gli episodi più distintivi dal punto di vista degli uomini che li combatterono.

Nessuna presa di posizione, tiene a precisare la band, soltanto un’analisi degli eventi da parte di semplici persone che si sentono sole e disperate di fronte a una morte che sembra inevitabile, ma anche storie di eroismo e coraggio. Musicalmente il gruppo è dedito a un mix estremo che miscela elementi black, death e sludge, con riferimenti a band di settore come Entombed e Paradise Lost prima maniera, Grave, Bolt Thrower, Endstille.

I brani, spesso dalla ritmiche lunghe e diluite, sono spezzati da musica d’epoca, a volte nella forma della canzonetta ed altre della marcia militare (“Hanging The Old Barbed Wire”, che diventa un episodio martial ambient a sè stante). Le vocals cavernose e potenti di Ditmar Kumar e i riff compressi di Liam Fessen, sono protagonisti di brani piuttosto vari che alternano con buona soluzione di continuità un death metal vecchia scuola a fangosi rallentamenti sludge/doom con un certo flavour epico che ben si addice al tema trattato. Ne sono un esempio “Passchenhell” un pezzo oscuro con una parte centrale lenta e distruttiva come una colata lavica, pregiata da un cammeo vocale dell’ex-Benediction e Bolt Thrower Dave Ingram. L’utilizzo degli archi rende il pezzo ancora più coinvolgente, una necessità che la band non dimentica mai, come notiamo nelle ottime “A7V Mephisto” e “The Hundred Days Offensive”, due episodi che puntano tutto sull’impato emotivo, grazie a soluzioni semplici ma efficaci come gli arpeggi o innesti melodici al punto giusto.

Degna di menzione è poi la sezione ritmica, con Rusty Potoplacht alla batteria e Armin Fon Heinessen al basso, autori di un’ottima performance e sempre pronti a integrarsi nei cambi di intenzione del gruppo. Si nota in particolare il loro peso nella versione totalmente rivisitata di “Beat The Bastards” degli Exploited, rallentata e resa cupa, inquietante, rispetto all’originale hardcore punk.

Le buone idee messe sul piatto e un panorama lirico interessante, rendono i 1914 una band da tenere in considerazione per gli appassionati del genere.

Voto recensore
7
Etichetta: Archaic Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. War In 02. Arrival. The Meuse-Argonne 03. A7V Mephisto 04. High Wood. 75 Acres of Hell 05. Beat The Bastards 06. Hanging On The Barbed Wire 07. Passchenhell 08. C'est Mon Dernier Pigeon 09. Stoßtrupp 10. The Hundred Days Offensive 11. War Out
Sito Web: https://www.facebook.com/1914band

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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