Litfiba – Recensione: 17 Re

Per molti i Litfiba sono un gruppo radiofonico, una delle band italiane di maggior successo capaci di riempire palazzetti e gremire le piazze in occasione del Festivalbar. Ma non è sempre stato così. Prima della tetralogia degli elementi e della separazione tra Pelù e Renzulli (con il primo alle prese con una carriera nel pop e il secondo che cercava di ricucire i pezzi reclutando il cantante di una tribute band), la band fiorentina scrisse alcuni dei capitoli più belli nella storia del rock italiano, con quella serie di album facenti parti della “Trilogia del Potere”, di cui “17 Re” è a nostro parere la massima espressione. I Litifiba non erano infatti soltanto Ghigo e Piero (per quanto nell’album siano assolutamente istrionici e ispirati), erano anche un tastierista anarchico come Antonio Aiazzi, un batterista potente e secco nelle esecuzioni come il compianto Ringo De Palma (scomparso prematuramente nel 1990) e un bassista sporco, eppure generoso, grande nel suo stile così unico: Gianni Maroccolo. “17 Re”, uscito inizialmente come un doppio album mostra una band dalle idee chiare, a cavallo tra la tradizione del rock italiano e le sonorità che arrivavano da Oltre Manica, grazie alle impennate distorte delle chitarra di Renzulli, al basso pulsante di Maroccolo a un Pelù davvero in stato in grazia, lontano anni luce dagli “hua!” che avrebbero popolato (poi chi ha orecchie per apprezzare, per carità lo faccia) le produzioni successive. Un album “dark-mediterraneo”, oscuro, violento nelle sue liriche intelligenti e impegnate, espressione di una band che all’epoca non cantava di spettacoli e di corpi che cambiano, ma che non aveva nessuna paura a sputare in faccia al malgoverno, alla corruzione, alla guerra. “17 Re” contiene alcuni tra i brani più eleganti e rappresentativi del vero rock italiano, quello che all’epoca non amava la canzonetta da juke box e, insieme ai fiorentini, poteva annoverare altre splendide espressioni come i Diaframma e i CCCP. “Re Del Silenzio” è uno dei brani più “noir” e severi che i nostri potessero ideare, insieme alla delicata costernazione che si ode tra le note di “Vendetta”. Il romanticismo di “Pierrot E La Luna”, apre la strada a “Tango”, episodio inaspettatamente scherzoso, sorta di veicolo per spezzare il rock selvatico e plumbeo dell’album. Vogliamo citare ancora “Apapaia”, forse una delle opere più ispirate uscite dalla penna dei nostri con un testo che recita “si può vincere una guerra e forse anche da solo, e si può estrarre il cuore anche al più nero assassino ma è più difficile cambiare un’idea”, il punk di “Gira Nel Mio Cerchio”, vero schiaffo al conformismo e “Oro Nero”, parentesi intrigante nel suo sapore cureiano. “17 Re” è un album che assicura infiniti ascolti, grande testimonianza di un gruppo che in seguito è andato incontro ai più placidi e remunerativi lidi di un pop/rock da classifica, minando la stabilità di questa storica line-up. A breve tuttavia, la formazione della trilogia, seppure orfana del talento di Ringo, si esibirà in una serie di concerti commemorativi. Noi tutti incrociamo le dita e confidiamo in un nuovo inizio.

Etichetta: I.R.A. Records

Anno: 1986

Tracklist:

01.  Resta
02.  Re Del Silenzio
03.  Cafè, Mexcal E Rosita
04.  Vendetta
05.  Pierrot E La luna
06.  Tango
07.  Come Un Dio
08.  Febbre
09.  Apapaia
10.  Univers
11.  Sulla Terra
12.  Ballata
13.  Gira Nel Mio Cerchio
14.  Cane
15.  Oro nero
16.  Ferito

 


Sito Web: www.litfiba.net

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Ironfiba

    Questo è un disco fenomenale,seppur non di facile ascolto e molto eterogeneo in quanto allo stile che spazia dal rock ,al dark,alla new wawe…

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  2. walikor

    io amo i litfiba degli anni ’90,per me el diablo e terremoto sono 2 capolavori…ma quelli degli anni ’80 sono indubbiamente superiori…molto triste che certe persone non conoscano questo capolavoro…e che ascoltino regina di cuori o il mio corpo che cambia brr…il post pelù secondo me dovevano farlo con un altro nome..perchè qualche canzone si salvava,grande nazione per me non è nulla di che un album da 6…rock commerciale e basta,ora stanno facendo un tour con la formazione degli anni ’80 (con gianni e antonio) spero di non perdermeli 🙂

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