Enzo and The Glory Ensemble – Recensione: In The Name Of The Father

Il 24 di dicembre, data fondamentale per ogni cristiano, uscirà ufficialmente “In The Name Of The Father”, l’album più ambizioso per la scena christian metal italiana. L’autore principale del CD è Enzo Donnarumma dei Members Of God (all’attivo l’album di prog metal “Ten Talking Words” del 2010) che ha composto tutto, scritto alcuni testi, adattato quasi gli altri e soprattutto coinvolto un numero incredibile di ospiti che han dato vita ad un’opera rock/metal di indubbio valore. I testi delle song sono per lo più preghiere della tradizione cattolica ed alcune riflessioni di Enzo.

Nella tracklist dell’opera si possono ascoltare differenti tipologie compositive e val la pena di vedere traccia per traccia cosa viene proposto ed evidenziare meglio la ricchezza di quest’album. Si inizia con l’intro mistica “In The Name Of The Father” che ci porta all’opener, la splendida cavalcata power “Psalm 63” in cui Enzo canta con Brian Ashland degli Shadow Gallery; il testo è la trascrizione integrale del Salmo di Davide n. 63 e segue la traduzione fedelissima della United States Conference of Catholic Bishops: “Oh Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia”.

Possiamo poi imbatterci in lenti mistici come “The Lord’s Prayer”, impreziosita da ottimi assoli e dalla partecipazione al microfono di Kobi Farhi di Orphaned Land; il testo in questo caso è proprio la preghiera “Padre Nostro”. Troviamo ancora il singer degli Orphaned nella successiva “Anima Christi” (da cui è stato tratto anche un video a tema); qui ci imbattiamo in ritmiche mediorientali che si miscelano alla perfezione con un sound che ricorda vagamente i Kamelot. Il testo della song è una famosissima preghiera medievale, tuttora recitatissima nei Rosari e nelle varie occasioni liturgiche.

Si torna a ritmi soffusi e mistici con il lento “Glory Be To The Father” (né più né meno il testo del “Gloria”), impreziosito da archi sublimi e dal duetto di Enzo con la voce femminile di Amulyn (Whisper From Heaven); il finale della traccia, celestiale e quasi ambient, fa da preludio alla tempesta che seguirà con il brano successivo. Parliamo dell’assalto power di “Benedictus” (il cui testo è l’inno di Zaccaria), in cui troviamo alla voce gli ospiti Ralf Scheepers (Primal Fear, ex Gamma Ray) e Nicholas Leptos (Warlord, Arryan Path); la sfuriata non ci dà un attimo di pausa e l’alteranza del duello fra chitarra e tastiere è davvero sublime.

I ritmi rallentano ancora con “The Apostle’s Creed”, un lento dominato da fraseggi di chitarra che fa quasi da intro alla lenta e dolcissima “Hail Holy Queen” (ossia il “Salve Regina” in musica) che vede come ospite alla chitarra Marty Friedman (fra gli altri ex Megadeth); aggiungiamo che il pezzo viene impreziosito da un coro molto toccante.

Nella breve strumentale “Guardian Angel Prayer” (“Angelo custode”) ritroviamo Marty Friedman e la voce angelica di Amulyn dei Whisper From Heaven. La traccia è ancora un ottimo intro per la successiva “Psalm 3” (il salmo di Davide), altro pezzo di metal elegante e coinvolgente che inizia con una parte di basso (sempre opera di Enzo) di ottimo livello; qui troviamo come ospite Gary Wehrkamp (Shadow Gallery). Il finale dell’opera è un crescendo impressionante che inizia con “Hail Mary” (salmo di Davide), lento delicato e intenso, con tastiere superbe e la partecipazione superlativa alla voce di Tina Gagliotta dei Poemisia; in questo pezzo ritroviamo ancora Marty Friedman ed alla batteria Mark Zonder (Warlord, ex Fates Warning). L’ultimo brano è la catchy rock song “Maybe You” (unico testo scritto da Enzo; una riflessione che pungoli le persone verso il bene) in cui cantano insieme a Enzo gli ospiti Mark Zonder, Nicholas Leptos, Gary Wehrkamp e Brian Ashland. Il coro conclusivo è davvero da brividi e ci ricorda alcuni successi degli anni ’80.

Aggiungiamo che la masterizzazione e il mix sono stati seguiti da Gary Wehrkamp degli Shadow Gallery ai “New Horizon Studios” e che la splendida copertina del CD è opera dell’artista Jahn Carlini. Imperdibile.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Underground Symphony

Anno: 2015

Tracklist: 01. In The Name Of The Father 02. Psalm 63 03. The Lord’s Prayer 04. Anima Christi 05. Glory Be To The Father 06. Benedictus 07. The Apostle’s Creed 08. Hail Holy Queen 09. Guardian Angel Prayer 10. Psalm 3 11. Hail Mary 12. Maybe You
Sito Web: http://www.undergroundsymphony.it/

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

10 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Antonio

    No vabbe ma ancora esiste parentopoli? Perché 8,5 a sta monnezza si giustifica solo se il recensore è il fratello di sto Enzo. Mamma mia che fine brutta sta a fa il metal

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  2. Antonio

    Bravi ora censurate anche i commenti complimenti

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  3. Antonio

    A no scusate era sparito per un momento

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  4. daniele testa

    Se la Bic fa bene le penne,e la Wilkinson fa bene i rasoi ci sarà un motivo che quando fanno il contrario viene una schifezza…leggendo chi ha fatto questa recensione,beh è meglio che continui a fare il bibliotecario,forse ha doti eccelse in quel campo. Lavoro musicale tra i più brutti che ho sentito negli ultimi anni.Mi spiace solo che Marty Friedman si sia abbassato a questa stortura.Non c’è una voce che raggiunga un livello tale da dire che ci sia del cantatato,anche Amulyn sembra chiusa in una campana di vetro. Strumentalmente è un’accozzaglia di suoni ma,soprattutto rumori;sovrapporsi di melodia e assoli senza un senso logico, una batteria che copre come la panna sul salmone.Forse colpa del post-production,forse colpa di chi ha provato a musicare passi della bibbia,cmq,alla fine prima delle stampe il lavoro prodotto si ascolta. (e qualcuno quì aveva bocciato i Trivium!!!!) questo è orrore puro!!! altro che fare cristiano. Spesa stra-inutile.

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  5. daniele testa

    …mi è scappato qualche segno di punteggiatura…aggiungo al commento che forse sopra la sufficienza rimane solo Maybe you….chiedo venia per gli errori e la dimenticanza……

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  6. Gaspare

    No amici,
    il “bibliotecaio” continua a fare le sue recensioni su Metallus, perchè se non le fa lui qui in Italia non le fa nessuno perchè nessun italiano vive di recensioni metal, sottovalutato com’è questo povero genere musicale nel nostro territorio!
    E noi, invece di essere uniti, ci mandiamo a casa l’un l’altro.
    Ho ascoltato l’album un sacco di volte e a me piace tantissimo, lo trovo geniale, ma il problema non è questo: avrei preferito da voi “non concordo con questa rece, il disco non è valido”, ma mi sa che il vero problema, il problema che vi fa fanculare sto povero recensore e vi fa parlare esageratamente male di questo disco non sia “parentopoli”, ma “contro-parentopoli”: appena un italiano riesce a coinvolgere qualche nome internazionale viene puntualmente massacrato assieme al recensore e alle guests.
    Assurdo! Come si può dire che in questo disco Marty Friedman faccia assoli “senza senso”? Come si può dire che Ralf Scheepers, Brian Ashland, Kobi Farhi mettano la faccia in questo disco e ci cantino male? Come si può dire che Gary Wehrkamp, che ha missato lavori stupendi come Biggelf e Ayreon, abbia “fatto un casino di rumore”? Guarda caso, nove grandi, professionalissime guests, fanno tutti e sette schifo proprio in questo album! E i tanti recensori americani, olandesi e giapponesi che hanno elogiato l’album non hanno capito una mazza eccetto voi: tutti a casa a fare i bibliotecai??
    Che il disco non vi piaccia non c’è nulla di male, anzi, ne ho rispetto e, conoscendo bene il carattere di noi italiani, mi preparo anche a farmi massacrare dalle vostre risposte.

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  7. Gian Luca

    A me questo cd piace un sacco e i numerosi ospiti dell’ensemble si fanno sentire che è un piacere.
    Mr. Donnarumma ha fatto una grande opera di collaborazioni, eclettica e pregevole.

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  8. Me

    Questo disco fa impazzire anche me e credo sia tra i migliori dischi metal 2015

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  9. Arturo Battaglia

    Credo sia un bell’album e non mi piacciono commenti distruttivi pubblicati neanche a mezz’ora dall’uscita del disco: puzzano di premeditato.

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  10. Rosanna

    E che possono dire su un disco Christian? E’ ovvio che gli brucia che gente storica (tra cui qualche loro estimato) si sia accodato in un progetto di un emergente all’epoca anonimo e perdipiù Christian. Questo disco fu bellissimo e il nuovo ancora meglio.

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