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01.V.T. 1431 02.Smell Of Blood 03.Party In Tirqoviste 04.Fragments Of Insanity 05.Draculea 06.Countess Bathory 07.The Golden Cup 08.Impaler Prince 09.V.T. 1476 |
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NECRODEATH |
"Draculea" |
| Scarlet / Audioglobe |
| 2007 |
| voto: 7
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16/10/2007
Aria di novità per i Necrodeath. Se nei precedenti ‘Ton(e)s Of Hate’ e ‘100% Hell’ la storica band proponeva senza alcun compromesso quel surrogato di velocità esecutiva e intransigenza che non fa prigionieri, il nuovo ‘Draculea’ (concept album sulla figura storico/leggendaria di Vlad Tepes), vede i liguri esplorare lidi sonori inaspettati, sebbene il trademark Necrodeath sia ben riconoscibile.
Se vogliamo tracciare un paragone azzardato, questo ‘Draculea’ potrebbe stare alla carriera del malefico ensemble come ‘South Of Heaven’ agli Slayer, la cui ombra, diciamoci la verità, ha sempre aleggiato sorniona sui lavori di Peso e soci. Spazio dunque ai mid-tempos, brani ricchi di atmosfera e con più rallentamenti che in passato e alla sperimentazione. Parlano molto bene in questo senso ‘Smell Of Blood’ e ‘Party In Tirqoviste’, due pezzi in cui abbondano ritmi cadenzati e i riff di chitarra di Pier Gonella (che purtroppo ha lasciato la band al termine delle registrazioni) tessono melodie oscure e ricercate. Episodio a sé stante è invece ‘V.T. 1476’, con un focus maggiore sulla melodia e la presenza di Lady Godyva (vocalist della quasi omonima band, i Godyva appunto) a spezzare con la sua dolcezza il timbro sempre “velenoso” di Flegias. Ma i Necrodeath non dimenticano di mostrare i muscoli, come avviene nella titletrack, che al termine di una intro acustica si ispessisce e diventa un muro sonoro guidato dalla batteria di Peso, o nella scarnificante ‘Impaler Prince’, una scheggia resa con estrema perizia tecnica che di fatto riporta la band sulle inconfondibili sonorità taglienti.
Rimane solo un po’di amaro in bocca per la presenza di due tracce che in effetti paiono riempitivi: la nuova versione della mitica ‘Fragments Of Insanity’, riproposta diciotto anni dopo dalla nuova line-up con tecnologie più moderne senza rinunciare allo spirito originario e la cover-version di ‘Countess Bathory’, celebre inno dei britannici Venom. Due canzoni ottime che tuttavia non aggiungono nulla alla track-list.
‘Draculea’ è forse l’album più particolare composto dai liguri, un disco non facilmente fruibile e da ascoltare con estrema attenzione. Un minimo di elasticità mentale sarà infatti necessaria per lasciarsi rapire da queste inedite atmosfere.
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| Andrea Sacchi |
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