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4- Welcome, Anita!
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8- Brawl In A Saloon
9- The Beginning Of A New Era
10- Good Bye

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SIMONE FORLETTA

"My Secret Diary"

Lion Music / Frontiers
2007
voto: 7
01/10/2007
La stessa Lion Music, nelle sue note di presentazione sempre ricche di particolari, descrive Simone Forletta, membro dei Moonlight Comedy oltre che autore di un altro disco solista, intitolato “Parallel Worlds”, mettendo in risalto particolarmente la sua versatilità. Descrizione perfettamente azzeccata, non c’è dubbio; complici un paio di ospiti illustri, fra cui Andrea De Paoli dei Labyrinth alle tastiere e Tony Liotta alla batteria, il chitarrista italiano mette bene in risalto le sue doti come compositore ed esecutore, proponendo una manciata di brani non esageratamente densi per quanto riguarda gli sfoggi di virtuosismi, dai suoni abbastanza “classici” (pochissime campionature, e solo per le voci di sottofondo) e alcuni momenti particolarmente simpatici (come il blues velocizzato e la musichetta di film western di terz’ordine che accompagnano “Brawl In A Saloon”).
La prima parte di questo diario segreto (per parafrasarne il titolo) farebbe pensare a un disco interamente basato sulla velocità e sulla volontà di stupire l’ascoltatore, ed è quella in cui infatti si concentrano la maggior parte dei pezzi più tecnici, di certo non difficili da digerire ma neanche da prendere sottogamba. Ma è solo con “Welcome, Anita!” che il tono delle canzoni cambia, stabilizzandosi su una maggioranza di mid tempo o di brani semi acustici, in cui fa poi la sua comparsa effettiva anche il piano di De Paoli, che ha la sua espressione principale in “You Are My Past, Present, Future“, piuttosto malinconica e in linea con il titolo da brano d’amore strappalacrime. È piuttosto particolare anche “Only Three Minutes To Dream”, che grazie alla presenza di un flauto riesce a creare un’atmosfera bucolica di rara serenità, che sfuma gradualmente proprio come un sogno che termina naturalmente, e un’impressione positiva traspare anche da altri pezzi, come la conclusiva “Goodbye”: non lasciatevi ingannare dal suo inizio così lento e vagamente jazz, in realtà al suo interno si nasconde un pezzo veloce, molto vario, con gli ultimi colpi di coda a livello di tecnica e un finale di sola batteria, quasi come ci si potrebbe aspettare da un gruppo prog metal in piena regola. Buon disco sotto tutti i punti di vista, che mostra ancora una volta la ricchezza di potenziale dei musicisti italiani.


Anna Minguzzi
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