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08. Sunlight Needs The Day
09. Hell Is On The Way
10. Peace With The World
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Homepage | Recensioni | KEELING, KELLY   

KEELING, KELLY

"Giving Sight To The Eye"

Mascot/Edel
2005
voto: 8
22/03/2005
Sorprende per la varietà di stili proposti questo esordio solista di Kelly Keeling, cantante e chitarrista con una carriera decisamente ricca alle spalle. E in effetti, se lo si conosce e si tiene conto dei nomi con cui ha suonato, la sorpresa per i cambiamenti che caratterizzano il passaggio da un brano all'altro viene largamente ridimensionata. L'album vede Keeling impegnato non solo dietro al microfono e alla chitarra, ma anche con basso e tastiere, che cede alternativamente a musicisti di prim'ordine che hanno lavorato con lui nella sua lunga militanza in campo hard rock. La sua voce, sporca ma molto melodica, ben si adatta alle diverse atmosfere che si respirano in questo 'Giving Sight To The Eye', eccellendo nelle parti più bluesy.
L'album, dopo un inizio a fasi alterne, decolla e raggiunge livelli che fanno meditare sui motivi per cui Keeling, finora, sia stato considerato quasi sempre poco più di un gregario. La prima perla è la nervosa 'Parasite', sostenuta da una sezione ritmica di prim'ordine (l'accoppiata Chuck Wright-Ken Mary). Molto emozionante l'interpretazione di Keeling nella ballad 'Perfect Day': anche in questo caso basso e batteria sono affidati a dei mostri sacri, come Tony Franklin e Carimne Appice, che collaborano anche alla composizione del pezzo. 'Ground Zero' è il brano che sorprende più di tutti: fin dalle prime note si respira l'atmosfera dei magici Kansas, merito del fatto che l'autore del pezzo è Kerry Livgren, che vi suona anche il piano; indubbiamente si tratta dell'episodio in cui Keeling si è discostato maggiormente dalle coordinate su cui si è mossa la sua pur varia carriera. Con 'Believe', nonostante sia scritta in collaborazione con Don Dokken, Keeling sembra rivivere la sua esperienza negli Heaven & Earth di Stuart Smith. Si respirano, invece, atmosfere beatlesiane nella suadente 'Sunlight Needs The Day', in cui l'aggressività di Keeling si tramuta in un'interpretazione quasi sussurrata. In effetti è proprio nei pezzi più tranquilli che il cantante convince di più, grazie alla sua capacità di "sporcare" anche le melodie meno originali. Il contrasto con il pezzo successivo, 'Hell Is On The Way', tutto giocato sulla distorsione della chitarra e sulle esplosioni di rabbia, è davvero notevole e Keeling si dimostra, in questo caso più che in altri, anche straordinario chitarrista. La sognante 'Peace With The World' è forse il brano più tradizionale del lotto, ma anche in questo caso ciò non equivale affatto ad un calo qualitativo. Per la conclusiva 'Jesse', Keeling è affiancato, alla voce, da Roger Daltrey: inutile dire che i due costruiscono qualcosa di speciale, seppur in un pezzo che di per sé non è certo trascendentale.
Alla fine rimane la voglia di ascoltare l'album ancora una volta, e poi un'altra: nella sua varietà, che all'inizio può lasciare disorientati, risiede il punto di forza di uno dei lavori più riusciti, in campo rock melodico, di quest'inizio anno.


Giovanni Barbo
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