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01.The Art Of Never
02.Sleepin Bad Consciousness
03.Nekroantimateria
04.Seeds Of Chaos
05.Love Damned Story
06.The Curse Of Eternity
07.Religion Of The End
08.Tales From Kadath (Bonus Track)

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MEMORIES OF A LOST SOUL

"7 Steps To Nothingness"

Autoprodotto
2004
voto: 8
16/03/2005
A volte le sorprese più belle si trovano proprio sotto al nostro naso, in quell’underground italico fiorente di splendide realtà che a volte, presi dal maggior interesse verso i mostri sacri di un genere, ci troviamo quasi involontariamente ad ignorare. E la sorpresa questa volta sono i Memories Of A Lost Soul, band calabrese attiva nel panorama sotterraneo dello stivale da dieci anni, già autrice di due demo e di un debut album anch’esso autoprodotto.
‘7 Steps Of Nothingness’ pesca a piene mani da quel calderone musicale che si può definire “death metal svedese”, ne fa proprie in particolare le intuizioni più intimiste e melodiche e le maggiori ricercatezze sonore, portandoci alla mente gli In Flames, i Dark Tranquillity più “dark” (si perdoni il gioco di parole…) e criptici, gli At The Gates più ragionati. Al tutto si può unire un tocco di “malinconia gotica” sapientemente diluita nel perfetto utilizzo delle componenti melodiche: tastiere, arpeggi e voci femminili.
Fin dall’opener ‘The Art Of Never’ capiamo di non essere di fronte ad un’autoproduzione qualunque: il brano mette in luce il notevole bilanciamento tra parti compatte ed altre introspettive, è soffocante, ma al tempo stesso carico di groove e di emozioni.
Le successive ‘Sleepin Bad Consciousness’ e ‘Nekroantimateria’ (insieme a ‘The Curse Of Eternity’) appaiono più arzigogolate e ricche di venature progressive. La tecnica esecutiva dei quattro calabresi è davvero eccellente: eccoli flirtare con break arpeggiati, vocals femminili, cambi di tempo, riff fulminanti e fantasiosi, una sezione ritmica dalla precisione millimetrica. Eppure nulla è ostentazione, la band utilizza le proprie ricercatezze senza mai appesantire inutilmente i brani, che al dinamismo sonoro uniscono una forma canzone che subito si rende sensuale e ipnotica per l’ascoltatore.
Sensuale e ipnotica proprio come la strumentale ‘Love Damned Story’, episodio carico di pathos e dal forte impatto drammatico, così come la parte conclusiva dell’album, che accentua le componenti più epiche e maestose del four piece tricolore.
Da notare come il lavoro superi tutti i limiti in cui può incappare un’autoproduzione, presentando un suono pulito ed un artwork professionale.
Speriamo che qualcuno si accorga di loro. Intanto fatelo voi, visitate il sito della band (www.memoriesofalostsoul.com) e procuratevi questa meraviglia.


Andrea Sacchi
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