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Top 20 – I migliori album Metal e Hard Rock del 1991- Pt. 2

E’ ora il momento della seconda parte del nostro speciale dedicato agli album più significativi del 1991 (la prima parte dello speciale è stata pubblicata alcuni giorni fa). Esaminando questa seconda carrellata di lavori, ci si rende subito conto di come il 1991 sia stato un anno importante per molti generi musicali. Il metal più estremo è rappresentato degnamente da Sepultura e Overkill, mentre dalla parte opposta troviamo i lavori di Mr. Big e Skid Row a rappresentare gli ultimi sfarzi del glam. E poi ci sono loro, gli album provenienti dalle nuove correnti di Seattle, di cui si è tanto detto, nel bene e nel male e che ancora oggi sono considerati, a torto o a ragione, una delle cause della fine di un’epoca. Anche questa volta abbiamo realizzato una playlist con i brani più importanti di ciascun album, che potete trovare su Spotify.

MR. BIGLean Into It (Atlantic Records)

mr big lean into itQuindicesimo posto nella classifica degli album di Billboard, un singolo (indovinate quale?) che schizza al numero 1 e una serie di antri brani che i Mr. Big hanno continuato a riproporre dal vivo fino allo scorso anno, durante il loro ultimo tour. “Lean Into It”, secondo capitolo nella loro discografia, consacra la band di Eric Martin in modo definitivo grazie, fra le altre, alla easy ballad acustica “To Be With You”, alla delicata e intensa “Just Take My Heart” e al dinamismo sognante di “Green – Tinted Sixties Mind”. Non sono comunque da sottovalutare la scatenata “Daddy, Brother, Lover, Little Boy” o i mid tempo vivaci, come quello di “My Kinda Woman”. Un album che non ha perso neanche un po’ del suo abbagliante splendore (Anna Minguzzi).

NIRVANANevermind (Geffen Records)

Nirvana-NevermindUno degli album rock a tutto tondo più famosi del mondo, di sicuro quello che più di altri ha sdoganato l’alternative al grande pubblico: Kurt Cobain, Krist Novoselic e Dave Grohl suonano su questo CD prodotto da Butch Vig (poi batterista nei Garbage) e rendono immortali i 12 pezzi di“Nevermind”. L’hit per eccellenza “Smells Like Teen Spirit”, la liquida “Come As You Are”, la punk “Territorial Pissings”, “Lithium” e “Polly” – giusto per citare qualche titolo – fanno parte del bagaglio musicale di ogni persona cresciuta in quel periodo e anche a distanza di quasi 25 anni continuano ad incendiare gli animi. Fondamentale, a partire dalla copertina, riconoscibile come immagine iconica da chiunque, con il bambino che nuota nella piscina con il dollaro davanti (rappresentazione dello spirito alternativo di fronte al successo commerciale? Ai posteri l’ardua sentenza. (Fabio Meschiari).

OVERKILLHorroscope (Atlantic Records)

overkill horroscopeDopo il successo di critica e pubblico ottenuto con “The Years Of The Decay” gli Overkill hanno scavalcato il decennio degli ottanta occupando una posizione di testa tra le band più amate del thrash. Logico che un disco come “Horroscope” fosse attesissimo, visto che la collaborazione con un produttore come Terry Date non poteva che portare cambiamenti nel sound. Inossidabili come sempre gli Overkill non si lasciano però snaturare più di tanto e, se pur con un tono più oscuro e groovy, “Horroscope” è un disco al 100% addebitabile alla band, nonché uno dei migliori e più amati dai fan. Canzoni come “Coma”, “Blood Money” o “Thanx For Nothing”diventano nuovi standard per il genere, con un sound catapultato negli anni novanta e un’anima superbamente classica. Bobby Blitz e D.D. Verni continuano ad essere i padroni della scena, ma in questo disco la coppia di chitarristi, formata da Merrit Grant e Rob Cannavino, macina riff e assoli stratosferici. L’anima sabbathiana del gruppo emerge ancora più greve che nel recente passato e alcune song, come la title track o “Nice Day For A Funeral” finiscono per essere un vero tributo moderno alla “mano” di Iommi e al suo riffing inimitabile. Per non parlare della conclusiva “Solitude”, vera gemma nera che mette la parola fine ad un disco splendido che non può mancare nella discografia di ogni fan metal che si rispetti. (Riccardo Manazza)

OZZY OSBOURNENo More Tears (Epic Records)

ozzy no more tearsQuattro album di platino bastano per far rientrare “No More Tears” tra i bellissimi del 1991? Forse i dati di vendita non fanno la qualità di un disco ma, in questo caso, sono stati completamente meritati. Il secondo album più venduto in America dopo “Blizzard Of Ozz”, nonchè l’album della consacrazione di Zakk Wylde. Tra gli 11 brani di “No More Tears” ci sono veramente pochi momenti deboli. Impossibile non citare la stra famosa ballatona “Mama I’m Coming Home”, ma i momenti più alti sono la titletrack dal giro di basso devastante, con le tastiere di John Sinclair a sostenere un brano epico e immortale. E’ probabilmente proprio nel break centrale di questo brano che emerge prepotente la mostruosità di Wylde, partner in crime del Madman per molti anni a venire. “No More Tears” è sicuramente il punto più alto della discografia di Ozzy escludendo i due imperdibili album con il compianto Randy Rhoads alla chitarra: potenza, melodia, grandi canzoni e un songwriting mai così efficace (con Lemmy dei Motorhead su tre degli 11 brani) (Tommaso Dainese).

PARADISE LOSTGothic (Peaceville Records)

paradise lost gothicUn titolo parecchio significativo quello del secondo album dei Paradise Lost, considerato un pilastro di quel sound malinconico ed elegante che tracciava i caratteri, appunto, del “gothic metal”. In effetti, la svolta dei conterranei Anathema E My Dying Bride avvenne poco più tardi (fu un caso?) mentre i Paradise Lost, per primi, svilupparono in modo molto personale l’opus decadente che i Celtic Frost avevano proposto nel decennio d’oro. Per quanto “Gothic” abbia ancora un taglio molto death metal come il suo precursore (intitolato semplicemente “Paradise Lost”), l’album introduce elementi come gli arrangiamenti orchestrali e le voci femminili in un contesto disperato e malinconico. La voce di Nick Holmes, ancora gutturale e cavernosa, riesce comunque a rendersi spesso evocativa e, carica di rabbia, grida tutto il malessere interiore che emerge dalle liriche. Non l’album migliore dei Paradise Lost ma di certo uno dei più rappresentativi, “Gothic” si fa ricordare in primis per la traccia omonima e per la struggente “Dead Emotion”, un brano che, forse inconsapevolmente, spianava la strada al sound pieno e seducente di opere come “Icon” e “Draconian Times” (Andrea Sacchi).

PEARL JAMTen (Epic Records)

pearl jam tenGrunge: un termine che a cavallo tra fine anni ’80 e primi anni ’90 ha diviso pubblico e critica… un termine che a molti provoca l’orticaria mentre a molti altri suscita le emozioni più recondite. “Ten”, l’esordio (forse insuperato e 13 volte platino) dei Pearl Jam (che in Italia venne però pubblicato nel 1992) racchiude l’essenza del grunge e di certo modo di fare alternative. Praticamente nulli i punti di contatto col metal (a differenza di Alice In Chains e Soundgarden) ma un fortissimo legame con la tradizione rock (addirittura anni ‘60) rendono le tracce di “Ten” una serie di mini jam rock pulsanti e organiche soprattutto grazie alla graffiante prova di Eddie Vedder al microfono. Alcuni pezzi sono da annoverare tra i classici del rock moderno come“Jeremy”, “Alive” e “Porch” ma tutto il lavoro vive sulle pulsioni chitarristiche del duo Gossard/McCready che tracciano oblique melodie alternative che diventeranno il trademark di un intero movimento e insieme al fondatore/bassista Jeff Ament fanno rivivere il suono dei prematuramente scomparsi Mother Love Bone traghettandolo verso il rock mainstream. (Alberto Capettini)

SEPULTURAArise (Roadrunner Records)

sepultura arise“Arise” è il disco che proietta definitivamente i Sepultura nel novero dei più grandi nomi del metal internazionale. Inscrivibile nel solco della frangia più estrema del thrash metal e pur richiamando i seminali Slayer degli anni ‘80 in alcuni passaggi, l’album rivela grande personalità ed esprime tutta la debordante energia che da sempre caratterizza il combo brasiliano. Asciutto, aggressivo, feroce e per certi versi minimale, il platter ci consegna una band grintosa e vorace in tutto il suo grezzo splendore. Proiettili del calibro della title track, di “Murder” e “Infected Voices” si alternano a brani particolari e variegati come “Dead Embryonic Cells”, altrettanto violenta ma più ragionata, la tenebrosa “Desperate Cry”, la tribale “Altered State” e la prima malinconica, poi furiosa “Under Siege (Regnum Irae)”. I rabbiosi testi di contestazione e di profondo impegno sociale, altra cifra stilistica del gruppo, naturalmente non mancano. “Arise” costituisce in definitiva uno dei più rappresentativi e importanti capitoli nella carriera dei Sepultura; per molti è proprio questo il sommo capolavoro all’interno della corposa discografia del gruppo carioca (Matteo Roversi).

SKID ROWSlave To The Grind (Atlantic Records)

SKID-ROW-SLAVE to the grindDue anni dopo l’ottimo album omonimo di debutto degli Skid Row che ha portato tanta visibilità e fama alla band capitanata da Sebastian Bach l’undici giugno del 1991 esce il secondo capitolo discografico “Slave To The Grind”. Un lavoro che lascia inizialmente spiazzati i fan della band a causa di un sound più aggressivo e duro riscontrabile anche nel modo di cantare del singer canadese e che accantona in parte il lato scanzonato e fun di “Skid Row” per dedicarsi a tematiche più serie ed impegnate come la politica, le religioni organizzate e la droga. Il disco debutta subito al primo posto della classifica di Billboard negli Stati Uniti e vengono realizzate due versioni dell’album, una censurata vista la presenza del brano “Get The Fuck Out” e l’altra dove il pezzo in questione viene sostituito dalla meno esplicita “Beggar’s Day”. Nelle dodici tracce incluse nel disco spicca la titletrack, vera mazzata sonora, aggressiva e dirompente al punto giusto e che segna la svolta con il passato recente della band e anche l’intensa e struggente “Wasted Time” dedicata all’amico Steven Adler (batterista dei Guns N’ Roses) che sta appunto sprecando la sua vita con l’abuso di droghe pesanti. Come curiosità va segnalata la copertina del disco realizzata da David Bierk (il padre di Sebastian) che ha preso spunto da un’opera del Caravaggio (Eva Cociani)

SOUNDGARDENBadmotorfinger (A&M Records)

Soundgarden-BadmotorfingerPosto a cavallo tra il ruvido e furioso approccio degli esordi e la complessità del capolavoro “Superunknown”, “Badmotorfinger” è l’album che consacra i Soundgarden al grande pubblico incanalando la rabbia e l’energia della band di Seattle in memorabili brani hard rock. Un lavoro che conferma la capacità unica di mettere insieme le radici del genere – Led Zeppelin e Black Sabbath su tutti – ed il suono tagliente della modernità. Spesso inseriti nel calderone del grunge, i Soundgarden in “Badmotorfinger” mostrano un sound pesantissimo, molto vicino al metal con cui condividono le tinte fosche e l’atmosfera claustrofobica. L’ingresso di Ben Shepherd nella line up si fa sentire, assieme a Matt Cameron va a formare una sezione ritmica capace di supportare in maniera vibrante anche i frangenti più sostenuti, accanto al riffing originale ed irrequieto di Kim Thayil e ad un Chris Cornell proiettato nella veste di rockstar oltre che autore di buona parte dei pezzi. Pezzi come “Rusty Cage”,”Outshined” e “Jesus Christ Pose” sono pietre miliari non solo della carriera della band, ma dell’hard rock, ma fa un certo effetto pure riascoltare brani dal respiro cosmico come “Searching With My Good Eye Closed” e “Room A Thousand Years Wide”, o la geniale “Drawing Flies”. Un album potente e a tratti mistico, che sprigiona creatività e voglia di stupire (Giovanni Barbo).

SAVATAGEStreets (Atlantic Records)

savatagestreets“Streets: A Rock Opera” è il terzo lavoro nato dal sodalizio artistico tra Paul O’Neill e Jon Oliva, che aveva già permesso di dare alla luce due dischi monstre del calibro di “Gutter Ballet” e “Hall Of The Mountain King”. Ma questo nuovo album targato Savatage, se vogliamo, compie un passo in avanti ulteriore, percorrendo un concept album di rara intensità emotiva, accompagnato idealmente da una colonna sonora che spazia dall’hard ‘n heavy al metal orchestrale, impreziosito da coralità e melodie pressoché perfette. Settanta minuti travolgenti, quindici song eterogenee, ma legate a doppio filo dalla voce di Jon e dalle chitarre del compianto fratello Criss, per un’esperienza indimenticabile per l’ascoltatore. “Jesus Saves” affonda le proprie radici nel metal made in USA e resta, a tutt’oggi, un classico della band americana, insieme a “Tonight He Grins Again” e “Ghost In The Ruins”, altri due capitoli che hanno l’argento vivo addosso. Non mancano momenti più introspettivi, come la dolce “A Little Too Far”, o “Believe”, una delle ballad più commoventi della storia dell’heavy metal, da sempre dedicata in sede live da Jon al fratello, con gli occhi rivolti al cielo. I Savatage realizzarono nel corso degli anni successivi, altri capitoli fondamentali della propria carriera, pietre miliari come “Edge Of Thorns” e “Dead Winter Dead”, ma, a detta di molti fans ed addetti ai lavori, “Streets” resta un capolavoro mai eguagliato dalla band a stelle e strisce (Alessandro Battini).

E come in ogni compilation che si rispetti… non poteva mancare il bonus album!

TEMPLE OF THE DOGTemple Of The Dog (A&M Records)

temple-of-the-dogUn supergruppo come pochi, i Temple Of The Dog: formati da Chris Cornell dopo la morte tragica di Andrew Wood, cantante dei Mother Love Bone e amico fraterno del cantante dei Soundgarden. Jeff Ament e Stone Gossard suonavano con Wood e diventeranno Pearl Jam così come Eddie Vedder e Mike McCready che, insieme al batterista dei Soundgarden Matt Cameron incideranno questo pezzo da ’90 del periodo grunge: un grunge ispirato al rock più classico, venato di blues e caratterizzato da brani meravigliosi come la ballata in apertura “Say Hello 2 Heaven”, dedicata all’amico scomparso e con una magistrale interpretazione di Cornell, quella “Hunger Strike” in cui il succitato duetta con Eddie Vedder per brividi assicurati, “Wooden Jesus”, “Times Of Trouble” crude e scottante poesia in musica riguardante la droga. Un CD pressochè perfetto che chiunque ha vissuto quel periodo porta sempre nel cuore e conosce a menadito. Attuale. Eterno (Fabio Meschiari).

Ed ecco la playlist completa!

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. andreastark

    Mah…troppo grunge….francamente è uscita roba enormemente migliore se si escludono Streets, Horrorscope e No More tears che il posto secondo me se lo meritano….i Paradise Lost meritano assolutamente di essere in questa classifica ma non con Gothic secondo me…piuttosto direi con Icon o Draconian Times anche perchè il titolo è i Top Album…. non gli album più seminali….

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