Top 20 – I migliori album Metal e Hard Rock del 1990 – Pt.2

Eccoci alla seconda parte dello Speciale dedicato ad un annus mirabilis per l’hard rock e l’heavy metal (sottogeneri compresi), quel 1990 che ci ha regalato davvero delle “gemme in musica” imprescindibili e che non risentono minimamente dei 25 anni trascorsi.
Come detto nell’introduzione generale a questa Top 20 (con un bonus album, come ogni edizione speciale che si rispetti) non abbiamo la pretesa di proporvi qualcosa di “definitivo” ma converrete con noi che la varietà non manca visto che si passa con disinvoltura dal metal classico al thrash, dal death metal all’hard rock più scanzonato permettendovi di scoprire capolavori che magari mancano al vostro percorso formativo del perfetto “rocker”.
Buona lettura.

Judas Priest – Painkiller (Columbia)

Judas Priest - PainkillerPer alcuni l’album metal per eccellenza (curioso come sia uscito oltre 10 anni dopo dalla genesi ufficiale del genere). Non c’è un filler, ne un pezzo fuori posto. I Judas Priest raggiungono il loro picco discografico al dodicesimo album, con l’inserimento di Scott Travis che dona nuova linfa ad Halford e soci. Difficile estrapolare qualche brano, ma la titletrack devastante e la viziosa “A Touch Of Evil” non possono non essere citate. “Painkiller” incarnava tutto il metal in un unico e album e tuttoggi rappresenta il più valido  disco per spiegare a vostra nonna o ai vostri amici poco trve, cosa sia l’heavy metal. Un classico senza tempo. (Tommaso Dainese)

 

Megadeth – Rust In Peace (Capitol Records)
Megadeth - Rust In PeaceRust In Peace” non rappresenta solo l’apice della discografia dei Megadeth, ma è soprattutto uno dei più importanti album della storia del thrash e del metal in generale. Scegliere uno o due brani del disco come più emblematici è impossibile, ogni traccia costituisce un memorabile capolavoro: dall’incalzante “Holy Wars… The Punishment Due” all’iper-tecnica “Hangar 18”, dalla terremotante “Take No Prisoners” alla scatenata “Rust In Peace… Polaris” passando per la veloce e diretta “Tornado Of Souls”. Ci troviamo insomma al cospetto di un masterpiece che non è solo tra i migliori del 1990, ma di tutta scena del nostro genere preferito. (Matteo Roversi)

 

Obituary – Cause Of Death (Roadrunner)
Obituary_cause_of_death-1990-Poche band possono vantarsi di aver contribuito a creare un genere. Gli Obituary sono tra questi, capaci con un debutto paradigmatico come “Slowly We Rot” di rileggere il thrash grezzo e trasportarlo ad un livello successivo e poi con questo “Cause Of Death” di scrivere un capitolo imprescindibile del death metal, ancora oggi termine di paragone per chiunque si avventuri nella materia. La maturità mostrata nella composizione è ormai piena e il riffing mostra tutte le caratteristiche di oscura brutalità che poi faranno scuola. Senza dimenticare le vocals bestiali di John Tardy e che alla chitarra solista c’è un certo James Murphy. Totale. (Riccardo Manazza)

 

Pantera – Cowboys From Hell (Atco Records)

Pantera-cowboys-from-hellI Pantera partono nel 1990 con questo “Cowboys From Hell”, dopo 4 album e con un’iniezione di Metallica e Slayer per andare a corroborare l’influenza più classic metal del loro stile: un CD che ha cambiato la visione musicale a molti, grazie a canzoni come la title-track, “Cemetery Gates” o “The Art Of Shredding” che il gruppo identificato da Phil Anselmo e dal mai troppo compianto Dimebag Darrell fece detonare per la prima volta 25 anni fa ma che tutt’oggi riescono a suonare fresche e a essere ricordate con mano sul cuore da ogni metalhead. (Fabio Meschiari)

 

Poison – Flesh & Blood (Capitol)

Poison-Flesh-And-BloodIl terzo album dei Poison segue il solco già iniziato con i due lavori precedenti e, con il suo triplo disco di platino, consacra definitivamente i quattro glamster a stelle e strisce. “Flesh & Blood” è l’album di “Unskinny Bop”, uno dei brani più celebri di tutto il repertorio della band, ma anche di lenti come “Something To Believe In” e “Life Goes On”, o di altri tasselli celebri della discografia dei Poison, come “Ride The Wind”. Bret Michaels e compagni decidono di dedicarsi almeno in parte a testi più introspettivi e mettono in un angolo un po’ della loro verve dissacrante tutta all’insegno del divertimento senza regole. “Flesh & Blood” è un disco dalle atmosfere più ricche rispetto ai lavori precedenti, che merita tutto il successo ottenuto in passato. (Anna Minguzzi)

 

Queensrÿche – Empire (EMI)

Queensryche_-_Empire_coverTre milioni di copie vendute solo negli States, un singolo come “Silent Lucidity” che ancora oggi si può ascoltare nelle radio rock, eppure “Empire” non è certo un disco facilmente liquidabile come il volto commerciale dei Queensrÿche. Nulla qui è infatti semplice come sempre e la classe che si può ascoltare in brani come “Best I Can”, “Empire”, “The Thin Line” o “Jet City Woman” avvicina il sound della band all’AOR più raffinato, ma senza snaturarne le innate doti drammatiche (ben evidenziate in un concept come “Operation: Mindcrime”. Una ricetta che mette insieme personalità, immediatezza, qualità d’esecuzione e varietà. Difficile fare di meglio? Appunto. (Riccardo Manazza)

 

Scorpions – Crazy World (Vertigo)

ScorpionsCrazyWorldNella lunghissima carriera degli Scorpions, “Crazy World” è una pietra miliare, una sorta di spartiacque tra il vecchio e il nuovo, che viene ricordato quasi esclusivamente per un unico brano, quella “Wind Of Change” che non è solo una celebre hit ma un simbolo di tutto il rinnovamento politico che segna la fine degli anni ‘80 e della caduta del Muro di Berlino in particolare. Ancora oggi sentirla suonare dal vivo, soprattutto per chi se ne ricorda l’uscita e tutto il valore simbolico, suscita una grandissima emozione. Gli Scorpions e i loro fan non hanno comunque dimenticato neppure la meravigliosa ballad “Send Me An Angel”, né l’opener “Tease Me Please Me”, fra le altre. (Anna Minguzzi)

 

Slayer – Seasons In The Abyss (Def American)

Slayer_-_Seasons_in_the_AbyssInsieme a “Reign In Blood” e “South Of Heaven”, “Seasons In The Abyss” è il disco che completa la tripletta dei tre inarrivabili e inimitabili capolavori degli Slayer. Sugli scudi ci sono la devastante opener “War Ensemble”, un autentico carnaio ogni volta che la band la propone dal vivo, e l’oscura e più cadenzata title track, ma le cupe e potenti “Dead Skin Mask” e “Hallowed Point” non sono certo da meno. A 25 anni di distanza dalla sua release, il quinto capitolo del gruppo californiano rappresenta tuttora un irraggiungibile esempio di pura cattiveria e brutalità sonora. (Matteo Roversi)

 

Steve Vai – Passion And Warfare (Relativity / Epic)

steve vai passion and warfareL’album meno heavy di questa top 20, ma comunque imprescindibile per ogni appassionato di rock duro. A  sei anni di distanza, in piena Whitesnake-era, dal suo primo “Flex-Able”, Steve Vai torna con un disco sorprendente e unico. Un disco strumentale ma in grado di “parlare” tramite le note delle celebri “For The Love Of God” o di “Liberty“, veri e propri inni della carriera di Vai. “Passion And Warfare” non presenta mai un calo e descrive alla perfezione un artista impossibile da racchiudere nella categoria di guitar virtuoso. Per molti l’album migliore di Steve Vai. (Tommaso Dainese)

 

Vicious Rumors – Vicious Rumors (Atlantic)

vicious-rumors-1990Potenza e melodia accostate tra loro, come solo le grandi band sono riuscite a fare. L’eponimo album dei Vicious Rumors è un capolavoro di quel power-metal americano che spesso negli anni novanta è stato accantonato per il più melodico e accattivante sound europeo, ma che a questi livelli rimane capace di una grandiosità difficilmente eguagliabile. Una produzione corposa e dalla tonalità possente regge brani dal respiro cadenzato come “Don’t Wait For Me” o “Ship Of Fools”, capaci di mettere in evidenza le doti incredibili di un singer unico nel suo genere come il compianto Carl Albert. Cori maestosi sorreggono “World Church” e la incalzante “Down To The Temple”, ma nei pochi momenti in cui accelerarono i Vicious Rumors diventano davvero imprendibili. Ed “Hellraiser” ne è la prova. Esuberante. (Riccardo Manazza)

 

BONUS TRACKS:

Warrant – Cherry Pie (Columbia)

CherrypieTrionfo planetario pieno di singoli di successo e ancora oggi uno dei simboli dell’hair metal, “Cherry Pie” è il disco più noto degli Warrant e il primo a cui si pensa quando si parla della band di Jani Lane. Il disco, prodotto dal celebre Beau Hill, è comunque pieno di brani interessanti, come la romantica “I Saw Red”, la vivace “Bed Of Roses” e “Uncle Tom’s Cabin”, altro pezzo molto noto della discografia degli Warrant. Le origini musicali della band sono comunque evidenti anche dalla presenza della cover di “Train, Train” dei Blackfoot , mentre la conclusiva “Ode To Tipper Gore”, che ora può sembrare anacronistica, è un irriverente omaggio all’epoca in cui l’album viene pubblicato. (Anna Minguzzi)

Sempre online la prima parte dello speciale con Alice In Chains, Annihilator, Bathory, Black Sabbath, Damn Yankees, Death Angel, Extreme, Gamma Ray, House Of Lords, Iron Maiden.

Ed ecco la playlist aggiornata con i brani della seconda parte.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Lidio

    Migliori album metal degli anni 90… ma per favore.
    Solo il fatto di aver lasciato fuori i Death e i cynic fa capire il livello del sito.

    Reply
    • Tommaso Dainese

      Lidio… i migliori album del 1990. Non degli anni ’90.

      Grazie per i complimenti 😉

      Reply (in reply to Lidio)

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