Motley Crue: i 15 brani da rivalutare dell’epoca 1994-2008

I Motley Crue tra poche ore suoneranno il loro ultimo concerto della loro carriera in Italia e, tra poco più di un mese e mezzo, Nikki Sixx e soci metteranno la parola fine alla storia dei Crue, con un ultimo show il 31 dicembre a Los Angeles che concluderà il Final Tour. Un accordo legale firmato da Vince Neil, Mick Mars, Tommy Lee e Nikki Sixx impedirà loro di usare come band e come solisti, il marchio Motley Crue.

C’è un po’ di tristezza in tutto ciò; siamo pronti per affrontare la folla del MediolanumForum per portare il nostro ultimo saluto a un pezzo di storia della musica che se ne va, per scelta stessa dei suoi creatori. Una scelta quanto meno onorevole.

Potevamo celebrare questa giornata in modo banale e quindi poco rispettoso verso una delle band che, piaccia o no, ha definito e contribuito a rendere planetario l’heavy metal? Assolutamente no. Quindi, al posto di proporvi la classica retrospettiva sul periodo d’oro della band (dagli esordi sino a Decade Of Decadence), abbiamo scelto di ripescare i 15 brani più significativi e, in gran parte snobbati, dei quattro ultimi album usciti tra il 1994 e il 2008: Motley Crue, Generation Swine, New Tattoo, Saints Of Los Angeles. Quindici brani distribuiti tra i 15 anni di carriera meno noti dei Motley Crue, con una piccola retrospettiva finale sugli inediti e singoli comparsi dal 1998 in poi. Buona lettura, buona ascolto (trovate qui la playlist con i brani) e ci si vede questa sera! (I brani sono disposti in ordine alfabetico)


Motley Crue New Tattoo1st Band On The Moon
(New Tattoo)

Il basso super cazzuto di Nikki Sixx apre questo brano, probabilmente il migliore di “New Tattoo” e in linea con il catalogo classico della band. Sentire Vince Neil cantare  “I want a place that wants arena rock / Along with the girls who wanna suck my…” non è semplicemente adorabile? Purtroppo anche qui la produzione penalizza la resa del pezzo che si fonda su una strofa irresistibile e un solo di Mick Mars tanto classico quanto efficace. Un pezzo dal gran bel tiro.  (Tommaso Dainese)

A Rat Like Me (Generation Swine)

Brano equamente anomalo tanto quanto gli altri presenti in “Generation Swine”, “A Rat Like Me” ha un bel tiro che si concretizza in un hard rock alternativo, pesantemente effettato e appesantito (nella struttura soprattutto). La melodia del brano però non è per niente male, con la base musicale che affonda le radici nell’hard americano e un ritornello sufficientemente efficace per rientrare nei quattro brani e poco più che ci sentiamo di salvare senza troppe forzature dall’album del ritorno di Vince Neil al microfono dei Crue. Alcune linee ricordano quanto poi verrà riproposto dai Crue con “If I Die Tomorrow”.


Afraid 
(Generation Swine)

“Generation Swine” è il settimo album dei Motley Crue targato 1997 ed è il disco che vede il ritorno di Vince Neil all’interno della band, dopo il breve capitolo con John Corabi dietro il microfono. Come seconda traccia di questo album troviamo un pezzo di assoluto valore come “Afraid” scritto dal bassista Nikki Sixx e il cui testo è riferito alla sua compagna dell’epoca, la bellissima attrice Donna D’Errico. E’ un brano più introspettivo rispetto ai canoni del gruppo, ma molto d’effetto e ci fa apprezzare un lato nuovo e insolito della formazione  a stelle e strisce. (Eva Cociani)

Motley Crue Generation SwineBeauty (Generation Swine)

Pezzo anomalo, come l’intero album “Generation Swine”, “Beauty” a conti fatti è una piccola gemma, sicuramente tra i brani più godibili del lotto. Storie di una bellezza rovinata dalla droga e dalla prostituzione, ambientata tra Hollywood e Vine, l’incrocio del degrado e dell’eccesso. Musicalmente non può essere fatto nessun paragone con i Motley classici, ma in “Beauty” vengono combinate in modo più equilibrato le componenti moderniste, l’alternative rock e gli influssi elettronici. Un pezzo che preso separatamente dal resto della discografia dei Crue, può regalare ancora più di qualche emozione. (Tommaso Dainese)

Chicks = Trouble (Saints Of Los Angeles)

Riffone arrogante come non se ne sentivano da un po’ in casa Motley. “Chicks = Trouble” è un pezzo che non avrebbe sfigurato in Dr. Feelgood. Il tema è chiaramente quello degli innumerevoli problemi, divorzi, litigi e casini vari creati e successi ai 4 Motley con le varie mogli, fidanzate e amanti, una lista praticamente infinita. Sempre poco elogiato, qui il protagonista è Vince Neil, con un linea melodica vocale super accattivante e una prova ispirata. Un brano allegro e spensierato che nei suoi 3 minuti e poco più riporta i Motley ai fasti degli anni ’80. (Tommaso Dainese)

Down at the Whiskey (Saints Of Los Angeles)

Per noi che viviamo da questa parte del mondo e non siamo mai stati in California, il Whisky A Go Go è un nome mitico, quello di uno dei locali dove è stata fatta la storia del rock, con particolare rilievo per il glam anni ’80. Nel bistrattato “Saints Of Los Angeles”, i Crue rendono maggio al locale e a tutto quello che esso ha significato. Il brano è un omaggio a un’epoca sparita, in cui si poteva andare in giro sempre con gli stessi vestiti, dove I pochi soldi guadagnati venivano spesi in tatuaggi e sigarette, ed evidentemente andava bene così. L’unica cosa che non si capisce dal brano è se la band rimpianga quel periodo, la realizzazione di un sogno, o se la loro sia solo un’analisi cinica di chi, diventato adulto, ha vissuto scendendo più a compromessi (Anna Minguzzi).

Glitter (Generation Swine)

Scritta a quattro mani da Nikki Sixx e Bryan Adams, “Glitter” parla di un amore che è una via di mezzo fra la prostituzione (non si sa se la lei di cui si parla pensi a lui quando i due fanno l’amore) e la disperata richiesta di amore. tutto questo viene fatto in modo incredibilmente poetico, mescolando quindi l’attitudine più glam e dannata di Sixx con il rock pulito, sognante e romantico che caratterizza la discografia più celebre di Bryan Adams. Lenta e sensuale come poche, “Glitter” è stata accusata a suo tempo di non essere nemmeno un brano rock, ma semplicemente un mezzo di pop becero. Critiche pesanti a parte, forse è proprio questa sua particolarità la cosa che caratterizza meglio il brano e che lo rende meritevole di una riscoperta anni dopo la sua uscita (Anna Minguzzi).


Going Out Swingin (Saints Of Los Angeles)

Traccia di chiusura di “Saints Of Los Angeles”, riprende il tema portante dell’album. “Just A Gang Of Four”: forse non rispecchia i Crue nel 2008, ma dipinge perfettamente i Motley dell’epoca aurea. Il brano è scritto dal terzetto che poi andrà a formare i Sixx:A.M. e le somiglianze con quanto prodotto successivamente si sentono. Nonostante questo il brano, tirato dall’inizio alla fine con un solo break centrale, non fa prigionieri. Il ritornello è puro rock’n’roll sparato a 300km/h, ponendo di fatto la parole fine in modo glorioso alla discografia ufficiale dei Motley Crue, a cui seguono solo due singoli mediocri. (Tommaso Dainese)

Motley Crue 1994Hammered (Motley Crue)

Tra i riff più pesanti partoriti dalla band, “Hammered” risente del fenomeno grunge in modo più pesante rispetto ad altri brani di “Motley Crue”, miscelando il tutto però con una dose super di blues muscolare partorita da Mars e Corabi. Un brano ipnotico e torrido, con un Corabi strepitoso che da sfoggio di una prestazione vocale superlativa. “Motley Crue” resta un unicum assoluto e “Hammered” è una delle tante gemme sottovalutate comprese in questo album, rivalutato e osannato ora, massacrato alla sua uscita. Da citare la prova ispiratissima di Mick Mars che trova finalmente in Corabi il suo degno compare. (Tommaso Dainese)

Hell On High Heels (New Tattoo)

“New Tattoo” non è sicuramente tra i capitoli più riusciti dei Motley, ma riporta la band a quell’approccio diretto e punk degli esordi. Riff e strutture semplici, attitudine cazzuta e voglia di fare party. “Hell On High Heels” apre l’album e resta uno dei pochi pezzi veramente validi dell’album. La produzione scarna non ne valorizza la musica ma l’approccio da puro rock’n’roll salva il tutto. Forse non memorabile, ma ottima per fare casino. Ne fu girato anche un video animato.  (Tommaso Dainese)

Hooligan’s Holiday (Motley Crue)

“Hooligan’s Holiday” è il primo singolo tratto dall’omonimo album dei Motley Crue uscito il quindici marzo del 1994 e che vede alla voce John Corabi, singer ingiustamente criticato oltre ogni modo e preso di mira dai fan più accaniti di Neil dell’epoca. Un cantante dal timbro completamente diverso, dotato di una voce molto potente e versatile. Questo pezzo si può dire che rappresenta in pieno il nuovo corso della band che si è adeguata ai tempi e ha messo in naftalina gli spandex e i lustrini, sfoderando un pezzo grintoso e dal retrogusto moderno, una perla assolutamente da riscoprire. (Eva Cociani)

Motley_Crue-Saints_Of_Los_Angeles-FrontalJust Another Psycho (Saints Of Los Angeles)

Brano non molto veloce ma caratterizzato da un andamento serrato, che non lascia pause ed è come lo scatto di un velocista, breve ma intenso, “Just Another Psycho” è un monologo in prima persona che ha come tema la follia. Una follia violenta, che giustificherebbe anche gesti estemporanei come uscire per strada e aggredire il primo che passa, e che fa sembrare la pazzia una cosa ordinaria. Vince Neil urla sgraziato nel microfono con tutta la sua forza, con una follia simile a quella che contraddistingue il testo. Il brano non è stato uno dei singoli promozionali di “Saints Of Los Angeles”, ma per la sua forza e la sua modernità avrebbe potuto benissimo esserlo (Anna Minguzzi).

Poison Apple (Motley Crue)

Forse non il pezzo più famoso del mitico omonimo album dei Crue, ma senza dubbio uno dei più validi. Attitudine rock’n’roll e la voce abrasa di John Corabi. Il testo è una sorta di celebrazione dei primi tempi della band (ma soprattutto di Nikki Sixx) a Los Angeles, quando tutto quello che contava era la musica (e non solo..). “Still we love our Mott The Hoople, it keeps us all so enraged”. Sotto sotto quei ragazzi senza futuro (ma con grandi speranze) ci sono ancora. Brano fantastico e tra i migliori in assoluto della discografia della band. (Tommaso Dainese)

Power To The Music (Motley Crue)

Brano in tipico stile anni ’90, contraddistinto da una ritmica moderna e dai testi scanditi come una litania, “Power To The Music” è semplicemente un’espressione di quello che sono stati i Crue per un breve periodo delle loro carriera. Il messaggio è comunque positivo per chi ama la musica ed è incentrato sul concetto stesso di musica, e di rock nello specifico, una musica che non è morta e che brama di essere riportata nelle strade, di riacquistare una dimensione più umana, più diretta e rivolta alla gente comune. Al brano si può forse imputare soltanto il fatto di avere una ritmica tutta uguale, che non cambia nemmeno nel momento dell’assolo centrale, ma a parte questo rimane un pezzo gradevole, in cui l’intreccio fra la voce solista e il coro rafforzano un concetto più che giusto e ancora attuale (Anna Minguzzi).

Punched In The Teeth (New Tattoo)

Accantonate le sonorità più moderniste che avevano caratterizzato il sound più recente del gruppo, i Motley Crue ritornano in pista nel 2000 con “New Tattoo”, un lavoro che guarda al passato e ai fasti di un tempo e che rispolvera sonorità più scanzonate e irriverenti come nella grintosa “Punched In The Teeth”. Un brano dal ritmo selvaggio e contagioso con un ritornello azzeccato e la band in forma micidiale come ai vecchi tempi anche senza l’apporto di Tommy Lee rimpiazzato dal valido Randy Castillo. Un pezzo inspiegabilmente sottovalutato e ignorato dai più, ma di assoluto valore. Una continua cascata di adrenalina da ascoltare a ripetizione. (Eva Cociani)

Bonus: Saints of Los Angeles

Difficile inserirlo nei brani da riscoprire, la titletrack dell’ultimo album dei Crue è entrata a pieno titolo nei classici della band, tanto da non essere praticamente più stata esclusa dalla setlist dei successivi tour, dal 2008 ad oggi. Un brano veramente bombastico, che reinterpreta in chiave moderna quello che fu “Dr. Feelgood” qualche annetto prima. Sound diverso, ma stessa attitudine e stessa botta. Un classico che non potevamo non citare.

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I singoli e gli inediti dalle compilation

Oltre ai brani contenuti nei quattro album successivi al periodo classico, i Crue hanno a più riprese pubblicato alcuni brani, che hanno trovato posto in raccolte e compilation o rilasciati come singoli digitali. Niente di imprescindibile, ma per diritto di cronaca, li ripercorriamo brevemente.

Motley Crue Greatest Hits 1998In “Greatest Hits” del 1998 troviamo i due inediti “Bitter Pill” e “Enslaved“, gli ultimi due brani registrati insieme a Tommy Lee prima della sua momentanea dipartita dalla band, avvenuta dopo cinque mesi di detenzione e successivo tour. Si salva “Bitter Pill”, niente di clamoroso ma un buon pezzo per i completisti. Più scarsa “Enslaved”. Entrambi i brani non saranno presenti nella ristampa della raccolta avvenuta nel 2009.

 

Motley-Crue-Red-White-Crue

Più interessante il contenuto di “Red, White & Crue“, compilation più completa che vede l’inedito “Black Widow“, risalente al primissimo periodo della band, ma, soprattutto, i due inediti. Il primo è “If I Die Tomorrow“, ballatona fatta e confezionata per le radio rock americane, discreta ma molto lontana dal sound dei Crue. Il secondo è “Sick Love Song“, brano più leggero ma solo sufficiente.

 

Motley Crue SexSi arriva quindi al 2012, quando i Crue tornano in studio per incidere il brano “Sex“, annunciato e sbandierato come primo singolo di un fantomatico brano e di un ritorno alle origini. Sicuramente viene recuperata l’attitudine più stradaiola, ma il brano non è memorabile. Meglio invece con “All Bad Things“, vero e proprio canto del cigno dei Motley Crue che presentano il brano in occasione del loro Final Tour. Nostalgico e autocelebrativo, il brano saluta comunque con stile i fan dei Crue, invitandoli all’ultima scorribanda di Nikki Sixx, Mick Mars, Tommy Lee e Vince Neil. Memorabili i versi di chiusura.

It’s been a damn good life, this ain’t farewell, it’s goodbye

It’s been one hell of a ride
ALL BAD THINGS MUST DIE!

…e noi aggiungiamo

SEE YOU IN HELL MOTHERFUCKERS!

 

… e ovviamente il player per ascoltare direttamente qui la nostra playlist.

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