Plague Years: a maggio il nuovo album, “Circle Of Darkness”

Comunicato stampa:

I crossover death-thrasher del Michigan PLAGUE YEARS pubblicheranno il loro potente album “Circle Of Darkness” su Entertainment One (“eOne”) il 22 maggio.

Come uno punteruolo in faccia, i PLAGUE YEARS arrivano con una scarica elettrica di dolore improvviso. Un implacabile assalto della convergenza devastante di thrash e hardcore, con una punta di blackened death e follia midtempo: i maestri di Detroit sono giunti per rovinare la festa del crossover. Evocando lo spirito primitivo del momento in cui il metal più pesante si è abbattuto per la prima volta su un circle pit, i PLAGUE YEARS riaccendono la fiamma con un’intensa furia.

Molti nella stampa metal hanno già battezzato la band come erede evidente dei portatori del crossover Iron Age e D.R.I., con il tocco speed metal dei Kreator e le bastonate degli Obituary nell’era di Slowly We Rot. Come dimostrato nei bui club e teatri insieme a band quali Creeping Death e Skeletal Remains, i PLAGUE YEARS scavano le profondità sotterranee una volta scoperte sui classici album dei Sepultura come Beneath The Remains e Arise,
con il morso feroce delle specialità teutoniche di In The Sign Of Evil dei Sodom e la produzione da albo d’oro degli anni ’80 degli Slayer. L’esperto di metal Trevor Strnad, dei The Black Dahlia Murder, ha nominato l’EP “Unholy Infestation” uno dei suoi preferiti del 2018, un’opinione condivisa da un altro scrittore di Metal Injection lo stesso anno.

Il culto per il diabolico e down-tuned death dei PLAGUE YEARS funge da biglietto da visita demoniaco per il quartetto; un brutale contrappeso ai revivalisti del thrash che la pensano diversamente. Su “Circle Of Darkness”, il debutto full-length della band, i PLAGUE YEARS si ricongiungono con il produttore Arthur Rizk, che ha lavorato con i Power Trip, Tomb Mold, Candy, e Cavalera Conspiracy che l’hanno spinto in prima linea nel ritorno del crossover thrash.
PLAGUE YEARS rendono omaggio in egual misura agli antenati di Detroit Negative Approach e ai contemporanei Hellmouth, infondendo la loro brutale interpretazione. In termini di aggressività lirica, canzoni come “Play The Victim” e “Paradox Of Death” fondono la tradizionale fantasia death metal blood-and-gore con la spietata spavalderia dei contributi più grintosi di Detroit al rap, come LOM Rambo e l’ultimo arrivato nella famiglia Motown, Icewear Vezzo.

Ci sono prigioni di tortura in ‘Witness Hell’ ed eserciti di non morti in ‘Incantation’. “Circle Of Darkness” è un’ode brutale e putrida all’headbanging e alla cultura heavy metal. Come Revolver dichiarò in uno dei tanti encomi della rivista, i PLAGUE YEARS “sono laceranti”, un’accusa di omicidio compulsiva dritta nella bocca infuocata dell’Ade. “Cercate solo di non fare headbaning. Vi sfidiamo.”

In vista dell’uscita di “Circle Of Darkness”, Decibel Magazine è lieta di svelare il video della band della colossale traccia di apertura, ‘Play The Victim’.

Il chitarrista Eric Lauder commenta: 

Con questo disco ho voluto scolpire la nostra rotta nel metal. È più scuro, più pesante, più veloce e tutti hanno spaccato, dalla performance alla produzione. Questa canzone parla di quella persona narcisista che capita nella vita di tutti. Qualcuno che sembra incredibilmente leale ma è solo un guscio umano pieno di oscurità. Tu mostri loro la stessa lealtà, ma ti pugnalano alla schiena. Quindi, quando arriva il momento di affrontarli, manipolano la situazione e ‘Fanno la vittima’.

Decibel aggiunge:

Come i contemporanei Power Trip, i PLAGUE YEARS trasformano il chugging in una forma d’arte, facendo sembrare semplici ritmi come autentici riff. Il cantante Tim Engelhardt ricorda un mix di Max Cavalera e Jamey Jasta. La musica è situata in mezzo tra il mondo metal e quello hardcore; potrai sicuramente trovare entrambe le parti se lo ascolterai.

Circle Of Darkness Tracklist:
1. Play The Victim
2. Witness Hell
3. Paradox Of Death
4. Eternal Fire
5. Circle Of Darkness
6. Evil One
7. Incantation
8. Nrftl
9.World In Blood
10. Urge To Kill

I PLAGUE YEARS:
Tim Engelhardt – voce
Eric Lauder – chitarra
Rian Staber – basso
Mike Jurysta – batteria

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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