Orphaned Land: la loro testimonianza sulla guerra in Israele

Kobi Farhi, cantante degli israeliani Orphaned Land, ha rilasciato un’intensa dichiarazione nel corso di una recente intervista a proposito della guerra in atto in Israele e le conseguenze che il conflitto sta portando, anche tra gli stessi fan della band. Lo scorso giugno, la band aveva ricevuto un premio ai Metal Hammmer Awards, che gli Orphaned Land hanno condiviso con la band palestinese Khalas, con cui sono andati in tour nei mesi scorsi. Ecco la dichiarazione:

E’ il periodo peggiore per le persone come i membri degli Orphaned Land. Il conflitto è cominciato quando sono stati rapiti tre ragazzi israeliani. Il rapimento c’era già stato quando siamo andati ai Metal Hammmer Awards. Quando siamo tornati, abbiamo scoperto che i tre erano stati uccisi. Questo ha portato ad un circolo sanguinoso, che è cominciato con l’attacco di Gaza da parte di Israele. Prima di questo, Gaza stava già mandando dei missili contro Israele. Quando le forze di difesa israeliane hanno cominciato ad attaccare, Gaza ha cominciato a lanciare razzi contro Tel Aviv e Gerualemme. L’ironia è che in queste città vivono anche degli arabi. Mi sono ritrovato a correre in cerca di un rifugio per tre, quattro volte al giorno, talvolta anche di notte. Dormivo vestito e mi facevo la doccia con i vestiti a fianco, nel caso in cui suonasse una sirena. Nel sud del Paese hai 15 secondi per cercare un rifugio, a Tel Aviv hai tra un minuto e un minuto e mezzo per trovare un riparo e sperare che non ti cada un razzo in testa. E’ una vita folle per noi e per la gente di Gaza. Non dormo bene, ogni suono di due o tre secondi di durata mi ricorda quello di una sirena d’allarme. Potrebbe essere un assolo di chitarra, o una motocicletta; mi ritrovo a saltare di paura sei volte al giorno per quello che potrebbe essere il suono di una sirena. Mi è successo a Londra e sono ancora traumatizzato. Ma capisco meglio la nostra missione, che è quella di portare la speranza alle persone. Se prendete me come un israeliano e Abed (Hathout, chitarrista dei Khalas) come un arabo…quando ho diviso il premio con loro e ho detto che l’unico conflitto che c’è fra me e Abed è per chi deve pagare le birre, non era un luogo comune, ma la assoluta verità. Se solo potessimo fare un copia e incolla di me e Abed un trilione di volte e lanciare questo spirito al posto dei razzi per tutto il Medio Oriente, avremmo dei veri cambiamenti. Ci sentiamo come se ci fossimo svegliati dal letargo. Non riguarda solo Israele e Gaza: guardate cosa sta succedendo in Siria o in Iraq. E’ tutto pieno di armi, fuoco e morte. Stanno succedendo cose terribili, e non possiamo fermarle solo con le nostre chitarre e i nostri testi […]. Da quando è iniziato il conflitto, nessuno si ricorda più il bene, ti vogliono tutti dalla loro parte. I fan israeliani mi vogliono dalla loro parte, e i fan arabi vogliono che io parli contro il governo israeliano e vogliono sentirmi dire che sono pro-Palestina. E’ un conflitto duro. Sono privilegiato ad avere sia fan israeliani che palestinesi, ma non posso prendere nessuna delle due parti, non perchè sto cercando di essere politically correct, ma perchè penso che in guerra tutti abbiano torto. Sto cercando di convivere con i miei amici palestinesi e so che tutti hanno torto. Nonostante questo, tutto quello che dico viene interpretato in molti modi diversi. Ad essere onesto, sono triste e amaro. Non riesco a vedere come tutto questo potrebbe cambiare nell’arco della mia vita, a meno che non avvenga qualcosa di miracoloso. Ma ho il privilegio di essere un musicista, per cui continuo a diffondere la speranza. Incontro la disperazione tutti i giorni. Ci sono sempre più persone che ci scrivono dicendoci che la nostra musica dà loro speranza, che siamo una piccola scintilla di luce e che la musica è un rimedio. Tutti loro mi motivano. Possiamo solo ispirare le persone. Quei pochi che ci ispirano ci motivano ad andare avanti. Trovo sempre conforto nella musica. Senza di essa saremmo tutti depressi e maledetti. Se esiste un raggio di luce nei giorni oscuri che stiamo vivendo, dove persone innocenti di Israele muoiono, è la musica. Nel mese di luglio ho trovato ispirazione per scrivere cinque pezzi nuovi; anche quando si tocca il fondo, si può sempre trovare ispirazione. Il nostro prossimo tour sarà una grande festa. Spero di incontrare il maggior numero di fan possibile, ebrei, musulmani, cristiani, atei, metallari. Il nostro show è una chiesa dell’heavy metal. Spero che tutti depongano le armi e ascoltino heavy metal; questa è la mia utopia.

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