Mikael Åkerfeldt (Opeth): “Non so più che tipo di band siamo, il che ci rende una band progressive”

Mikael Åkerfeldt, leader degli Opeth, è stato recentemente intervistato da FreasTV, per uno degli episodi del format “Into The Machine“, programma che esplora il panorama della musica progressive odierna. Il frontman ha quindi colto l’occasione per esprimere il suo punto di vista sui suoi Opeth, sull’evoluzione della band, ma soprattutto sullo spostamento da sonorità death a un approccio totalmente progressive degli ultimi album. Questo un estratto dell’intervista.

Il genere musicale degli Opeth non esiste, siamo senza genere penso. L’idea stessa della musica progressive è che  non dovrebbe avere un genere preciso.

Penso che, nel più vero senso del termine, siamo una progressive band. Accogliamo influenze da tutti i tipi di musica. Non cerchiamo di inserirci nella scena progressive. Voglio dire, siamo una band da 25 anni. Si cambia come persone e si evolve nei propri gusti musicali.

Abbiamo iniziato come una band death metal e all’inizio è ciò che eravamo. Ci eravamo ritrovati in quella scena ed eravamo giovani, affamati aspiranti musicisti che volevano una carriera nella musica e fare ciò che amavamo fare. E adoro ancora il nostro marchio death metal, se vogliamo chiamarlo così.

Penso che ciò che ci categorizzasse come death metal fosse la voce. Se togli il growl da quegli album, non saremo stati neppure una death metal band; saremo stati semplicemente una band metal, o progressive metal o qualcosa del genere.

Quando facemmo il nostro primo album,  personalmente avevo già esaurito il mio consumo di quella musica. Avevo ascoltato tanta musica di quel tipo, band contemporanee o precedenti a noi. Mi piaceva quella roba ma per gusto mio, stavo tornano indietro; ascoltavo musica 70s o 60s. Non solo rock music, anche cose di cantautori, roba jazz. Mi sono interessato di altri tipi di musica attraverso il progressive rock e, 25 anni fa, non so veramente più che tipo di band siamo, il che ci rende una band progressive. Ma ognuno ha le sue influenze personali.

Opeth_31 luglio 2015_Wacken Open Air_Anna Minguzzi-4

 

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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