Lemmy: i migliori aneddoti raccontati da Tony Iommi, Lars Ulrich, Steve Vai e molti altri (in aggiornamento)

Insieme alla lettera di tributo di Ozzy Osbourne, abbiamo deciso di raccogliere le varie testimonianze degli artisti del panorama metal e rock su Lemmy, scomparso il 28 dicembre all’età di 70 anni a causa di un cancro fulminante.

Tony IommiTONY IOMMI (Black Sabbath)

Penso che Lemmy sia l’epitome del rock’n’roll. Ha sempre vissuto uno stile di vita selvaggio. Ha messo in pratica tutto: sesso, droga e rock and roll. Ha vissuto davvero quella vita e l’ha apprezzata molto.

E’ vero quel che si dice sul fatto che bevesse una bottiglia di Jack Daniel’s al giorno. In tour.. I Motörhead sono venuti con noi molte, molte volte – probabilmente una trentina di volte – nel corso degli anni. Avevamo a che fare col loro conto perché loro avrebbero dovuto farci sapere cosa avrebbero preso da mangiare e da bere. Non c’era quasi mai cibo; c’erano sempre due bottiglie di Jack Daniel’s, due bottiglie di vodka, un paio di casse di birra. Questo era il mondo in cui erano. E non è una  novità. La gente sapeva come hanno vissuto. Hanno davvero vissuto quello stile di vita.

Conoscevo Lemmy fin dai primi anni ’70. Forse anche prima. Ci siamo incontrati in uno studio del Galles e lui era con gli Hawkwind, penso. Dopo quel momento non l’ho visto per un po’. Poi abbiamo iniziato a fare tour insieme – come Motörhead e Sabbath – ed è capitato che in ogni tour ci sembrava normale ci fossero i Motörhead. In tutte le varie incarnazioni dei Sabbath – dal periodo Ozzy, Ronnie James Dio, Ian Gillan – i Motörhead sono sempre stati con noi. Il ché era fantastico. Voglio dire, sono stati un gruppo davvero divertente e.. davvero una bella band, si sa.

Spero vivamente che durante il prossimo Download Festival in UK si faccia un tributo a Lemmy. Voglio dire, quel ragazzo ha fatto così tanto per la musica. Ha proposto uno stile che nessuno stava proponendo e amava continuamente.. amava i suoi fan, amava quello che ha fatto, è sempre stato fedele. Non ci sono mai state grazie per Lemmy. Visse molto modestamente. Ha vissuto a Los Angeles, fuori Sunset Strip, in un piccolo appartamento. Non che fosse lì spesso comunque. Era sempre in un club giù di Los Angeles, il Raimbow, a lui piaceva molto giocare con le macchinette. Questo è quello che ha fatto. Se non era in tour, la maggior parte del tempo lo passava al Raimbow, completamente assorbito dal gioco. Gli piaceva molto.

 

lars ulrich - metallicaLARS ULRICH (Metallica)

Lemmy è probabilmente uno dei principali motivi per cui desideravo far parte di una band. E’ così semplice. Mi sono avvicinato alla musica dei Motörhead nel 1979, quando è uscito “Overkill”. Ero in un negozio di dischi e l’intro di “Overkill” è iniziato. Non avevo mai sentito nulla di simile in vita mia. Questa musica mi ha portato in un luogo in cui non ero mai stato. E’ stato davvero emozionante e davvero tonificante. Sembrava musica fresca e diversa.

Alcuni anni dopo l’interesse di Lars per i Motörhead lo portò a vedere un loro concerto in un tour in California in apertura per Ozzy Osbourne. Il batterista ricorda il viaggio da San Diego a Los Angeles e San Francisco per vedere la band:

Avere la possibilità di vederli è stata una cosa incredibile ma la cosa ancora più entusiasmante è stato il riuscire a vederli davvero da vicino! Abbiamo avuto la possibilità di incontrarli ed uscire con loro. E questo grazie a Lemmy ed alla sua gentilezza. Era una persona aperta e accessibile, l’antitesi della rock star. Non era un perfetto stronzo o inaccessibile, nascondendosi dietro maschere o qualsiasi altra cosa. Niente di tutto questo esisteva. Aveva la presenza e l’aura tipica di tutte le grandi stelle del rock degli anni ’60 e ’70 ma allo stesso tempo era incredibilmente coi piedi per terra, accomodante e facilmente accessibile.

Così, io ed il mio amico Rich siamo finiti nel fondo dell’autobus a bere birra, ascoltare racconti e selvatiche storie da tour ed essere parte di tutto ciò che ha condito i tour rock’n’roll di quel momento. Ha lasciato un profondo impatto su di me, perché fino a quel momento le rockstar sembravano provenire da qualche altra parte. Erano più grandi; tu non eri al loro livello. Non eri degno. Non si poteva nemmeno immaginare di vedere se stessi insieme a Robert Plant e Paul Stanley, Elton John o Rod Steward.

Poco dopo, quando era ancora un adolescente, Lars ha deciso di lasciare la California e volare in Europa per vedere le grandi metal band del tempo. Ha cercato di usare la passata esperienza coi Motörhead per cercare di essere invitato alle prove per poter vedere il processo creativo:

Ero in questa sala prove e nel corso di una mezz’ora sono arrivati Lemmy, Phil Taylor, il loro batterista morto appena un mese fa ed Eddie Clark. Eravamo solo io e loro, che stavano scrivendo le canzoni per il loro prossimo album. Ero seduto lì a guardare loro che scrivevano. Mi ricordo che stavano parlando di questa nuova canzone chiamata “Iron Fist” su cui stavano lavorando, che divenne la title track del nuovo album.
Questa è la più grande band in Inghilterra ed io sto lì seduto nella fottuta sala prove mentre scrivono canzoni per il prossimo disco!

Quando sono tornato in California quella settimana, ho incontrato questo ragazzo, James Hetfield, che avevo conosciuto circa sei mesi prima, e abbiamo trascorso 24 ore insieme. Posso dire che era un ragazzo super cool, ma non è venuto fuori niente da questo incontro. Più tardi, nel corso della settimana successiva al mio ritorno, io lo chiamai e gli dissi “Dobbiamo formare una band insieme. Sono appena stato coi Motörhead. Ho avuto la possibilità di incontrare questi ragazzi e sento questa chiamata ultraterrena.Quando dico che Lemmy è la ragione principale per cui io faccio parte tuttora di una band e che i Metallica esistono grazie a lui non è un’esagerazione a buon mercato. E’ una verità. Mi hanno portato lì, mi hanno reso partecipe di ciò che stavano facendo. Questo ha ispirato me e James a formare questa band e di seguire quel tipo di atteggiamento, di impegnarsi coi fan, di essere aperti e trasparenti e lasciare le persone libere di condividere queste esperienze. Eravamo tutti un gruppo di fottuti ragazzi perduti che volevano appartenere a qualcosa di più grande di loro.

 

steve vai - lemmySTEVE VAI

Lemmy era unico nel senso migliore del termine. Tutti gli volevano bene. Era il cuore del rock and roll nel modo in cui gli piaceva. L’ho incontrato al Rainbow Bar and Grill una volta e gli ho detto: “Allora, quando mi chiederai di suonare un assolo in un disco dei Motörhead?”. Lui disse: “Sarò da te mercoledì a mezzogiorno”. Ci vollero alcune ore per registrare gli assoli, ma dopo noi due ci siamo seduti e abbiamo parlato per almeno dieci ore. Ha bevuto una grande quantità di alcool ma non ha balbettato neanche una volta, non ha mai parlato in modo strano e non ha mai perso il suo brio. Era acuto, sveglio e straordinariamente presente in ogni momento. Non riuscivo quasi a crederci. Il disco nel quale ho suonato per lui era “Inferno” e alcuni giorni dopo Lemmy mi spedì un accendino con una scritta incisa. E’ bello, vero? Le storie che raccontava erano affascinanti e mi sono reso conto di quale persona eccezionale fosse. Ho capito perché in tanti lo adorano e lo venerano. La sua fiducia in se stesso e la sua musica erano solide e spesso era la persona più onesta che abbia mai conosciuto. Dato che era così fiducioso in se stesso, permetteva agli altri di essere loro stessi senza giudicarli. Non addolciva le situazioni ma ti dirigeva verso il vero significato delle tue azioni, il che vuol dire che se eri uno stronzo, dovevi essere pronto a essere picchiato verbalmente con una serie di aggettivi lanciati addosso a te con una calma fiera e di alta qualità. Ma se i tuoi principi erano di valore, era incredibilmente caldo, generoso e affettuoso. Sapeva darti un’attenzione di qualità quando parlavi con lui e questo è il regalo più grande che chiunque possa darti. Gli volevamo bene perché ci era di ispirazione nel nostro desiderio di essere tanto indipendenti e devoti al nostro lavoro quanto lo era lui. E lo era con un senso di fiducia incredibilmente solido, consistente e radicato. Non dimentichiamo inoltre che si dedicava anima e corpo al rock and roll hard, veloce, senza scuse, con un look, una voce e un basso unici. Era un performer completamente coinvolto, con un’autenticità epocale. Anche il modo in cui il microfono pendeva dall’alto per lui era un qualcosa di storicamente riconoscibile. Era “l’Unico… il Solo”.

Ho scritto un pezzo insieme a lui e a Ozzy chiamato “My Little Man”, pubblicato sul disco “Ozzmosis” di Ozzy. Lemmy scrisse il testo. Se ascolti il testo di quel brano puoi avere uno sguardo sulla profonda tenerezza che si nascondeva in lui al di fuori della maschera esterna. Quel brano è molto toccante e quando ho conosciuto suo figlio Paul ho capito quanto erano sincere quelle parole. Mi ricordo anche di quando mia moglie Pia lo ha conosciuto e potè dare un bacio al neo che aveva sulla guancia. Sono stato abbastanza fortunato da essere invitato a suonare per lui al Whisky per la festa del suo settantesimo compleanno, che si è svolta in dicembre, proprio poche settimane prima che morisse. Ho condiviso i riff con Bob Kulick e Paul, il figlio di Lemmy, che è un bravo chitarrista. Dopo lo show sono andato a salutare Lemmy, che era rimasto a sedere tutta la sera in galleria. Era mostruosamente magro e fragile ma aveva ancora quella solida consapevolezza di tutto quello che stava succedendo nel mondo attorno a lui. Ho stretto la sua mano tremante, gli ho detto di quanto fosse stato bello suonare insieme a suo figlio, poi gli ho baciato la mano e gli ho detto: “Dio ti benedica, fratello mio, e grazie”. Ci sono volte in cui ti rendi conto che stai salutando qualcuno per l’ultima volta nella sua vita, e anche se c’è stata tristezza, quello con Lemmy è stato un saluto che mi ha alleggerito il cuore, uno scambio temporaneo di profondo rispetto e gioia nel riconoscerci a vicenda. Era il migliore e dovunque sia la sua attenzione ora, questa vive ancora. Lemmy, eri straordinario e tutti ti siamo riconoscenti.

 

William DuVall - Alice in ChainsWILLIAM DUVALL (Alice In Chains)

Circa 15 anni fa stavo guidando per Sunset Blvd, vicino a dove vivevo, nel West Hollywood. Mi sono fermato in un vialetto per parlare al cellulare (è successo prima di avere il Bluetooth) e con lo sguardo vidi Lemmy camminare verso la mia macchina. Si è sporto nel mio finestrino e mi ha chiesto se potessi dargli un passaggio verso il suo strip club preferito a Silver Lake. Gli ho detto “Certo!“. Durante il tragitto abbiamo parlato di tanti argomenti – musica, storia globale, la seconda guerra mondiale. Lemmy era estremamente colto ed erudito.

Quando siamo arrivati davanti al club, Lemmy ha tirato fuori un paio di banconote da 20$ per darmele. Gli ho detto “No, amico, va bene così, davvero“. E Lemmy ha risposto “Andiamo. Vedo che stai guidando con la ruota di scorta [il ché era vero]. Avanti, prendili. Ne hai bisogno. Non è il momento di fare l’orgoglioso. Ho apprezzato il viaggio e anche la chiacchierata.” Così ho preso i soldi, ho lasciato Lemmy al club e sono andato avanti. Era vero che ne avevo bisogno. Avevo rischiato tutto per venire a vivere a Los Angeles con la mia band, i Comes With The Fall. Stavo guidando la Mercury Tracer del 1995 che mio nonno mi aveva lasciato, la macchina che mi ha portato in giro per tutto il paese. Avevo avuto un paio di settimane di calma piatta e, come Lemmy ha notato, stavo ancora girando col “ruotino” perché non potevo permettermi una nuova ruota.
Ho cercato di mandare avanti i Comes With The Fall – pubblicando album in modo indipendente, facendo concerti, ecc. – ma allo stesso tempo dovevo fare anche altre cose (mangiare, pagare l’affitto, ecc.) e questo faceva sì che spesso ero messo molto male finanziariamente.

Ho apprezzato la semplicità e la linearità del ragionamento di Lemmy. Altrettanto spesso ho apprezzato la sua chiarezza no-nonsense delle sue dichiarazioni nelle interviste. Il modo in cui parlava e come illustrava il modo in cui ha vissuto la sua vita.

Come molti altri hanno già fatto notare, e continueranno a farlo nel corso dei giorni, settimane e mesi a venire, Lemmy è stato unico nel suo genere. Ed è solo un dato di fatto che capitanasse i Motörhead. Una delle singolari e seminali band come The Stooges, MC5, Ramones. Loro vivono per sempre e la loro leggenda potrà solo crescere d’ora in poi. Come dovrebbe essere.

Grazie, Lemmy.

 

 

corey taylor

COREY TAYLOR (Slipknot e Stone Sour)

In tanti stanno parlando di quanto sia tragica la morte del nostro amico Lemmy e lamentano quanto si sentono tristi. Ma io ho intenzione di vederla così: è un uomo che ha vissuto. Ha vissuto la sua vita a modo suo fino al giorno della sua morte. Ha suonato la musica che amava. Non è mai sceso a compromessi, sullo stile o sul volume. Se c’è mai stato un uomo che non ha mai preso merda, prigionieri o percorsi sicuri, era Lemmy Kilmister.  Lui era tutto ciò che si voleva che fosse: crudo, forte, rude, divertente e pronto a suonare per i suoi fan – cosa che ha fatto anche quando ha avuto problemi a salire sul palco.
Lui non sarà mai dimenticato perché c’è davvero tanto da ricordare: la sua musica, la sua amicizia e, soprattutto, la sua vita.
Il suo nome era Ian “Lemmy” Kilmister.. e ha suonato rock’n’roll. Rest hard and loud, my friend.

 

Lemmy

 

 

 

selene.farci

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La mistress del team news di Metallus.it. Ogni virgola fuori posto è una frustata ai poveri redattori che ormai implorano pietà. Dalla Sardegna con furore, ma al posto del tunz tunz del Billionarie il suo pensiero fisso è la Love Machine di Blackie Lawless. Si divide tra la macchina fotografica, matrimoni e metallo colante.

4 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Scotillo massimo

    Li vidi per la prima volta a Milano al rolling stone al tour di orgasmate in 1986 poi altre 20 volte fui fortunati a incontrarlo due volte nel 1993 tour di bastards e nel 2002 al tour di hammerless e mi fece una buona impressione ambedue le volte lemmy la musica dei motorhead rimarrà per sempre nel mio cuore

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  2. Massimo Periale

    Ascoltai i Motorhead x la prima volta nel 1980 e da quel momento non smisi piu di adorarli…grande persona.. grande dignita..lemmy…….

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  3. pierluigi fumagalli

    saro’ sempre un grande fan dei motorhead e del grande lemmy erano al primo posto negli anni 80 ed ora 2016 ancora di piu’ commovente il racconto di steve vai rip lemmy spero vicino a mio fratello anche lui un suo grande fan che mi ha lasciato nel1993 riposate in pace.

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  4. Luca connetti

    Grandi Motorhead! Lemmy ispirera ancora tante generazioni.

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