Il settimo sigillo

Gli Americani Novembers Doom hanno completato il loro settimo album.

"Into Night’s Requiem Infernal" track listing: 01. Into Night’s Requiem Infernal 02. Eulogy for the Living Lost 03. Empathy’s Greed 04. The Fifth Day of March 05. Lazarus Regret 06. I Hurt Those I Adore 07. The Harlots Lie 08. When Desperation Fills the Void Samples Disponibili per il download a questo indirizzo.

Fonte: Blabbermouth.net

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Death SS: Il Settimo Sigillo – Intervista a Steve Sylvester

Allora Steve, se non sbaglio siete reduci dal tour di ‘The Horned God Of The Witches‘, che da “mini tour” preventivato, si è in realtà protratto più a lungo del previsto, vero? Avete ricevuto richieste dai fan in questo senso? Com’è stato ri-eseguire i vecchi brani?

“Sì, il tour di ‘The Horned God Of The Witches’ si è concluso proprio alla fine dell’anno scorso. Inizialmente dovevamo fare solo alcune date in cui riproporre i vecchi brani della band, alcuni dei quali non venivano eseguiti dal vivo da anni, continuando nel frattempo a lavorare su ‘The 7th Seal‘, il nuovo album, al quale abbiamo dedicato molto tempo. Questo esperimento però, è talmente piaciuto che ci siamo convinti a proseguire, in seguito anche alle richieste di molti fan di vecchia data. Risuonare quei brani è stato senza dubbio divertente, un tuffo nel passato. Questa esperienza tuttavia non è destinata a ripetersi, o per lo meno non del tutto. Per il tour di ‘The 7h Seal’ eseguiremo anche una buona parte dei brani del nuovo disco, misti ad altri episodi della nostra discografia e ad alcune canzoni di ‘The Horned God Of The Witches’. Escludo senz’altro l’ipotesi di proporre dal vivo il nuovo disco per intero, quest’idea mi venne in mente ai tempi di ‘Humanomalies’, ma non piacque molto al pubblico.”

Nell’ultima intervista per Metallus mi dicesti che il Settimo Sigillo, ‘The 7th Seal’, rappresenta, seppure da un punto di vista simbolico, la “morte” della band. E’ una dichiarazione abbastanza sibillina che di sicuro crea una forte curiosità sul futuro dei Death SS…

“Sì, è vero. Il settimo sigillo chiuderà il cerchio e rappresenterà proprio la fine, la “morte” se così vogliamo chiamarla. ‘The 7th Seal’ è l’ultimo capitolo di una serie di rituali magici e simbolici legati ad uno specifico periodo della band e in ognuno di questi momenti abbiamo dato vita ad un sigillo. Questo percorso magico lo puoi vedere rappresentato anche sul disegno impresso sul CD. Ogni disco rappresenta dunque uno specifico rituale, o meglio, non tanto ogni disco quanto piuttosto un periodo, perché nella discografia dei Death SS si contano ben più di sette album, e quello di ‘The 7th Seal’ va idealmente a chiudere il cerchio, a segnare dunque la fine di questo percorso. Ma non devi necessariamente pensare a una morte vera e propria, la “fine” non sta a significare che i Death SS si scioglieranno o che non esisteranno più, ma ci saranno di certo dei cambiamenti.”

Com’era lecito aspettarsi il nuovo album segna una nuova evoluzione stilistica. A mio avviso le venature elettroniche dei due precedenti lavori sono state notevolmente smussate a favore di un approccio molto hard rock, che ne dici?

“Il corpo elettronico è stato smussato, il nuovo album è senz’altro più diretto, più tipicamente “rock” se vogliamo usare questo termine. In particolare è stato fatto un grande lavoro per quanto riguarda la ricerca della melodia. Io trovo che un disco debba essere innanzitutto intrattenimento, deve divertire l’ascoltatore. Se io volessi parlare di filosofia o ritualità scriverei un libro, non sono argomenti che svilupperei in un disco. Credo che le melodie debbano essere assimilabili e arrivare subito all’ascoltatore, in modo che i brani siano immediatamente ricordati. E un disco, quando è orecchiabile è anche vincente. E per orecchiabile intendo dire piacevole, mnemonico ma non sfacciatamente commerciale.”

Sembrerebbe dunque che in questo album si sentano in particolare le influenze di Emil (Bandera, chitarrista della band, n.d.a.) a livello compositivo, che se non sbaglio è il rocker del gruppo…

“Sì, anche. Per quanto riguarda le composizioni io sono l’autore di tutte le liriche, mentre la musica è stata scritta da me, Emil ed Oleg (Smirnoff, ex-tastierista di Death SS e Vision Divine, n.d.a.). Nei brani che ho co-firmato insieme ad Emil puoi certamente sentire questo approccio più rock’n’roll, in modo particolare su ‘Shock Treatment’, mentre quelli composti insieme ad Oleg presentano maggiori riferimenti al sound tipicamente horror della band.”

A proposito, di recente Oleg Smirnoff è uscito dalla band. Sarà sostituito in pianta stabile da Freddy Delirio o si tratta di una soluzione temporanea?

“Ci sono stati alcuni cambiamenti nella line-up della band. Oleg non ha lasciato solo i Death SS ma anche il suo altro gruppo, i Vision Divine. Ha preferito uscire dal mondo musicale per dedicarsi ad altro.

Freddy Delirio, il primo tastierista della band, essendo libero da altri impegni musicali ha accettato di riunirsi a noi, ed ora il ruolo di tastierista dei Death SS è nuovamente suo.

E’ poi rimasto vacante il posto di Anton Chaney alla batteria. Per il tour ci siamo avvalsi della collaborazione di Ross Lukather, che era già stato drummer della band e con il quale abbiamo portato a termine le date del tour di ‘The Horned God Of The Witches’. Ross non ha avuto la possibilità di unirsi a noi, per cui l’attuale batterista dei Death SS è Dave Simeone, già negli Eldritch.”

Dunque lo split con Oleg è stato del tutto amichevole, mi pare di capire…

“Assolutamente sì. Oleg è un amico e ci sentiamo ancora, rispettiamo la sua scelta. Ha voluto semplicemente allontanarsi dal mondo musicale e trovare un’occupazione che gli consentisse un ritorno economico più stabile e sicuro, lontano dai rischi e dall’improvvisazione a cui spesso ti costringe una vita dedicata al rock. E come ben saprai, qui in Italia è veramente difficile poter vivere di musica!”

Parliamo di alcuni brani…comincio con ‘Give’Em Hell’, un pezzo sostenuto ma comunque assimilabile, scelto per essere la sigla della federazione italiana di wrestling. Segui questo sport? Com’è nata questa collaborazione con la ICW?

“Il wrestling è uno sport che mi piace e mi diverte molto, sono molto affezionato ai personaggi storici ed orrorifici, come ad esempio The Undertaker, ma continuo a seguirlo anche oggi. Trovo che questo sport presenti alcune continuità con ciò che faccio nei Death SS perché c’è sicuramente della violenza, ma è smussata dalla teatralità dei personaggi. Ognuno di questi lottatori interpreta veramente un personaggio, ed oltre che atleta è una sorta di attore esattamente come noi. Queste collaborazioni tra wrestlers e musicisti è una cosa abbastanza comune in America, ti porto l’esempio di Lemmy, che ha lavorato con Triple H. Qui in Italia la cosa è presente a livello embrionale, sicché, nel momento in cui si è creata questa federazione italiana di lottatori e c’è stata la possibilità di fare insieme qualcosa di concreto, ho subito accettato con entusiasmo.”

La successiva ‘Venus’ Gliph’ è secondo me la canzone più “gotica”, più vicina al vostro stile recente. Levami una curiosità, questa traccia prosegue la descrizione della figura femminile che era presente in ‘Scarlet Woman’ prima e più di recente in ‘Lady Of Babylon’?

“Assolutamente sì, hai centrato pienamente il bersaglio. Il brano ripropone il topic magico sulla figura femminile che era presente nei brani che tu hai citato, ma ogni brano del disco affronta comunque un topic di tipo rituale, sempre differente.’Venus’ Gliph’ sviluppa quello di tipo sessuale, in particolare parla della sintesi tra il lato maschile e quello femminile. Traccia una sorta di ying-yang in base al quale in ogni cosa ha una duplice parte, ha elementi cioè che appartengono a entrambi i sessi.”

Venendo più in generale al contenuto lirico dell’album, quali argomenti affrontate a da dove è arrivata l’ispirazione per le liriche? In particolare sembra che sia proprio la morte, vera e/o simbolica ad essere l’argomento principale.

“Certamente sì, la morte ricorre pressoché in ogni episodio del disco, sia essa fisica, simbolica, o sia il domandarsi che cosa succederà “al di là”, dopo di essa dunque. Ho avuto una forte ispirazione dal film “Il Settimo Sigillo” di Bergman, del ’56, un capolavoro della cinematografia definito come il “gothic-movie” per eccellenza.

Le liriche dei brani hanno ovviamente una doppia chiave di lettura e sta poi a ognuno trarne una libera interpretazione. C’è chi vorrà approfondirle e questo mi fa senz’altro piacere, ma ci sarà anche chi rimarrà in superficie e non vorrà andare a scoprire dei significati nascosti. E va bene anche così, perché come ti dicevo la musica deve essere innanzitutto intrattenimento, deve piacere, e non metterei mai su disco degli argomenti ermetici o filosofici.”

Un’altra canzone che mi incuriosisce molto è ‘Der Golem’, un brano che in sede di recensione ho definito “vintage”. Lo trovo molto dark, pieno di inaspettati riferimenti alla musica anni ’50. Tu che ne pensi?

“Sì, sì, sono d’accordo, può andare bene la tua definizione. Per la prima volta abbiamo affrontato a livello lirico la figura di un nuovo mostro, che è appunto il golem, così come viene descritto dalla cultura del popolo ebraico. Come sai nei nostri primi dischi descriviamo le altre figure dei mostri che poi impersoniamo a livello visuale: il vampiro, lo zombie, il lupo mannaro, ecc. Non avevamo ancora parlato di un mostro come il golem, che racchiude una particolare sacralità per il popolo ebraico. Anche questo episodio del disco rappresenta una delle varie tappe che portano a compimento il settimo sigillo.”

Venendo appunto al discorso visuale che da sempre accompagna la band, questa volta i costumi, pur continuando a seguire l’evoluzione stilistica, ricordano i cinque mostri storici in modo molto più marcato, sei d’accordo?

“Sì. Ma devi sapere che per ogni disco io voglio che la musica vada di pari passo a una dimensione visuale che la esprima al meglio e che ne sottolinei tutte le possibili atmosfere. Se guardi la copertina del disco noterai che ci sono varie sfumature di blu, di grigio, di nero, che ben si accompagnano alla musica, ai testi, a tutto ciò che vogliamo esprimere. Ovviamente anche i mostri fanno parte di questo panorama visuale, e posto che la chiusura del cerchio suppone una sorta di ritorno al punto iniziale, ho voluto che questa volta fossero più riconoscibili. Sono ancora molto moderni ma decisamente meno “cyber” che in passato. Sono un incontro tra ciò che sono e ciò che erano. Alcuni mi hanno rimproverato per aver così modificato le figure dei cinque mostri, ma io non amo ripetermi, nemmeno a livello visivo. Sarebbe stato quanto meno limitante proporre la stessa musica e le stesse atmosfere per trent’anni.”

Visto che hai nominato la copertina mi permetto di farti un’osservazione che non vuole essere offensiva. Dunque, se su ‘Humanomalies’ hai espresso un chiaro omaggio a Alice Cooper…

“Ah, la copertina di ‘Humanomalies’ era un ovvio omaggio a ‘Welcome To My Nightmare’!”

…Sul nuovo disco abbiamo la figura di un angelo, piuttosto inquietante. Ti sei accorto che è lo stesso soggetto che alcuni anni fa utilizzarono…

“Gli Angra! Tranquillo, me lo avete chiesto in 2000, non c’è nessun problema. Dunque, se devo essere sincero io non seguo gli Angra, francamente non sapevo che avessero già utilizzato questo angelo. Tuttavia, non ritengo di averli plagiati. Innanzitutto l’opera raffigurata in copertina è una statua del Cellini e si trova nei Musei del Vaticano, fa parte del dominio pubblico e non è protetta da nessun copyright. Pensa ad esempio a quanti dischi sono usciti con la Statua della Libertà sulla copertina! Se li contiamo tutti saranno migliaia e se ogni volta ci fosse da discutere sul fatto che qualcuno ha copiato da qualcun altro, non ce la caveremmo più! A parte questo la figura dell’angelo, che tra l’altro rappresenta l’Apocalisse, racchiude un significato simbolico che per i Death SS è unico e profondamente diverso rispetto a quello che potrebbero avergli attribuito gli Angra. L’opera in copertina prosegue in un certo senso anche all’interno del booklet del CD, dove noi siamo rappresentati come degli angeli cimiteriali. Quello che voglio dire è che le due figure sono inserite in un contesto enormemente diverso, anche a livello grafico: nero e dai contorni sfuggenti per noi, azzurrino e solare per gli Angra. Se avessi saputo prima che gli Angra avevano già utilizzato l’Angelo dell’Apocalisse del Cellini, allora avrei cambiato soggetto…ma francamente sono soddisfatto anche così, non credo proprio di averli copiati.”

Un altro brano “cardine” secondo me è ‘S.I.A.G.F.O.M.’, decisamente molto fruibile, a tratti mi ha ricordato delle atmosfere alla Alice Cooper, che ne pensi?

“Certo, Alice Cooper fa decisamente parte delle mie influenze e io non le ho mai nascoste! E’ stato dunque naturale che le sue atmosfere ritornassero in qualche modo nelle composizioni.”

Sono ora in previsione appuntamenti live per la band?

“Sì. Inizialmente valuteremo la possibilità di partecipare ad alcuni festival estivi, più in là inizierà ufficialmente il tour di ‘The 7th Seal’, nel quale proporremo appunto una buona parte dei brani del disco insieme ad altri più datati. Abbiamo anche l’obiettivo di muoverci all’estero in questo senso.”

Tornando al discorso visuale, noto con piacere che questa volta avete utilizzato il classico logo della band, seppure rielaborato, e non il nome scritto per esteso…

“Guarda, non me ne parlare! A causa della doppia S combatto da una vita contro i mulini a vento! La distribuzione dei dischi dei Death SS all’estero mi ha sempre creato problemi, ci sono dei paesi, te l’assicuro, dove la raffigurazione della doppia S è vietata dalla legge! All’inizio pensavo che fossero solo cazzate, invece è proprio così! Mi è toccato anche scendere a fastidiosi compromessi, modificando il moniker con “In Death Of Steve Sylvester” o “Sylvester’s Death” e ogni volta è arrivata qualche calunnia! E’ da una vita che combatto questa battaglia contro chi vuole vedere del marcio a tutti i costi! Ma questa volta il nome della band è scritto in caratteri più simili a rune che a lettere vere e proprie, per cui non dovrebbe creare particolari problemi.”

E purtroppo di recente, in seguito ai tristi avvenimenti del varesotto siete stati negativamente alla ribalta…

“A quanto pare gli assassini di Fabio Tollis erano nostri ascoltatori, so che il padre del ragazzo era stato a un nostro concerto accompagnato proprio da loro. In seguito ho dovuto difendere me stesso e la mia musica contro le periodiche crociate avverse al rock, ho anche partecipato a dei talk-show. Sono stato additato come un tipo che si veste da caprone e inneggia al male e alla violenza…Che ci vuoi fare, l’ignoranza è il male peggiore.”

Parlando di un argomento più leggero, se non sbaglio siete anche in procinto di girare il video di ‘Give’Em Hell’, vero?

“Sì. Ci troveremo Sabato 4 Marzo in una palestra di Pavia con i lottatori della ICW! Siete tutti invitati a fare casino, più siamo e più ci divertiamo!”

Steve, siamo giunti al termine. Ti ringrazio per la disponibilità e concludo con questa osservazione: Death SS, trent’ anni di storia e una vena compositiva che proprio non accenna ad esaurirsi. Dicci la verità…ma un patto col Diavolo lo avete fatto veramente?

“Beh, il percorso magico e rituale attraverso i sette sigilli fa proprio parte di un patto! Che poi non è necessariamente un patto con il Diavolo, ma piuttosto con un’entità superiore, possiamo vedere la cosa in modi differenti. Ora con il settimo sigillo il patto è concluso e io l’ho rispettato, ottenendo tutto ciò che mi ero prefissato all’inizio. Non ho mai usato i Death SS per fare i miliardi né per ottenere un successo planetario. Nel mio piccolo però, sono pienamente soddisfatto della mia crescita artistica e musicale e di tutto ciò che ho ottenuto con la band fino ad ora.”

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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