Black Label Society: Nick Catanese "Io suono solo la chitarra, non mi interessa essere ricco e famoso"

Black Label Society: Nick Catanese “Io suono solo la chitarra, non mi interessa essere ricco e famoso”

Black Label Society

Incontrato da spaziorock.it a marzo in occasione dello show tenuto all’Alcatraz di Milano, Nick Catanese commenta “Order Of The Black“, soffermandosi su brani e composizione, parla del personale rapporto con Zakk Wylde e ricorda alcuni momenti del recente passato della band.

Segue un estratto

Ciao Nick è un piacere averti con noi, per prima cosa come stai? Come sta procedendo il tour?
Ciao, tutto bene grazie. Il tour sta andando benissimo, non c’è niente di meglio che girare il mondo e suonare la tua musica, visitare posti nuovi… L’altro giorno a Parigi abbiamo fatto una pausa, siamo saliti sulla Torre Eiffell… È stato bellissimo!

Hai avuto modo di fare un giro per Milano?
Purtroppo no, non c’è stato tempo. A dire il vero ogni volta che siamo venuti qui non abbiamo mai potuto…

Beh, qui intorno non è che sia proprio uno spettacolo ahaha…
Ahaha… Almeno mi sarebbe piaciuto andare in qualche bel ristorante. Ma qui al locale cucinano per noi molto bene. Abbiamo mangiato ottima pasta… (ancora risate. Ndr)

Direi di cominciare a parlare del vostro ultimo album “Order Of The Black”. Ormai è stato pubblicato sette mesi fa, come lo giudichi adesso, dopo questi mesi?
Come lo giudico io?

Sì.
Mmm… sono molto contento, sai è stato diverso… In questo disco c’è moltissima energia… Non pubblicavamo un album da quattro anni, da “Shot to Hell”, un tempo molto lungo per noi, la gente attendeva questo disco e dovevamo fare il meglio possibile, le canzoni sono venute fuori bene, è potente, è grandioso!

Infatti considero “Order Of The Black” una sorta di ritorno alle origini, insomma, “Shot To Hell” possiamo definirlo come un disco melodico, invece l’ultimo full mi ricorda album come “Mafia”…
“Stronger Than Death”, “Sonic Brew”…

…Esatto! È stato un vostro obiettivo dall’inizio?
Sì, assolutamente. Bastano pochi secondi di “Crazy Horse” per capire che nel disco c’è tutta un’altra energia.

In QUESTA PAGINA l’intera chiacchierata.

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