Aggiornato:31.10

NECROART + LIFEND, 18.10

Di scena il death metal melodico con atmosfere gotiche al Sitting Bull di Pavia. I concerti di venerdì 18 Ottobre, infatti, hanno visto protagoniste due formazioni, i locali Necroart ed i milanesi Lifend, due gruppi che uniscono la violenza sinfonica tipicamente svedese (Dark Tranquillity, At the Gates, Liars in Wait) alle melodie ed atmosfere malinconiche e decadenti che si rifanno non solo al metallo gotico dei ’90, ma anche alla dark-wave degli Eightes. Si parte con il combo ‘di casa’, i vogheresi Necroart, forti di un notevolissimo seguito di fan dei dintorni (e non solo) e di una presenza scenica di tutto rispetto, con il singer Massimo Finotello, a tenere le redini dello show, ottimo istrione ed intrattenitore, nonché abile nell’uso dei growling, che alterna ad alcuni passaggi di voce pulita, specialmente nei brani più recenti, spina dorsale del secondo demo-CD ‘Dead Roses Parade’. Effettivamente, in questo secondo lavoro e nella prestazione di venerdì sera, la melodia e la ricerca di certe parti più tristi ed introspettive, paragonabili a certe cose fatte dai Dark Tranquillity con ‘Projector’, ma con la stessa potenza di ‘ The Mind’s I’, sono le principali direttive dei brani proposti dal combo iriense, anche se il six-piece (che ha aggiunto alle tastiere Davide Quaroni) non ha certo dimenticato di essere un gruppo metal: chitarre possenti e liriche (nonostante dei suoni un po’ secchi) e drum-work dominato dalla doppia cassa, aprono improvvisamente squarci di melodia in pezzi come ‘ Suicidal Karma’ e ‘Dead Roses Parade’. Personalmente li preferivo ai tempi di ‘Let the Carnage Begins’, con la loro formola di black/thrash e melodia, ma anche adesso i Necroart dimostrano di essere un gruppo da tenere d’occhio. Tuttavia, va fatto notare che i sei pavesi devono eliminare alcune sbavature ed imprecisioni live, come una non sempre perfetta sintonia tra chitarre e sessione ritmica, almeno da quello che si è visto al Sitting Bull e stare attenti a non perdere la loro personalità introducendo fin troppa melodia. Passando al sestetto meneghino dei Lifend, che vanterà un sound milgiore di quello dei Necroart, ci si trova di fronte ad una formazione impeccabile dal punto di vista tecnico, anche sul versante live, che ci offre un’interessante miscela di swedish-death melodico (pure questi???) e di quel particolare tipo di metal gotico (ma è un termine usato a sproposito in questo caso) che vede nei nostri Lacuna Coil gli esponenti più maturi ed originali. L’uso della voce femminile, soave ma anche pieno di energia, si sposa bene con le ritmiche ora serrate, ora melodiche e dall’ampio respiro, via di mezzo tra In Flames, Dark Tranquillity, Lacuna Coil (appunto) e The Gathering periodo ‘Mandylion’. La classicità di alcune parti di tastiera, rendono track quali ‘Breathing my Anguish’ e ‘Spiral Dance’ estremamente pregevoli, visto che si avvalgono di un triplo cantato, con basso (Roberto) per i growling cupi e chitarra ritmica (Alberto) per quelli acuti, aiutare Sara nelle linee vocali. Appare un po’ fuor i contesto la voce di Alberto, non sempre al meglio, mentre sia Sara che il drummer Matteo risulteranno tra i ‘migliori in campo’, anche se tutta la band, che si produce in una cover dei Depeche Mode (‘Enjoy the Silence’) con ‘ospite d’onore’ Massimo dei Necroart, dimostra di essere molto ben affiatata, anche compositivamente; devono solo lavorare sul sound per togliere quell’effetto un po’ posticcio che le loro influenze hanno in alcuni passaggi, ancora troppo debitori verso chi li ha aspirati. Una conferma ed una piacevole scoperta al Sitting Bull: doppietta interessante per un ottimo concerto metal, segno che la scena nazionale è in continua evoluzione. Alla prossima.

AUTOPSIA, 12.10

Vi meritate la Pausini!!! Chi è che odio a tal punto da volergli infliggere una pena che anche Goering avrebbe definito disumana? Semplice, i metallari di Pavia. Anche se sto parlando dei miei concittadini (e questo mi fa imbestialire ancora di più!), non posso nascondere la delusione che ho provato vedendo esibirsi i ‘tellurici’ Autopsia venerdì 12 Ottobre al Sitting Bull di Certosa di Pavia, davanti alla miseria di 12 paganti!! Mettiamo da parte, però, le mie filippiche e passiamo a raccontare il concerto del four-piece piacentino (così evito di grippare il fegato dalla rabbia). Sfoderando suoni dalla potenza stile ‘ Wehrmacht’ e con una definizione sorprendente viste le dimensioni del piccolo club pavese, i quattro emiliani sommergono gli ascoltatori con una cascata di acciaio rovente che si solidifica nelle note di pezzi quali ‘ Endless Eclipse’ o la stessa title-track del demo dal quale viene tratta la maggior parte della scaletta, ‘I Lied’. Il thrash/death degli Autopsia, che nasce dalle ceneri di band come Dark Angel, Sepultura periodo ‘Arise’, Forbidden, per fondersi in maniera estremamente personale con l’apocalittica e moderna violenza di Carnal Forge e dei Fear Factory degli esordi, lascia il segno, soprattutto per la devastante prestazione del batterista Teo Mazzotti, autentico maratoneta della doppia cassa, unita all’M-60 travestito da chitarra di Leo Balocco, spietato cecchino del riff, dotato anche di buona tecnica e gusto per gli assoli, anche se in pezzi come ‘Empty Uniforms’ mi piacerebbe vedere un po’ più spazio dedicato alla parte solista. Ottime anche le cover eseguite dalla formazione di Piacenza, sia per ferocia e perizia tecnica (eccetto una scivolone sull’arpeggio iniziale di ‘Season in the Abyss’ di Leo!), che per scelta: difficile trovare gente che coverizzi con la stessa cura ed intensità ‘Faboulus Disaster’ degli Exodus o ‘Lack of Comprehension’ dei Death. Una delle poche pecche da sottolineare, in generale, nella prestazione degli Autospia, ed in particolare, nella performance del singer Diego Grossi, è una certa carenza d’ incisività e potenza negli screaming più acuti, specialmente nella cover degli Slayer. Una prestazione, però, che ha stupito piacevolmente alcune persone (poche, ovviamente!) che non conoscevano il quartetto emiliano, ed hanno accusato il colpo dovuto all’impatto devastante con queste pr omettentissime macchine da guerra (che adesso sono diventate cinque, con l’inserimento di una seconda chitarra). Volevo fare un sermone sullo scarso senso di partecipazione dei metal-head (o ****head, se preferite…se avete capito cosa intendo) della mia zona, specialmente dopo che li si sente lamentarsi per l’assenza d’iniziative musicali, salvo poi vederli assenti perché magari ‘gli hai cambiato giorno e devono uscire con gli altri amici, perché se no li lasciano da soli, visto che non amano ‘sta musica’. Preferisco, invece, dire una sola cosa: peggio per voi, avete perso la possibilità di vedere un gran gruppo, ma, in compenso, avete alleggerito il Sitting Bull dalla vostra presenza. Per voi c’è solo l’inferno di San Remo, con i Ricchi e Poveri che vi fustigano cantandovi ‘Mamma ma!! Mamma Maria’!

TUNGUSKA + INFERNAL ETERNAL

Serata inaugurale, quella di sabato 5 Ottobre, per la stagione metal promossa dal pub Sitting Bull di Certosa di Pavia ed organizzata in collaborazione con la fanzine Metal Knight (dalla quale è partita l’idea) e le testate on line di Holymetal.it, Truemetal.it ed, ovviamente, Metallus.it. E’ stata la gelida ferocia del black metal, in due diverse forme, ad animare la serata del locale pavese, con una buona risposta di pubblico. I parmigiani Tunguska, headliner della serata, affiancati dai lodigiani Infernal Eternal, hanno offerto, grazie anche ad un’acustica e dei suoni veramente soddisfacenti, un buon concerto, dove si è potuta riscontrare l’ elevata media della perizia tecnica sfoggiata dai due combo emiliani. Ma vediamo in dettaglio quali sono stati i momenti salienti della serata. La ‘prima mossa’, tocca agli Infernal Eternal farla, quartetto dedito al black più feroce e tradizionale e cover band dei signori del nero suono scandinavo, i Marduk. Chitarra e batteria sono i reparti avanzati che lasciano maggiormente il segno, in virtù della notevole precisione dei due strumenti in questione, vera spina dorsale delle track proposte dagli Infernal Eternal, che dimostrano anche una buona dose di dinamica in certi passaggi che richiamano ai Dissection, anche se si tratta dell’eseguzione di cover dei Marduk. C’è il limite di un’eccessiva monodirezionalità della proposta in una cover band di questo tipo, che rende il costante assalto sonoro dei quattro ‘demoni’ di Lodi un po’ tedioso sulla lunga distanza; a questa pecca, va aggiunta l’avulsa e totalmente asettica presenza scenica della band, assolutamente non disposta a comunicare col pubblico (neppure i titoli dei brani!), ma qui è una questione di filosofia attitudinale ed è inutile criticare o discutere. Tocca, successivamente, agli headliner, i Tunguska, three-piece guidato dall’ eclettico Fearbringer, a continuare la serata all’insegna dell’ estremismo sonoro. Qui siamo di fronte ad un black metal più particolare, e non solo per i massicci inserti di tastiera campionata. Il sound dei Tunguska, che basano le loro liriche su teorie, avvistamenti ed intrusioni aliene nella storia dell’uomo, ha una struttura chitarristica meno dinamica e maggiorment e teso a creare un alone atmosferico, che, per certi passaggi di riffing, può richiamare alla mente i Voivod più violenti, misti, ovviamente, alla tradizione black dei fiordi, con Immortal, Darkthrone, Mayhem ed anche spunti dei primi Dimmu Borgir, per l’epicità di molti loro passaggi. L’assenza del bassista, sostituito dalle strutture ritmiche delle doppie chitarre, ed i suoni di queste ultime, molto più secchi che quelle del gruppo che li ha preceduti, ha reso non facile l’assimilazione dei loro pezzi, anche se si è notata una maggiore personalità e maturità compositiva, frutto anche dei due demo finora realizzati, che emerge maggiormente nei brani di ‘If you believe or Not’, la loro più recente release. Bisogna ammettere, però, che la maggior presenza scenica del frontman, chitarrista e vocalist Fearbringer, ha sicuramente giovato alla proposta non facile della band, che deve, comunque, migliorare l’amalgama fra le varie influenze e non lasciare così tanto divario fra le linee melodiche di tastiera e quelle ritmiche degli strumenti tradizionali.

Tirando le somme, un buon concerto, specialmente per gli appassionati del genere, che hanno potuto vedere due formazioni emergenti e valide dal vivo, ed un incoraggiante inizia per il Sitting Bull quale nuovo punto di riferimento per chi vuole ascoltare le realtà dell’underground italiano e per quelle formazioni che cercano uno spazio per suonare la propria musica. Prossimo appuntamento, venerdì 11 Ottobre con i deathsters Autopsia da Piacenza. Stay tuned!

Andrea Evolti

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