Whitfield Crane & Orchestra Of Doom: Live Report della data di Verona

Abbiamo già avuto molti indizi per capire che il 2016 sarà un anno dove il connubio tra metal e musica classica troverà ottimi modi per sfogarsi. Tra i dischi solisti di Wolf Hoffmann e Daniele Liverani, per arrivare al mastodontico progetto del Vivaldi Metal Project, sono già molti gli esempi proficui di questa associazione di intenti, e ora ne arriva un altro, in sede live. Whitfield Crane, prima di ripartire per il nuovo tour con gli Ugly Kid Joe, ha avuto un colpo di fulmine per la città di Verona, al punto da fare conoscenza con il giovane ma talentuoso direttore d’orchestra Andrea Batttistoni (che ha già diretto alcune opere nella prestigiosa cornice dell’Arena) e, associandosi con l’orchestra della Fucina Culturale Machiavelli, ha dato vita a uno spettacolo unico. Il bel teatro Ristori, per molto tempo rimasto chiuso al pubblico e ora visibile in tutto il suo classico splendore, ha ospitato Crane, l’amico Tim McMillan, il chitarrista Lee Richards e tutta l’orchestra (archi, ottoni e perfino un’arpa, per un totale di 32 element con il primo violino a fare le parti della chitarra solista) per una serata di brani rock riproposti con accompagnamento classico (e batteria). Lo stile impeccabile dell’orchestra si unisce quindi al dinamismo di Crane, che si presenta sul palco con maglietta della Phil Campbell All Star, pantaloncini corti e scarpe da tennis, non sta fermo un attimo da quel bambino iperattivo che continua a essere e, nonostante sembrino due mondi così distanti, il risultato è di una fusione perfetta.

Whitfield Crane non è mai stato un artista del “belcanto”, non ha una di quelle estensioni vocali che fanno gridare al miracolo (sì, insomma, non ce lo vedremmo con i tre tenorini de Il Volo), ma le sue interpretazioni nel corso delle due ore di concerto sono perfette ed estremamente intense. L’omaggio principale è riservato ai Black Sabbath, e l’introduzione del concerto, lasciata interamente all’orchestra che esegue l’inizio di Black Sabbath fa già capire che i musicisti sono a loro agio anche con un repertorio moderno. Seguono alcuni brani dedicati al migliore Ozzy Osbourne solista, fra cui spiccherà nel finale una strepitosa “Diary Of A Madman“, che già di suo è uno dei brani migliori di Ozzy da solista e trova la sua massima espressione nell’esecuzione con l’orchestra. Dopo un breve intervallo, come si conviene a tutti i concerti di musica classica che si rispettino, c’è spazio per alcuni estratti più o meno noti dalla carriera degli Ugly Kid Joe, con “Cloudly Skies“, “No One Survives” e naturalmente “Cats In The Cradle“, per poi tornare al repertorio di Sabbath e Osbourne, concludendo con una strepitosa “Iron Man“. Grande successo di pubblico (il teatro è praticamente pieno) per un’iniziativa che è stata (diciamocelo pure) ingiustamente pubblicizzata poco dai normali canali di notizie metal e che speriamo comunque si possa replicare in tempi brevi.

Setlist:
– Black Sabbath
– The Wizard
– Sabbath Bloody Sabbath
– Hand Of Doom
– Spiral Architect
– Revelation (Mother Earth)
intervallo
– solo vibrafono
– Cloudly Skies
– Someday
– Everyone
– Black And White
– No One Survives
– Cats In The Cradle
– Mr Crowley
– Diary Of A Madman
Encore:
– Iron Man

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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