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Whitesnake / Hardcore Superstar / The Answer: Live Report della data di Pistoia

Whitesnake, Hardcore Superstar, The Answer insieme sullo stesso palco. Praticamente un sogno per ogni amante dell’Hard Rock in tutte le sue sfumature. L’occasione è il Pistoia Blues Festival, nella giornata di Venerdì 15 Luglio.

Districandoci tra vicoli e viuzze purtroppo ci perdiamo l’esibizione dei Crazy Rain ma arriviamo per la conclusione dello show dei Junkie Dildoz. Il pubblico non è ancora molto numeroso e il sole picchia ancora sul palco della meravigliosa Piazza Duomo di Pistoia. Volumi molto alti e un sound un po’ confuso non aiutano, ma le prime file sembrano già molto cariche con la band italiana.


CRAZY RAIN

 

 

 


JUNKIE DILDOZ

 

 

 


THE ANSWER

Cambio palco veloce quello che ci porta ai The Answer, primo big della giornata. La band irlandese è in tour per promuovere la 10th Anniversary Edition di Rise, primo loro album uscito in versione deluxe poche settimane fa. Il set è breve, mezzora scarsa, in cui i quattro capitanati dal sempre magnetico Cormac Neeson alla voce, presentano una manciata di estratti proprio da Rise tra cui le sempre coinvolgenti Under The Sky e Preachin, insieme a un paio di anticipazioni dal prossimo album “Solas”. Vengono eseguite la futura titletrack e “Thief Of Light”, due brani che, da quello che abbiamo sentito, ci presentano i The Answer in una veste abbastanza inedita, con atmosfere più dilatate e soffuse, in contrasto con l’immediatezza rock dei brani più datati. Purtroppo i volumi sono ancora molto alti, ma la qualità del suono è scarsa. Voce troppo alta e strumenti piatti non rendono giustizia a una band di grande livello. Li rivedremo in autunno.

 

 

 


HARDCORE SUPERSTAR

Possiamo definirli quasi co-headliner della giornata. Quando gli Hardcore Superstar definiscono l’Italia come la loro seconda casa, c’è da crederci. Puntualmente in terra nostrana ogni 5-6 mesi, con una risposta di pubblico sempre calorosissima. Un’ora a disposizione di fronte a un pubblico finalmente più numeroso. C’è l’impressione che in molti siano qui per loro, ma che al popolo dei Whitesnake la musica degli Hardcore Superstar interessi forse poco. Una platea quindi quasi divisa a metà, di fronte a una performance che però convince a fine show anche i più scettici. Impossibile resistere ai quattro svedesi, attualmente una delle migliori live band in circolazione. Scaletta ruffiana (as usual) ma con qualche chicca per i fan della prima ora. In apertura infatti troviamo “Hello/Goodbye” da Bad Sneakers seguita poco dopo da “Liberation”, mentre quasi sul finale verrà eseguita anche “Dear Old Fame” da Thank You, da tempo non presente in setlist. In mezzo alcuni grandi classici come “Last Call For Alcohol”, “We Don’t Celebrate Sunday” e “Above The Law”. Jocke scende nel pit a cantare e le prime file cadono in adorazione. Una perfetta macchina rock’n’roll, purtroppo i volumi però non sono ancora soddisfacenti.

 

 

 


WHITESNAKE

Spiegarvi ancora una volta perché David Coverdale sia, nonostante tutto, ancora uno dei più forti performer rock sul pianeta terra è compito gravoso ma ci proveremo nuovamente. Il “Greatest Hits Tour” dei Whitesnake potrebbe essere se non l’ultima, una delle ultime possibilità di essere morsi dal serpente bianco. Per questo il biondo frontman ha assemblato la miglior setlist per far felici tutti i fan della band, proponendo il meglio dei tre album di maggior successo della discografia: Slide It In, 1987 e Slip Of The Tongue, in realtà includendo anche brani antecedenti che però furono nuovamente incisi su quest’ultimo.

Un’ora e mezza di concerto, 13 canzoni in tutto. Poco? Forse sì, ma a 64 anni suonati David Coverdale è il frontman che ancora in molti cercano di imitare, completamente padrone della scena, magnetico e vocalmente ancora competitivo con il giusto e dovuto supporto. Circondato di musicisti di alto livello, Coverdale costruisce l’ennesimo show vincente dove quello che conta veramente sono le canzoni, il ritornello perfetto, il riff indimenticabile. Se nel precedente tour dedicato al Purple Album, l’elemento strumentale era sicuramente molto più rilevante nella dinamica live, qui prevale nettamente un approccio più diretto e senza fronzoli. Gli assolo di batteria, basso e chitarra onestamente appesantiscono e smorzano il ritmo, ma comprendiamo la necessità di rifiatare; a conti fatti meglio così, piuttosto che arrivare a Still Of The Night senza più un filo di voce.

Quello di Pistoia è l’ennesima dimostrazione che per suonare questa musica, per arrivare alla pancia della gente, per essere memorabili, non serva essere tecnicamente impeccabili. Serve il cuore, servono le canzoni, serve essere amati, in modo incondizionato. Sentire in successione Bad Boys, Slide It In, Love Ain’t No Stranger, una chicca come The Deeper The Love, Fool For Your Loving, è emozione pura. Riuscire a portare una Crying In The Rain di questo livello sul palco dopo oltre 40 anni di carriera è un risultato a cui tutti dovrebbero ambire e che dovrebbe essere celebrato in modo più degno, da un pubblico sempre troppo pronto a criticare i propri idoli. La band lavora alla perfezione ma in tutta onesta, e non ce ne vogliano perché il loro è un grande merito e un grande onere/onore, siamo tutti lì per Coverdale, per sentire per le ultime volte quel magnifico urlo sguaiato di Still Of The Night. Niente da aggiungere.

Lunga vita al Serpente Bianco.

 

 

 


Le foto del Meet&Greet con The Answer e Hardcore Superstar

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Piero

    Ma della pessima qualità audio ne vogliamo parlare??

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  2. Chiara

    so how bad was the audio then?

    Reply

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