Wave Gotik Treffen 2011: Live Report – Day 1

Come ogni anno, in occasione della Pentecoste, si svolge a Lipsia il Wave Gotik Treffen, vero e proprio happening più che un semplice festival, che riunisce almeno ventimila anime nere giunte da tutta Europa e dal mondo. La ventesima edizione vede gli organizzatori fare le cose in grande e aggiungere addirittura una giornata di warm-up, Giovedì 9 Giugno, giornata purtroppo persa nella sua quasi totalità visto il nostro arrivo a Lipsia in tarda serata. Per la cronaca, si sono esibite le band accorse durante la prima edizione del Treffen, nel 1992, a riproporsi ben vent’anni dopo nella celebre cornice dell’Agra Halle, location principale della kermesse. Abbiamo il tempo di sistemarci in albergo e giungere nella venue mentre si odono le ultime note dei riuniti Love Like Blood. Fa piacere osservare però come la città sia già tinta di nero e numerosi astanti stiano affollando l’ampio palazzetto.

La giornata di Venerdì 10 Giugno propone già un programma molto ricco e tocca fare alcuni dolorosi tagli. Rinunciamo al concerto di Diamanda Galas, purtroppo sold out al Teatro Dell’Opera e ci rechiamo per un primo giro di ricognizione nel Villaggio Pagano nei pressi dell’Agra. La bucolica location è da sempre dedicata alle performance dei gruppi folk e ai loro concerti di musica acustica e medievale. Birra rossa, idromele e salsicce, chi sta meglio di noi? Il tempo di rifocillarci e decidiamo di recarci nella splendida cornice del Teatro Centrale per seguire il concerto dell’ex The Cure Roger O’Donnell. Lo show del tastierista inglese è di quelli all’insegna della professionalità e dell’introspezione. Il successo ottenuto dalla carriera solista di Roger non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello di Robert Smith e soci, ma fa piacere osservare con il nostro proponga con grande onestà la sua musica, un semplice ambient minimale incentrato sulle tastiere, atmosferico e molto personale. I trenta minuti a sua disposizione sono in massima parte serviti a presentare al pubblico di Lipsia il nuovo album “Quieter Trees”, da cui vengono eseguiti ampi estratti. Non mancano alcuni errori ma si direbbero proprio dettati dall’emozione di un uomo che si lascia assorbire dalle proprie composizioni e per primo, appare stupito dal caloroso bagno di folla che lo aspetta nella hall del teatro.

Nel frattempo, il nostro fotografo Marco è all’Agra e segue per noi il concerto dei Gothminister.

Ecco la sua cronaca: “Al via dunque l’esibizione dei norvegesi Gothminister che, come ogni band che partecipa al festival, presenta sui palchi di Lipsia un nuovo lavoro, per loro il quarto in studio (escludendo il demo del 2001), “Anima Inferna”, per poi, terminato il tour promozionale, riunirsi nuovamente in studio per perfezionare un “Best Of” con la summa della loro produzione. Tutto questo, stando alle news ufficiali. Il loro nuovo lavoro si presenta come un’ottima commistione tra riff metal e ben amalgamate sequenze di sintetizzatore. Potente,drammatico, oscuro e coinvolgente, unito ad una performance live che, essendo tra le prime, deve essere al massimo per poter emozionare le folle giunte da ogni parte d’Europa per il festival. Ed i Gothminister ci sono riusciti, unendo pezzi “storici” come “Devil”, “The Holy One” e “Swallowed By The Earth”, a nuovi brani come “Liar”, primo singolo estratto da “Anima Inferna”, “Stonehenge” e “The Beauty Of Fanatism”. Ottima performance, migliore rispetto a tanti gruppi più blasonati, unico neo, le pessime luci.”

Ed eccoci giunti all’Agra, in tempo per seguire lo spettacolo degli Umbra Et Imago. La band gioca in casa e in effetti è un palazzetto già colmo a darle il benvenuto. Musicalmente, gli Umbra Et Imago hanno seguito un sentiero di progressivo ispessimento, partendo dal 1991 come band darkwave per approdare in seguito ai lidi del gothic metal, sebbene sempre influenzato da alcune atmosfere elettroniche. L’originalità forse non è il loro forte, ma gli spettacoli griffati Umbra Et Imago scottano, in tutti i sensi. Uno show visivo il loro, infarcito da continui giochi pirotecnici e con il vocalist Manuel “Mozart” Munz a trascinare la folla con le sue doti da animale da palco, o forse da animale e basta, vista la forte espressività sessuale comunicata dai loro show. Tanto che Mozart coinvolge una performer in un improvvisato cunnilinguus che suscita ilarità e ovazioni. Tutti estraggono il telefonino, è il trionfo del kitsch (e di You Tube). Tuttavia, la band mostra la sua esperienza e lo show è solido e massiccio in tutti i suoi quarantacinque minuti di durata. Il finale, affidato alla rocciosa cover di “Rock Me Amadeus” (celeberrimo singolo del cantante austriaco Falco) genera un headbanging collettivo e li congeda da vincitori.

E’ poi il momento della musica elettronica d’essai, con una band avvezza al palco dell’Agra e al Wave Gotik Treffen. Parliamo degli svedesi Covenant, storico ensemble di synth pop / industrial svedese ma estremamente popolare in Germania e anche nel resto d’Europa. L’autore di questo articolo deve sottolineare che le performance dei Covenant seguite negli ultimi tempi sono state purtroppo inferiori alle aspettative, ma questa sera, complice anche una set-list che pesca in lungo e in largo dalla carriera dei nostri, il livello qualitativo è piuttosto buono, sebbene sembra ancora mancare un pizzico di coesione sul palco. Eskil Simonsson è il consueto istrione e interpreta i brani con classe e carisma, interagendo spesso con degli astanti realmente coinvolti nello show. Le “spalle” di lusso, Daniel Meyer e Joakim, sono invece più distaccati, sembrano voler finire in fretta, un po’ di calore in più anche da parte loro non avrebbe guastato. Nemmeno i suoni sono il massimo e la miscela potente ma prima di tutto elegante e melodica della band appare molto più muscolare. Poco male, la scaletta è davvero di lusso e brani del calibro di “Dead Stars” e “Ritual Noise” svolgono al meglio il loro dovere smuovendo alla grande il pubblico tedesco, sia i veterani che le nuove leve del panorama elettronico.

Deine Lakaien: la serata non poteva terminare in modo migliore. Il gruppo tedesco è qui per presentare il recente studio album “Indicator” (2010) e i nuovi brani (tra cui spiccano i magnifici “Six O’Clock”, “One Night” e “Gone”) si intersecano ai classici. Quella di Alexander Veljanov e Ernst Horn è una performance elegante, in particolare il front-man si muove sul palco con grande disinvoltura, interpretando le canzoni con il suo timbro grave e suadente. Il mix di elettronica minimale e musica classica appare vivo e coinvolge emotivamente l’audience in uno spettacolo che in alcuni momenti sembra darci l’impressione di ascoltare la colonna sonora di un’opera teatrale.

Report a cura di Andrea Sacchi e Marco Turi

Fotografie di Marco Turi – Ritualart 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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