W.A.S.P.: Live Report della data di Milano

Di nuovo sul nostro territorio, i White Anglo Saxon Protestant si presentano per l’ultima tappa tricolore della sezione autunnale del ‘Neon God World Tour’. Tre date italiane dall’ottimo responso di pubblico e che ci hanno permesso di tastare il polso ad una band dalla salute di ferro, nonostante i continui cambi di line-up. Ma si sa, i WASP sono Blackie Lawless e Blackie Lawless è WASP in tutto e per tutto: tanto basta al pubblico presente al Rainbow di Milano. Un signore, Blackie, oramai prossimo alla cinquantina, che – chissà come mai – passano gli anni ma mantiene immutato il suo carisma, nonostante di viso somigli sempre più ad un ibrido tra Renato Zero e la Bertè!

Senza gruppi di supporto, con una scaletta non molto generosa – ma basata su grandi classici – i nostri si presentano all’appello per le 21.45 con l’intro ‘The End’ di Morrisoniana memoria e come in Apocalypse Now, inizia il bombardamento a tappeto con il classico medley che vede questa volta al suo interno ‘Helldorado’, ‘Inside The Electric Circus’ ed ‘Hate To Love Me’. Cerone bianco in volto (destinato, brevemente, a sciogliersi dal sudore) e capello corvino, Blackie dimostra da subito la propria capacità di tenere in pugno la platea con verve da consumata rockstar, quale è! La vasca dei ricordi è già pronta per essere percorsa a grandi bracciate: ecco quindi che ‘L.O.V.E. Machine’ e ‘Wild Child’ piombano fameliche sul pubblico che non cessa un solo secondo di cantare… ma è con ‘Animal’ che quest’ultimo esplode! “Fuck Like A Beast! Fuck Like A Beast!”, urla rabbioso il singer e i fans gli rispondono prontamente a tono. Questo trasgressivo ed oltraggioso inno che negli ’80 fece diventare i W.A.S.P una delle band più odiate dal PMRC, un’ associazione di mogli di senatori USA e genitori che si battono contro “le indecenze” dettate dal rock, in questa sede si limita ad essere proposta senza particolare veemenza visiva.

Tutto il set è infatti spoglio di ogni licenziosa decorazione o “attrezzo”, vuoi per le ridotte dimensioni dello stage, vuoi per evitare (si pensa) grane con le autorità, come anni addietro, in occasione del tour di ‘Kill Fuck Die’. La band va a rendere omaggio al secondo capitolo di ‘The Neon God’ con ‘Come Back To Black’ piacevole episodio recepito – tutto sommato – bene dai fans presenti. Altro tuffo nel passato lo abbiamo con la seconda parte dello show, con la title track di ‘The Headless Children’, la splendida ‘The Idol’ dal concept ‘The Crimson Idol’ (peccano non sia della partita ‘Chainsaw Charlie’!!!) ed ancora da ‘The Headless Children’, la cover ‘The Real Me’. Secco e deciso Lawless annuncia ‘I Wanna Be Somebody’ e scoppia l’entusiasmo in un pogo che ben suggella il concerto, prima dei bis. Pausa di rito, prima di veder comparire il gigantesco Blackie con acustica in mano ad intonare un minimedley composto da ‘The Titanic Overture’ e ‘Sleepin’ In The Fire’. A chiudere ‘Raging Storm’ dal primo ‘Neon God’. Sembra quasi che il tempo per i nostri sia terminato anche perché un improvviso e repentino calo di volume fa temere una ‘Blind In Texas’ in tono minore (Gods 2004 docet): fortunatamente le cose si sistemano in pochi secondi e l’augurio di un come back nello Stivale da parte del frontman statunitense, sarà la sola cosa che riecheggerà nelle orecchie dei fans.

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