Wacken Open Air 2018: Live Report e foto del Day 3 con Helloween, Dimmu Borgir, Steel Panther e altri

L’ultimo giorno di Wacken si apre con un bel sole, che porterà nel corso della giornata a fare laute scorpacciate di certi gelati con il biscotto alla vaniglia nera, e i concerti che iniziano a mezzogiorno, in modo da consentire ai campeggiatori di riposarsi un po’ di più. La giornata comincia subito con alcune esibizioni molto interessanti, a partire da quella dei Riot V sul Louder Stage. Il pubblico non è moltissimo, ma la band sa farsi valere con un live di un’ora incentrato principalmente sull’album “Thundersteel”. Ottima la prova della band e di Todd Michael Hall in particolare, che si conferma un frontman d’eccezione, adattissimo al contesto. Un inizio di giornata piacevole e per nulla banale, insomma.

Il sole picchia, la polvere si alza e si alzerà ancora di più, ma è tocca ai Wintersun salire in scena. L’atmosfera sembra quindi raffreddarsi e un vento freddo proveniente dal nord sembra calare sull’Infield con l’arrivo sul palco della band finlandese. Molti gli estratti, come prevedibile, dall’ultimo album pubblicato, ovvero “The Forest Seasons”, e l’impressione in generale di una band sicura di sé, affascinante e capace di suscitare interesse in qualsiasi contesto.

Pochi minuti e si cambia di nuovo scena. C’è un’enorme papera di gomma, come quelle che si mettono nelle vasche da bagno dei bambini, ad aspettare gli Alestorm sul palco a loro dedicato. È da poco passata l’ora di pranzo ma il popolo di Wacken non sembra minimamente intenzionato a concedersi una pennichella. I folli scozzesi salgono sul palco e infiammano il prato con uno show divertentissimo, pieno di ironia, di coinvolgimento dei presenti e di siparietti comici, il tutto suonando sempre a un ottimo livello. Sul palco si festeggia il compleanno del guitar tech Joel, mentre sotto il palco si scatena un crowd surfing impressionante, che coinvolge gente di tutte le età e di tutte le nazioni. Partendo da vecchi successi come “Captain Morgan’s Revenge” per arrivare a pezzi più recenti, estratti da “No Grave But The Sea”, come “Alestorm”, “Mexico” e “Fucked With An Anchor”, i cinque scozzesi portano in posta il lato più leggero del pirate metal, con la stessa convinzione, anzi, osiamo dire con un po’ più di convinzione, rispetto a quella con cui i Running Wild, non più tardi di ieri sera, hanno messo in scena il lato più storico del genere. Un live imperdibile sotto tutti i punti di vista.

Il pomeriggio avanza e si torna a un momento più serio. I Gojira sono una delle band partecipanti a questa edizione del festival con un sound più moderno, ma non per questo il pubblico presente è meno numeroso o meno attento. La loro performance è ancora una volta coinvolgente ma più distaccata per quanto riguarda il relazionarsi con i presenti. Buona parte del live è incentrato su estratti dall’ultimo album, “Magma”, anche se si spazia ad ampio raggio sulla storia musicale della band, tornando fino alle origini con “Love”, contenuta nel debut album “Terra Incognita”. Ottimo il lavoro di Mario Duplantier a voce e chitarra, senza dubbio e meritatamente il personaggio più di spicco della formazione francese.

Quando gli Steel Panther entrano in azione, l’atmosfera cambia di nuovo e si stabilizza su un andamento più leggero e quasi goliardico per buona parte della serata e della notte, fatta eccezione per lo show dei Dimmu Borgir. Il quartetto californiano è molto bene accetto in terra tedesca, e il popolo di Wacken, sempre pronto alla goliardia, li accoglie lanciando in giro bambole gonfiabili, cazzi di gomma e un tripudio di belle ragazze discinte durante “17 Girls In A Row”. Nonostante sia stato pubblicato da poco un nuovo album, “All You Can Eat”, la maggior parte dei pezzi eseguiti dalla band si rifanno al passato, come “Fat Girl”, “Girl From Oklahoma”, “Community Property” e così via. Come solito, la band intrattiene con una lunga presentazione comica da rotolarsi per terra e di battute pungenti di tutti i tipi (“Ringraziamo la Germania per aver prodotto tante glorie di fama mondiale…come David Hasselhoff”). Tutto questo, come sempre, con gli Steel Panther che si confermano come un’ottima band a livello tecnico, capace di suonare ai massimi livelli senza comunque prendersi mai troppo sul serio. Non bisogna mai sottovalutare gli Steel Panther, e anzi bisogna ricordarsi che oltre a essere dei comici di prima categoria sono anche e soprattutto dei musicisti eccezionali, ed è proprio questa combinazione la loro forza motrice.

Si avvicina quello che è il concerto di punta di tutta questa edizione di Wacken, ovvero le due ore e mezza che spettano di diritto agli Helloween in conclusione del Pumpkin United Tour. Prima di loro, però, c’è ancora tempo per godersi un’ultima escursione su uno dei palchi minori, il Wasteland Stage. Oltre ai concerti, questo piccolo palco, molto più alto degli altri palchi minori (un po’ come succede in certi motoraduni per intenderci), ospita le esibizioni dei Wasteland Warriors, un gruppo di artisti che si radunano ogni anno a Wacken indossando meravigliosi costumi a tema post apocalittico. Prima che inizi l’esibizione degli Act Of Defiance, curiosamente infilati in questo stage così piccolo e imboscato, c’è quindi modo di vedere un loro breve passaggio.

E’ abbastanza particolare il fatto che due musicisti con una storia alle spalle importante come Chris Broderick e Shawn Drover siano in un certo senso relegati in questo angolo del territorio di Wacken. Ad ogni modo, la curiosità è molta, e anche se riusciamo ad assistere solo a una parte della loro esibizione, gli Act Of Defiance si comportano da veri professionisti, con alcuni estratti dal loro album “Old Scars, New Wounds” che riscuotono un buon successo fra i presenti.

E’ sabato sera, e a Wacken è il momento del concerto più importante. Gli Helloween tornano trionfalmente in patria per chiudere in bellezza il loro tour mondiale, che ha visto il ritorno nella formazione di Michael Kiske, che nonostante qualche piccolo episodio di cali di voce ha retto alla perfezione tutte le volte in cui lo abbiamo visto. Come prevedibile, lo show degli Hello ween raduna una quantità spropositata di pubblico, con una setlist che non riserva particolari sorprese rispetto a quanto già visto nell’ambito di questo straordinario Pumpkins United Tour, ma che chiude in bellezza un graditissimo ritorno della band. fra “Dr. Stein” posta all’inizio del live, “A Tale That Wasn’t Right”, “Power”, “I I Could Fly”, la stessa “Pumpkins United”, e le vecchie glorie immortali come “Eagle Fly Free”, “I Want Out”, “Future World” e “Keeper Of The Sevent Keys”, sia per quanto riguarda gli strumenti che per quanto riguarda i cantanti, tutto scorre con estremo dinamismo e gran divertimento. La band non mostra il minimo segno di stanchezza, viene lasciato spazio a tutti e si sprecano i sorrisi, gli sguardi di intesa e i momenti di calore fra tutti i membri della band. in molti ci chiediamo cosa succederà agli Helloween dopo questo trionfale ritorno e dopo che Michael Kiske ha dimostrato di sapersi amalgamare così bene con il resto della band. al momento non c’è ancora risposta, ma dopo avere assistito a questo live trionfale, come era poi successo un mese e mezzo fa per quello più breve al Firenze Rocks, la speranza è solo che questa formazione possa continuare a produrre materiale in studio e, soprattutto, a sfornare live di questo livello.

Siamo ormai a mezzanotte, è possibile che qualche campeggiatore prudente abbia deciso di iniziare a smantellare il campo, ma per noi p ancora presto. Il penultimo concerto di quest’anno ci vede pronti al ritorno in scena dei  Dimmu Borgir. L’atmosfera torna subito ad acquistare una connotazione più seria, cupa e opprimente, e a differenza di quanto fatto ad esempio dagli Steel Panther, la loro esibizione si concentra sui pezzi contenuti nel recente “Eonian”. Si potrebbe disquisire a lungo sul valore della scelta stilistica fatta dai Dimmu Borgir negli ultimi anni, soprattutto facendo il confronto con “Mourning Palace” che viene eseguita come ultimo brano. In realtà l’impressione rimane positiva anche per quanto riguarda i brani più recenti, per cui, se anche è vero che certe tracce rimangono impresse a fuoco nel cuore, è anche vero che pezzi come “The Unveiling”, “Interdimensional Summit”, “Council Of Wolves And Snakes” e “Archaic Correspondence” (che per l’occasione fa il suo debutto live) hanno comunque una buona resa e reggono il passo con il passato.

L’ultimo concerto sui palchi principali di Wacken è per tradizione di una band folk. Questa volta tocca agli In Extremo, vero monumento del genere, che ha pubblicato lo scorso anno un best of intitolato “40 Wahre Lieder”. È da questo album che viene scelta la maggior parte delle tracce, per uno show dedicato ai molti fedelissimi e indomiti che restano sotto il palco e sembrano non avere ancora abbastanza. La band si comporta da professionista, sembra divertirsi molto e non risente minimamente del passare del tempo. Gli In Extremo hanno ormai una solida carriera alle spalle e lo dimostrano mostrandone gli aspetti più spensierati. Un ottimo live, che chiude una delle edizioni che abbiamo vissuto in maniera più leggera, grazie soprattutto al bel tempo, che ci ha consentito di spaziare molto di più sul terreno di Wacken, di spostarci senza grossi problemi e di vivere il tutto con maggiore consapevolezza. Non sappiamo se il prossimo anno saremo di nuovo qui, ma sappiamo già che l’edizione del trentennale riserverà grosse sorprese a chi potrà prendervi parte.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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