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Wacken Open Air 2017: Live Report e foto del Day 1 con Europe, Accept e Volbeat

E’ giovedi e come tradizione si apre l’Infield, l’area concerti principale di Wacken, e hanno inizio i concerti più grossi. Per cercare di evitare il terreno disastrato delle ultime edizioni, gli organizzatori hanno lavorato molto per migliorare le condizioni del terreno, e quando le porte dell’infield si aprono e comincia la tradizionale corsa alla transenna, tutto sembra andare per il meglio. Peccato che, neanche mezz’ora dopo l’apertura dei cancelli, il cielo diventi color ghisa e si scateni una pioggia breve ma fortissima, con raffiche di vento che faranno anche qualche danno alle tende e che riduce (di nuovo) l’Infield nel classico pantano (anche se in effetti qualche miglioramento nelle condizioni del terreno c’è).
La mattina di questa giornata, in cui le condizioni climatiche cambieranno circa ventisette volte ogni ora, la passiamo però sotto il Bullhead City Circus, per assistere ad alcune esibizioni della tradizionale Metal Battle, vinta quest’anno dagli heavy metaller messicani Jet Jaguar. I Nale sono quest’anno i rappresentanti della Svezia, un Paese che ha sfornato una serie infinita di band celebri e che stavolta ci propone una formazione a quattro elementi, dedita a un metal che va a braccetto con l’hardcore, brutale e pressante al punto giusto.

Vengono da Philadelphia i Corpse Hoarder, vincitori della Metal Battle per gli Stati Unti, e anche la loro è un’esibizione travolgente, grazie al loro death/grind metal senza compromessi e a una presenza scenica particolarmente efficace.

Si definiscono math metal e annoverano tra le loro influenze anche il rock progressivo anni ’70. Sono gli Stengah, vengono da Lille e rappresentano la Francia. Una band dalla proposta forse più complessa da apprezzare ad un primo ascolto, proprio in virtù delle molte influenze (a volte difficili da riconoscere) e di uno stile che esplora gli aspetti più estremi dei generi di interesse; ad ogni modo, visto l’ottimo piazzamento nella classifica finale della Metal Battle (un buon quinto posto), sembra che la proposta piaccia.

C’è ancora tempo per assistere alla performance dei Rising Dream, che vengono dalla Croazia, hanno alle spalle una buona esperienza di live come opener di band anche molto importanti, come Deep Purple e Iron Maiden, anche se la loro proposta musicale è decisamente più orientata verso un metalcore molto ben riuscito.

Passati i tre minuti di pioggia e tempesta, è ora di fare sul serio. Sempre nell’ambito delle tradizioni, è consuetudine che il primo concerto sui tre palchi principali (ribattezzati quest’anno Harder, Faster e Louder, dallo slogan del festival) siano gli Skyline, band di cui fanno parte gli organizzatori del festival e che, con la solita allegria, sfoderano una serie di cover classiche come “Welcome To The Jungle”, “Hush” e “Here I Go Again”, che scaldano bene l’atmosfera. Il momento più significativo si ha però sul finale, con l’ingresso sul palco della metal Queen Doro Pesch. Doro, che apparirà più volte nel corso di questa edizione del festival, viene accolta da un vero e proprio boato di gioia da parte del pubblico e si esibisce prima nell’inno di Wacken, “We Are The Metalheads”, e poi con il classico dei Warlock “All We Are”. Rivedremo Doro nel corso della giornata e in altri momenti del festival, ma intanto, questo è un bell’inizio.

Da alcuni anni il giovedi di Wacken è stato ribattezzato come “A night to remember”, inteso come un momento in cui si registrano esibizioni uniche nel loro genere, o per diverse particolarità nello spettacolo, o per la presenza di gruppi al loro debuttoo sul palco tedesco. Ross The Boss rientra a pieno diritto nella categoria delle esibiizioni particolari, con il suo repertorio composto da un concentrato di estratti dalla prima discografia dei Manowar. Da “Blood Of The Kings” a “Sign Of The Hammer“, da “Fighting The World” a “Battle Hymn“, per concludere con “Hail And Kill“, Ross The Boss riesce a unire gli animi dei presenti sotto il segno di un vero e proprio monumento nella storia del metal. Importante anche la presenza di un altro ex membro dei Maonwar, Rhino alla batteria.

Due anni fa gli Europe si esibirono a Wacken durante il diluvio del mercoledi sera, in un Bullhead City Circus in cui era impossibile entrare tanto era stipato di gente. Il 2017 vede la band di Joey Tempest rivalutata e portata sul Faster Stage, molto più accessibili per tutti (il tempo, per fortuna, cambia appunto ogni tre secondi, ma per il momento regge). Non ci sono, nell’ora a disposizione della band, anticipazioni dal nuovo album che uscirà in autunno, ma una semplice (si fa per dire) carrellata di alcuni tra i brani più celebri del repertorio della band svedese, dai più recenti “War Of Kings” e “Hole In My Pocket” agli storici “Superstitious” e “Rock The Night“, passando per “Last Look At Eden” e “Sign Of The Times“. I volumi sono perfetti (manco a dirlo, siamo a Wacken), Joey Tempest fa il piacione come sempre e canta alla grande, come sempre, coadiuvato da un John Norum mai in ombra e da una band compatta come sempre. Si chiude, è quasi superfluo dirlo, con “The Final Countdown“, e i fan dell’hard rock sono contenti.

L’annuncio degli Status Quo in un festival dedicato prevalentemente al metal ha destato forse qualche sorpresa. La notizia, arrivata poco tempo dopo, della morte di Rick Parfitt aveva fatto temere per questa esibizione, dato che gli Status Quo hanno perso uno dei loro elementi fondamentali. Per la prima volta a Wacken, la band britannica si inserisce però alla perfezione nel quadro della Night To Remember 2017 e riesce a tenere viva l’attenzione di tutti, comprese le masnade di tedeschi che stanno aspettando gli Accept al varco, facendo ballare, saltellare e scuotere anche i più scettici. Nessuno si sogna di dire o di pensare che senza Parfitt la band sia finita. Il nuovo ingresso, il trentenne Richie Malone, oltre a proseguire la tradizione che vuole il predominio delle Telecaster nei brani della band, non sfigura affatto nella situazione e, in circa un anno di permamenza, sembra essersi adattato bene al suo compito e mostra di avere qualità tecniche e il sound giusto. Rick Parfitt viene, ovviamente, ricordato a più riprese da Francis Rossi, così come viene ricordato Chuck Berry con “Rock and Roll Music / Bye Bye Johnny” nel finale. Poche chiacchiere e tanto rock and roll purosangue, con pezzi recenti come “Beginning of the End” alternati a cavalli di battaglia storici come “Paper Plane”, “Roll Over Lay Down” e “Down Down”. Non sappiamo cosa riserverà il futuro per gli Status Quo, ma l’esibizione di Wacken (da non perdere considerato che potrebbe essere un’impresa durissima trovarceli in Italia) ci ha restituito una band scatenata e con uno charme immutato.

Ed eccolo qua, uno dei momenti unici e irripetibili di Wacken 2017. Gli Accept avevano già annunciato da tempo che le due ore di concerto a loro disposizione sarebbero state qualcosa di unico, e le aspettative non sono state disattese. La band sale sul palco alle 20.00, con una scenografia imponente che riprende l’artwork di copertina dell’ultimo album, The Rise Of Chaos; ricordiamo che l’uscita del disco era prevista per il giorno seguente, per cui la prima delle tre parti in cui si divide il concerto, incentrata appunto sui nuovi pezzi, è in parte un’anteprima per il pubblico. Dei tre momenti in programma, questo è il più breve, e in realtà i brani nuovi sono solo due, cioè “Die By The Sword” e “Koolaid“, ma l’accoglienza riservata ai pezzi è decisamente positiva. Una breve pausa è necessaria perchè sul palco si installi la Czech National Symphony Orchestra, altra protagonista della serata. La seconda parte del concerto è incentrata sul repertorio solista di Wolf Hoffmann e sul suo disco “Headbanger Symphony“, in cui musica classica e metal vanno a braccetto. Beethoven, Mozart, Mussorgsky e Vivaldi e alcune delle loro opere più celebri vengono legate a doppio filo tra musica classica e rock, per una di quelle commistioni di grande effetto che tirano fuori il lato più tamarro del pubblico tedesco e non solo. Il livello è già molto alto, ma si può ancora salire; la terza parte del live vede quindi tutti gli Accept tornare sul palco ed eseguire una carrellata di propri classici insieme all’orchestra. Fatta eccezione per qualche pezzo più recente, come “Stalingrad” e “Dying Breed“, questa parte del live è incentrata sul repertorio più storico degli Accept, con “Fast As A Shark“, “Princess Of The Dawn” e, anche qui è quasi inutile dirlo, “Balls To The Walls” in chiusura. Uno show decisamente lungo, ma talmente originale e vario che è impossibile annoiarsi.

Ci sarebbe già ampio margine di soddisfazione per questa prima giornata intera, e invece la serata è ancora lunga. Il compito di chiudere la Night To Remember 2017 spetta ai Volbeat, che a Wacken sono ormai di casa e presentano uno show che, pur essendo in grande stile e molto curato, ha abbastanza punti in comune con quelli che la band sta portando in giro per la Germania nell’ultimo periodo. Ci sono però un paio di momenti molto significativi verso il finale, ad esempio la dedica di “Goodbye Forever” a Chris Cornell e Chester Bennington, e l’esecuzione di “Evelyn” insieme a Barney dei Napalm Death, che si sono esibiti la stessa sera su uno dei palchi del Bullhead City Circus. E’ interessante anche riascoltare brani come “Doc Holliday“, “Sad Man’s Tongue“, “Soulweeper” e “Black Rose“, che fanno ormai da tempo parte del repertorio live dei Volbeat. La band appare in ottima forma e completamente a proprio agio, e non fa altro che concludere in grande una giornata all’insegna della varietà (non solo di tempo atmosferico) e dello stile.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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