Wacken Open Air 2015: Live Report del Day 3

Passando indenni anche il freddo notturno, l’ultimo giorno di festival a Wacken comincia e continuerà sotto i migliori auspici in ambito climatico. La pioggia è ormai solo un lontano ricordo presente solo sulle tracce lasciate su vestiti e stivali, ma il terreno ha ormai assunto una connotazione quasi normale e quasi uniforme (a parte alcune aree ancora a livello di alta fangosità, che però sono state transennate). È possibile quindi camminare senza sprofondare, addirittura sedersi per terra, e questi cambiamenti climatici sono accompagnati da alcuni cambiamenti anche nel pubblico. Iniziano a fare capolino le famiglie con bambini, che fino ad oggi erano irreperibili, e il variopinto popolo che affolla l’area concerti tira fuori il meglio della goliardia con travestimenti eccentrici in ogni dove. Insomma, per il suo giorno conclusivo l’edizione 2015 riserva alcuni dei momenti migliori. Per questa giornata non ci allontaniamo praticamente mai dall’area concerti principale, con buona pace del W.E.T. e dell’Headbangers Stage, sui quali comunque si esibiscono anche oggi band importanti come Cryptopsy, Suicide Silence e Shining (questi ultimi all’una di notte). Si comincia quindi a mezzogiorno in punto con i Khold, gruppo black metal norvegese da sempre legati ai Satyricon come ispirazione musicale, che vengono seguiti con buona partecipazione dai presenti più mattinieri.

Uno degli eventi importanti della giornata è però l’esibizione degli Amorphis, che sono nel pieno del tour celebrativo del loro album “Tales From The Thousand Lakes” e propongono un set interessante, ottenendo un ottimo riscontro dal pubblico.

La grande sorpresa però si ha con il set del Rock Meets Classics, uno dei momenti più coinvolgenti non solo della giornata ma di tutto il festival. Il concerto inizia in sordina, quando il tendone che copre il palco si alza con un quartetto d’archi al femminile a suonare un’introduzione strumentale; dietro di loro però si trova un secondo tendone, che nasconde l’orchestra al gran completo con un direttore in occhiali a specchio e orchestrali in abbigliamento dark. La Bohemian Symphony Orchestra di Praga accompagna una parata di artisti più o meno celebri in un crescendo di intensità come pochi altri se ne ricordano. Dopo la cover di “Thunderstruck” e l’apparizione della graziosa Jennifer Haben, cantante dei Beyond The Black, inizia una parata di star senza pari. Sale per primo sul palco Joe Lynn Turner, che non si fa sfuggire l’occasione di una dedica a Ronnie James Dio con l’esecuzione di tre estratti dal repertorio dei Rainbow come “I Surrender”, “Stargazer” e “Spotlight Kid”. Tocca poi a Michael Kiske, poco dopo avere appreso che i suoi Unisonic si esibiranno a Wacken nell’edizione 2016, che regala un paio di perle del calibro di “A Little Time”, “Kids Of The Century“, per finire con un’esaltante e fedelissima versione di “I Want Out”. Se con Kiske era andata bene, con l’ultimo ospite dell’orchestra va ancora meglio. Si tratta di Dee Snider, che ha la capacità di coinvolgere tutta l’arena concerti, già strapiena, con il suo carisma dirompente. Accompagnato da una maglietta con la scritta “Stop Making Selfies”, che poi ad un certo punto si toglie invitando anche le ragazze dell’orchestra a fare altrettanto, Dee Snider canta quattro brani in un grande crescendo emotivo, partendo da “You Can’t Stop Rock ‘n’ Roll”, “We’re Not Gonna Take It”, per arrivare a un’intensa “The Price” dedicata all’amico scomparso A.J. Pero e finendo con una straordinaria “I Wanna Rock” cantata a più riprese da tutta l’arena concerti, con un’eco assordante che sembra stupire anche Dee Snider. Davvero uno dei momenti migliori di tutto il festival.

Fare qualcosa di meglio dopo un concerto del genere è difficile. Ci vediamo comunque l’esibizione dei Bloodbath, completamente diversa e particolare (forse messa in una posizione troppo alta in scaletta rispetto alla fama  della band).

I Judas Priest infiammano il True Metal Stage con un set di un’ora e quarantacinque che riprende fedelmente quanto già visto anche a Milano poco più di un mese prima. Ad ogni modo, se l’esibizione non lascia spazio a grandi sorprese, laddove perfino i cori che Rob Halford fa fare alla folla prima di “You’ve Got Another Thing Comin’” sono sempre gli stessi, si ha modo ancora una volta di assistere a un ottimo lavoro da parte di questi padri della NWOBHM che sembrano non avere la minima intenzione di farsi da parte.

La notte di Wacken andrà avanti ancora a lungo, con i saluti da parte degli organizzatori, l’arrivederci al prossimo anno e le ultime esibizioni (si andrà avanti fino alle tre di notte); c’è tempo comunque di vedere cosa fanno i Cradle Of Filth in attesa di rivederli dal vivo in Italia in autunno. Nel frattempo la carovana del ritorno ha già avuto inizio, con la certezza di aver preso parte a un festival che, nonostante tutte le difficoltà, ha saputo regalare momenti di ottima musica, di grandi emozioni condite da spirito di iniziativa e altruismo tra i partecipanti (infinite volte abbiamo visto piccole cose come perfetti sconosciuti che si aiutavano a superare una zona particolarmente fangoa, tanto per citare l’esempio più banale). Concludo questo lungo (e comunque incompleto: per vedere tutto a Wacken bisogna avere il dono dell’ubiquità) report riportando le parole del tassista che mi ha riportata alla stazione di Itzhoe la domenica mattina, che sintetizzano perfettamente uno dei motivi per cui Wacken è un festival tanto amato dal grande pubblico: “Wacken è un’utopia. È un posto dove le persone sanno aiutarsi e andare d’accordo indipendentemente dalla loro origine, dal colore della pelle e dalla lingua che parlano. Se si desse un po’ più retta a quello che succede qui in questi giorni, se si prendesse Wacken ad esempio, il mondo sarebbe un posto migliore”.

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login