Wacken Open Air 2015: Live Report del Day 1

Nonostante le raccomandazioni e il preallarme, la prima notte in campeggio a Wacken 2015 passa all’insegna delle sferzate di pioggia e delle raffiche di vento, divertenti per chi sa di avere un’attrezzatura adeguata per resistere, un po’ meno per quelli a cui la confortevole dimora viene allagata da uno scroscio di pioggia o semi divelta da una raffica più forte. con tutto questo, il mattino comincia di nuovo all’insegna della pioggia e di conseguenza del fango. Dopo avere verificato lo stato di salute della tenda, avere speso un po’ di tempo nel negozio con l’ingresso a teschio di mucca che vende tutti i gadget del festival (tutte le scuse sono buone per passare un po’ di tempo al caldo e con l’asfalto sotto pi piedi) e avere esplorato gli stand dislocati sulla strada principale di Wacken paese, torniamo in area concerti; il tutto, è sempre bene ribadirlo, sempre sotto la famosa pioggia iniziata la sera prima, il che rende gli spostamenti non impossibili ma molto più lenti rispetto al solito. Il primo concerto degno di interesse si svolge a metà pomeriggio e vede come protagonista Udo Dirkschneider che per l’occasione si fa accompagnare dall’orchestra militare Bundeswehr Musikkorps: in pratica, una di quelle tamarrate alla tedesca che appaiono spesso in occasioni speciali come Wacken e che riscuotono sempre un certo successo. L’orchestra, rigorosamente in divisa militare, esordisce sul palco suonando il tema di “Così parlò Zarathustra”, continua con i due temi principali della colonna sonora di “Guerre stellari”, per lasciare poi spazio a Udo accompagnato dalla sua band, con un repertorio che spazia ad ampio raggio nel suo repertorio solista e termina con un paio di estratti dai grandi classici degli Accept, come “Metal Heart” e “Princess Of The Dawn”. L’associazione fra Udo e l’orchestra militare è comunque ben azzeccata, soprattutto per gli interventi da parte di fiati e percussioni, che offrono un efficace accompagnamento e un simpatico effetto scenografico. Riscuote molto successo tra i presenti anche “Trainride In Russia”, per la quale fa la sua comparsa sul palco un impeccabile fisarmonicista in uniforme militare e baffoni bianchi alla asburgica.

Setlist Udo:

  • Das Boot
  • Animal House
  • Future Land
  • Independence Day
  • Heart Of Gold
  • Man And The Machine
  • Faceless World
  • Book Of Faith
  • Cut Me Out
  • Stillness Of Time
  • Trainride In Russia (Poezd Po Rossii)
  • King Of Mean
  • Metal Heart
  • Princess Of The Dawn

Le previsioni del tempo più volte diramate dagli organizzatori del festival parlavano di un sensibile miglioramento del clima dal tardo pomeriggio di giovedì; in effetti, dopo oltre un giorno di caduta incessante, la pioggia toglie il disturbo (si sarà spaventata dalla parata militare sul palco di Udo?), evitando così di fornire nuovo materiale di ingrasso per il pantano già consistente ovunque. Purtroppo la sovrapposizione di orari non ci permette di assistere alla performance dei Deathless Legacy, vincitori per l’Italia della Metal Battle, ma ci concediamo comunque un passaggio sotto il tendone coperto. Assistiamo così ai brevi set dei Metaprism, band con alternanza di voce maschile e femminile che rappresenta il Regno Unito, e degli Arana, terzetto thrash metal, vincitori per il Centro America. Tempo di intravedere Mikael Stanne ruggire sul palco con i suoi Dark Tranquillity, ed è ora di tornare nell’area principale per l’evento cardine della giornata (e anche del festival). Il concerto unito di Savatage e Trans-Siberian Orchestra era stato annunciato già alla fine dell’edizione 2014 come un evento unico e irripetibile, sia per la location, con le due band posizionate sui due palchi principali, che per il ritorno sulle scene dei Savatage, la cui ultima esibizione prima di questa risale al 2002. Tocca proprio ai Savatage iniziare questo lungo concerto, con il ritorno insieme sul palco di Al Pitrelli (chi di voi era presente al Gods Of Metal 2001, quello dei due palchi, ricorderà che Pitrelli aveva lasciato la band pochi mesi prima) insieme a Chris Caffery, Johnny Lee Middleton, Jeff Plate e, naturalmente, Jon Oliva alla voce e tastiere. Le sorprese continuano quando, al momento di “Edge Of Thorns”, è Zachary Stevens a prendere in mano il microfono; in pratica, i due cantanti si alternano per cantare i pezzi così come erano stati incisi sui rispettivi album. I primi quaranta minuti di concerto sono quindi una rapida carrellata di alcuni tra i pezzi più celebri dei Savatage, poi l’azione si sposta a fianco, sul True Metal Stage, dove tra fiamme e luci accecanti è schierata la Trans-Siberian Orchestra al gran completo. Un altro aspetto dell’unicità di questo concerto è che, durante il lungo set dell’orchestra, vengono eseguiti dal vivo ben tre inediti, che apparterranno al full length della TSO in uscita il prossimo autunno. Per il resto, chi ha assistito almeno una volta a un concerto della TSO sa di che cosa stiamo parlando: un’ambientazione in grande stile, effetti scenici ad effetto, un insieme di coriste / ballerine che si muovono in perfetta sincronia e accompagnano musicisti d’eccezione come Jeff Scott Soto alla voce e, naturalmente, una parte dei Savatage che si spostano dall’altro palco per aggregarsi alla TSO. La prima ora e mezza di concerto passa così, ma il finale riserva ancora sorprese. Le due band iniziano infatti l’ultima ora di performance suonando insieme, sui rispettivi palchi, un’ulteriore manciata di brani. In questo set sono da evidenziare le esecuzioni della struggente “Morphine Child”, di “Believe” e di una grandiosa versione di “Chance”, durante la quale scorrono sui maxischermi i colori delle bandiere di tanti Paesi del mondo. Suonare insieme su due palchi, senza potersi guardare ed eseguendo brani così complessi dal punto di vista strumentale e vocale, oltre ad avere richiesto un lavoro immane, è un altro di quegli elementi che caratterizzano l’unicità del concerto. Sul finale, dopo la strumentale “Sarajevo 24/12” e dopo “Requiem”, una raffica di fuochi d’artificio illumina il cielo sopra i due palchi, nello stesso momento in cui, neanche a farlo apposta, la coltre di nubi si squarcia definitivamente e la luna piena si affaccia sopra il Black Stage: il maltempo se ne va e da qui in poi la strada per i partecipanti a Wacken è in discesa. Non sappiamo se i Savatage torneranno in scena, come tutti i loro fan auspicano ormai da anni, ma è certo che quella di Wacken resterà nella storia della band e del festival come una situazione irripetibile e straordinaria.

Setlist Savatage/TSO:

  • The Ocean
  • Gutter Ballet
  • 24 Hours Ago
  • Edge Of Thorns
  • Jesus Saves
  • The Storm
  • Dead Winter Dead
  • Hall Of The Mountain King
  • Madness Of Men
  • Another Way You Can Die
  • Night Conceives
  • The Hourglass
  • Beethoven
  • Prometheus
  • A Last Illusion
  • The Mountain
  • Carmina Burana
  • Turns To Me
  • Another Way
  • Mozart And Madness
  • Morphine Child
  • King Rurick
  • Believe
  • Chance
  • Sarajevo 24/12
  • Requiem

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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