Volbeat: Live Report e foto della data di Milano

DANKO JONES

Rispettando la tabella di marcia, salgono sul palco alle 19.00 spaccate i Danko Jones, prima rock band che ha il duro compito di aprire il concerto dei ben più noti Volbeat, headliner di questa serata.

Una mezz’ora scarsa, con 7 pezzi suonati, ma abbastanza da scaldare già gli animi del pubblico, che ha avuto difficoltà a rimanere immobile, per colpa di quelle sonorità rock ‘n’ roll in stile Kiss, Ac/Dc che i Danko Jones hanno saputo reinterpretare in chiave moderna, aggiungendo a queste sonorità collaudate, anche qualche influenze punk e metal seppur non stravolgendo il genere.  Da oltre 20 anni è una sicurezza, e pure i pezzi suonati delle ultime uscite (A rock Supreme, Wild Cat) testimoniano che non hanno nulla da invidiare alla discografia meno recente, tirando fuori dal cilindro pezzi come “First Date”, Full of Regret e Had Enough.

L’orecchiabilissima “My Little RnR” chiude la loro performance, ottenendo anche il consenso dei più indecisi o di coloro che sono unicamente per i Volbeat.

I Danko Jones hanno finito il loro show, ma il cantante lo ritroveremo di nuovo sul palco tra non molto…

Setlist:

1- I Gotta Rock

2- Fists Up High

3- First Date

4- Full of Regret

5- Lovercall

6- Had Enough

7- My Little RnR

BARONESS

A distaccarsi dalle altre band del palinsesto, ecco entrare in scena i Baroness: non di certo gli ultimi della classe, ma anzi, tra i massimi esponenti delle ultime ondate di Stoner/Sludge metal.

La band ha avuto modo di poter promuovere la sua ultima uscita discografica “Gold and Grey”, il primo in cui la giovane Gina Gleason ha contribuito nella composizione.

Se dapprima la ragazza era impegnata con diverse cover band, negli ultimi due anni ha avuto modo di andare in tour con i Baroness e di inserirsi nel migliore dei modi, regalando alla band una ventata di freschezza, da cui anche la performance ha tratto giovamento

È stato dato un grande spazio alle canzoni degli ultimi 2 dischi (“Gold and Grey” e “Purple”), tuttavia, per i più nostalgici, i Baroness hanno trovato il modo di incastrare in scaletta “March To The Sea”, “Isak” e “Take My Bones Away”, suonata per concludere il loro set.

Setlist:

1- Kerosene

2- March to the Sea

3- Borderlines

4- Tourniquet

5- Can Oscura

6- Front Toward Enemy

7- Throw Me an Anchor

8- If I have to Wake Up (Would You Stop The Rain?)

9- Fugue

10- Shock Me

11- Isak

12- Take My Bones Away

VOLBEAT

Infine, alle 21.30, ecco salire sul palco i Volbeat: ormai il Fabrique è ormai stracolmo ed il pubblico è ormai è fuori controllo. Come era prevedibile, anche vista la loro fama, i Volbeat hanno potuto contare su un grande sostegno dei fan, che per tutto il tempo hanno battuto le mani, cantato insieme alla band.

Nonostante i recenti problemi alla voce del cantante Michael Poulsen, in questa serata si è dimostrato nel pieno delle forze. Nessun taglio alla scaletta, che anzi ha raccolto ben 20 pezzi sparsi della discografia, anche se, come per le due band precedenti, la maggior parte delle canzoni sono state selezionate dagli ultimi due capitoli “Rewind, Replay, Rebound” e “Seal the Deal & Let’s Boogie”. Di quest’ultimo spicca “Black Rose”, cantata insieme a Danko Jones, salito sul palco nuovamente per quest’occasione.

L’Italia ha avuto anche il privilegio di poter ascoltare in anteprima live, il brano “Cloud 9”.

Come sempre un concerto variegato: i Volbeat si destraggiano bene a mischiare, rock, metal, folk, rockabilly e ballad, non risultando di certo monotoni.

Queste influenze sono state rivendicate esplicitamente durante il concerto dallo stesso Michael, che si è dichiarato fan di Elvis, Johnny Cash (a cui ha dedicato una breve parentesi suonando “Ring Of Fire”) e persino gli Slayer (da cui deriva la canzone “Slaytan”, introdotta dalle note di “South Of Heaven”).

Dopo oltre un’ora e mezza, anche i Volbeat concludono lo show, terminando con il loro classico “Still Counting”, una delle poche canzoni della vecchia guardia.

Tuttavia il pubblico è rimasto soddisfatto, segno che forse la svolta più commerciale della band non dispiace ai fan, che in ogni caso, non vedono l’ora di poterli rivedere nuovamente qua in Italia.

Setlist:

1- The Everlasting

2- Pelvis on Fire

3- Doc Holliday

4-  Cloud 9

5-  For Evigt

6- Lola Montez

7- Sad Man’s Tongue

8- Black Rose (feat Danko Jones)

9- When We were Kids

10- Slaytan

11- Dead but Rising

12- Fallen

13- Die to Live

14- Seal the Deal

15- Last Day Under The Sun

16- The Devil’s Bleeding Crown

17- Leviathan

18- Leti t Burn

19- Pool of Booze, Booze, Booza

20- Still Counting

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