Voivod: Live Report e foto della data di Milano

I Voivod sono una band unica, in trentacinque anni di onoratissima carriera hanno rappresentato una inossidabile avanguardia, capace allo stesso tempo di rappresentare il sound più sincero dell’heavy metal e la sua possibile evoluzione verso forme diverse. Un’identità che ha ricevuto l’ennesima conferma con lo splendido nuovo album “The Wake” e che viene interamente trasportata in questa serata live al Santeria Social Club.

Il loro show deve ancora cominciare, ma all’interno dell’arena l’eccitazione è comunque palpabile, anche perché la presenza in concomitanza di una mostra dedicata ai disegni in bianco e nero del poliedrico batterista Away (al secolo Michel Langevin) ha funzionato da riscaldamento per la serata, con più di un fan che è riuscito ha strappare qualche foto e una chiacchierata con il disponibilissimo musicista.

Si attacca quindi alle 22 precise, con la title track del recente Ep “Post Society”, senza dubbio uno dei brani migliori dell’ultimo periodo della band, ma anche un buon incipit che permette di sistemare ed equilibrare al meglio suoni e livelli. L’impatto comunque arriva bello forte e la simpatia di un frontman atipico come Snake rimane unica. Segue a ruota il primo dei veri classici, la violenta “Ravenous Medicine” e già da questo si capisce che la band ha davvero voglia di pestare, recuperando a pieno quell’attitudine un po’ cazzona degli anni ottanta, ma senza mollare nulla sulla qualità dell’esecuzione.

La chitarra di Chewy è tagliente e precisa, perfetta sia per i vecchi brani che per le nuove canzoni. Un fattore che contribuisce non poco a rendere omogenee composizioni pubblicate a distanza di parecchi anni come la fresca “Obsolete Beings”, “Technocratic Manipulators”, “Into My Hypercube” e la assolutamente fantastica “Iconspiracy” (se ve lo state chiedendo, no, dal vivo non usano basi, non sarebbe davvero metal, quindi la tastiera non c’è, viene sostituita dalla chitarra).

L’ambiente è carico di passione e c’è molta partecipazione, ma è anche molto rilassato e familiare… d’altronde non si capita per caso ad un concerto dei Voivod. Anche per questo lo stesso Snake insiste di continuo sul loro desiderio di festeggiare insieme ai fan i trentacinque anni di attività del gruppo, invitando i presenti ad unirsi al ballo di gala e attaccando subito dopo con la mitica “The Prow”.

Stupisce l’energia che tutta la band ci mette nell’esecuzione dei brani, tanto che quando arrivano canzoni veramente old school come “Order Of the Blackguards” o il manifesto “Voivod”, sembra di essere tornati agli albori del movimento thrash con le prime file impegnate nel pogo e i musicisti sul palco pronti a saltare ed agitarsi al ritmo forsennato delle ritmiche.

Si arriva così a fine scaletta, con ancora il tempo solo per un veloce bis, l’immancabile “Overraction”, e poi tutti a casa… totalmente soddisfatti di uno spettacolo che migliore non poteva essere. Vvvoooiiivvoodd!!!

GAME OVER

NIGHTRAGE

VOIVOD

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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