Vision Divine: Live Report della data di Bologna

Continuano i venerdì sera organizzati da Bologna Rock City, che questa volta ha preparato una serata dedicata agli appassionati di power metal. Il vecchio e il nuovo si confrontano al Sottotetto, dove un pubblico dall’età media decisamente bassa (ragazzini, sì, ma educati) ha modo di confrontare l’esperienza pluriennale dei Vision Divine con i ferraresi Black Wings, gruppo con età media intorno ai vent’anni, che può vantare però un album d’esordio pubblicato da Underground Symphony. La serata è organizzata anche in loro onore, come release party in occasione dell’uscita ufficiale di “Sacred Shiver”, annunciato già da tempo tramite il web.

L’incrocio fra power e prog dei Black Wings, che usano una sola chitarra in aggiunta alle tastiere, è abbastanza classico, caratterizzato da lunghe parti strumentali in cui si rischia di perdersi se non si sta attenti, ma il gruppo ha sicuramente delle buone qualità da coltivare e far crescere nel tempo. Il cantante Diego Albini ha già acquisito una notevole sicurezza nella padronanza della propria voce, e anche la tenuta di palco è più che discreta. Tra gli strumentisti non si può non citare il chitarrista Luke Fortini, unico “matusa” del gruppo, con alle spalle un’esperienza consolidata in gruppi come i Children Of The Damned, una fra le tante tribute band degli Iron Maiden, che però ebbe l’occasione di accompagnare Paul Di Anno in diverse tappe dei suoi tour europei. Grazie alla sua impostazione tipicamente malmsteeniana, Fortini è perfettamente a suo agio nelle sonorità del gruppo, e dà una marcia in più alle sonorità dei Black Wings, gruppo da tenere sicuramente d’occhio per il futuro.

La serata passa poi in mano ai Vision Divine e al ritrovato connubio tra Olaf Thorsen e Fabio Lione. Un primo aspetto positivo è la spontaneità con cui il gruppo si è intrattenuto fuori dal locale aspettando l’inizio della serata; un secondo, più evidente aspetto è il fatto che la voce di Lione sembra avere acquistato maggiore sicurezza e si sia adeguata bene ai nuovi brani del gruppo. Se a fine luglio, in occasione del Rockin’ Field, c’era stata più di una perplessità di fronte a linee vocali modificate, adesso la maggior parte dei pezzi è eseguita in modo impeccabile, come da disco. Fa eccezione soltanto “Out Of The Maze”, eseguita verso il finale, con qualche modifica nelle parti più alte della seconda strofa. La serata spazia ampiamente fra i brani del repertorio, iniziando con “Secret Of Life” e “Colors Of My World”, ma tornando anche indietro nel tempo, con l’esecuzione di “Vision Divine”, per tornare a “Stream Of Consciousness” grazie a “The Fallen Feather”. Dagli ultimi due album sono invece tratti, fra gli altri, “1st Day Of A Neverending Day” e “A Perfect Suicide”. Non ci sono problemi di sorta, la band appare concentrata e unita, e anche un problema di un cavo mal funzionante alla chitarra di Thorsen si risolve in fretta.

L’unico scossone arriva dopo l’esecuzione di “God Is Dead”, brano caratterizzato fra l’altro da diverse voci sovrapposte. Dopo una buona esecuzione, Lione proclama al microfono che il brano è bello anche con una voce sola, come l’ha cantata lui, e che è da cretini fare dei brani con cinque voci. Non vengono fatti nomi, ma è lampante che il riferimento è per l’ex cantante Michele Luppi. Certo, l’insulto non è particolarmente pesante, ma è sufficiente per raggelare buona parte della platea, che è evidentemente rimasta fedele al cantante di Fabbrico, nonostante la sua separazione dalla band, tanto è vero gli “Send Me An Angel” e il ritorno sul palco per un bis vengono accolti da molti applausi, ma anche da espressioni fredde di molti fan. Dispiace doverlo dire, ma questo episodio ha segnato una vera caduta di stile che si poteva benissimo evitare. La classe e la professionalità di un artista non si vedono solo da come esso canta, da come suona o dall’approccio che ha verso i fan, ma anche da come questo si comporta verso i colleghi, per quanto questi ultimi possano essersi resi colpevoli di torti inimmaginabili. La piacevolezza della serata è stata quindi turbata da questo episodio molto discutibile. Veramente un peccato.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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