Van Canto: Live Report della data di Milano

L’ultima volta che abbiamo avuto modo di vederli all’opera è stata in occasione dell’Out Of The Dark Festival e oggi, a distanza di tre anni dalla loro ultima esibizione live, i Van Canto tornano nell’hinterland milanese per un unico appuntamento presso il Factory, location un po’ inusuale rispetto ai soliti standard a cui siamo abituati, ma che per l’occasione ha saputo valorizzare maggiormente il lato informale della band.

Sono circa le 19.30 e già il locale ospita un nutrito numero di fans pronti per godersi quello che sarà uno splendido show. I nostrani Tragodia sono i primi ad esibirsi questa sera. Unica band italiana scelta per supportare le due main band, questo combo progressive propone qualche brano estratto dal loro ultimo album, “Mythmaker”, come “A Temple Of Time”, alternato a qualche altro pezzo della loro discografia.

Dopo la performance dei bresciani, che ricordiamo sono stati ingaggiati esclusivamente per quest’unica tappa, spetta ai teutonici Winterstorm calcare il palcoscenico del locale: la proposta del quintetto di Bayreuth è una combinazione di elementi power, viking e folk che risulta piacevole e trascinante sotto ogni punto di vista. Il set offerto scorre in 40 minuti circa e la band ha modo di presentare al proprio pubblico alcuni brani tra cui “Cathyron“, “Into The Light” e “Metalavial“, regalando una performance splendida e coinvolgente, minata lievemente dall’uso improprio delle luci che hanno smorzato un po’ l’atmosfera e dall’acustica “confusionaria”. Nonostante questi piccoli intoppi, la band è riuscita a coinvolgere un pubblico già caldo, grazie alla loro carica e alla loro energia. Tra applausi e consensi, la band si appresta a lasciare il palco, già allestito per l’occasione, e ringrazia gli astanti, già in trepida attesa per gli headliner della serata.

Durante l’attesa, il cambio di scenografia risulta veramente repentino: chi conosce i Van Canto, sa che questo ensemble non usa alcun tipo di strumentazione (se non la batteria) quindi fa un certo effetto vedere il palcoscenico praticamente vuoto. Pochi minuti di attesa, ecco che la band prende possesso del palco sulle note di “Dawn Of The Brave” e immediatamente il pubblico esplode in ovazioni ed applausi. Con l’entrata della bellissima e sorridente Inga Scharf, ultimo membro a salire sul palco, la band dà inizio al proprio show con “Fight For Your Life“, facendo così intendere che la scaletta si concentrerà principalmente sui brani del loro ultimo album (link recensione). Per tutta la durata della loro esibizione, i Van Canto danno il meglio offrendo anche una vasta gamma del loro repertorio accompagnato da alcune delle loro cover più famose, come la arcinota “Wishmaster” dei Nightwish. È impressione vedere come questi 5 bravissimi cantanti riescano a sostenere il ritmo per quasi due ore ininterrotte: mantenere una simile impresa senza sbagliare un colpo è sicuramente difficile, soprattutto per chi esegue “metal a cappella”, ma grazie alla perfetta coordinazione con l’ottima padronanza tecnica del bello (e bravo) Bastian Emig, l’intero concerto si svolge in maniera eccellente.

Paradossalmente qualche piccolo errore lo commette proprio il cantante Philip Dennis Schunke, in arte Sly, che proprio nell’esecuzione degli ultimi due brani in scaletta (“Primo Victoria” e “If I Die In Battle”) si dimentica ben due strofe; ma si sa, questo è il bello della diretta e di un concerto pieno di battute, scherzi col pubblico, il tutto accompagnato dalla splendida interazione tra la band e i fan: ci si fa due risate e il concerto continua come se niente fosse. Peccato per qualche cavallo di battaglia, tagliato fuori dalla scaletta, come ad esempio la leggendaria “Speed Of Light”, ma a fine show c’è un tale senso di soddisfazione che non se ne sente minimamente la mancanza. Volgiamo ormai al termine e, dopo la finta uscita di scena di rito, i Van Canto tornano sul palco per l’encore e propongono “The Mission”, la prima storica canzone del combo austriaco, accompagnata successivamente dalla cover degli Iron Maiden, “Fear Of The Dark”, scelta un po’ azzardata per chiudere questo set, ma dalla potenza non indifferente. Unica pecca che si potrebbe attribuire alla serata, condivisa e sentita anche dagli stessi spettatori, è sicuramente la scelta dei volumi dei vari membri della band, mal calibrati: la batteria in questo contesto era fin troppo volumizzata, accentuata e la voce principale (di chi?) risultava troppo amplificata, andando così a coprire quella che è la caratteristica, il marchio di fabbrica della band, ovvero i cori e le musiche a cappella. Il problema purtroppo non è stato risolto, tant’è che si è protratto per molti brani ad inizio concerto, impedendo agli astanti di gustarsi alcune canzoni, a parer mio meravigliose, come la nuovissima hit “Badaboom” o “Steel Breaker”.

Degno di plauso, invece, lo scambio finale di autografi e foto da parte della band, incredibilmente disponibile con i propri fans. Un ottimo modo per finire un concerto in bellezza. Ben fatto, Van Canto!

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