Uriah Heep: Live Report e foto della data di Trezzo Sull’Adda

Il fatto che gli Uriah Heep questa volta abbiano scelto di fare ben quattro date in Italia, in occasione del tour di lancio del loro ultimo album, “Living The Dream“, dimostra sia il buono stato di salute di questa storica band che il forte legame fra loro e il pubblico italiano. Sarà anche per la data programmata per la domenica sera, fatto sta che il Live Club è affollato in modo ragguardevole da un pubblico attento e partecipe, e anche se l’età media è abbastanza elevata, non c’è un solo momento in tutto lo show in cui non si percepisca in modo palpabile la grande sintonia tra il pubblico e i musicisti sul palco.

Ad aprire le danze ci pensano però gli Exsom, band svizzera di belle speranze, che si presenta sul palco con tutto l’entusiasmo e la grinta di prammatica. Se però, da una parte, dobbiamo appunto registrare una forte voglia di apparire al meglio, dall’altra c’è da dire che gli Exsom devono fare ancora un bel po’ di passi in avanti prima di risultare pienamente soddisfacenti. Il genere proposto è un metal moderno con due chitarre, fatto di pezzi che non sembrano possedere una struttura ben definita, e per quanto siano apprezzabili le doti vocali del cantante Stefano Dell’Ava e di tutti i musicisti, l’impressione è che la band debba ancora trovare la propria strada, pur con idee già interessanti ma ancora da definire in pieno.

Per gli appassionati di rock classico un concerto degli Uriah Heep è un momento di conferme. Ancora prima che le note di “Gazed By Heaven” facciano da apertura al live si ha la sicurezza che si assisterà ad un’esibizione non solo impeccabile dal punto di vista esecutivo, ma anche molto partecipata e ad un livello di intensità che lascerebbe indietro anche band ben più giovani anagraficamente. Un’altra sicurezza che si può avere dopo avere visto gli Uriah Heep in azione in altri contesti è quella che, ad un certo punto del live, ci sarà spazio per qualche pezzo poco scontato, un ripescaggio dalla storia della band, prevalentemente dal repertorio degli anni ’70, che non viene eseguito in ogni occasione. Questa volta capita, ad esempio, con “Rainbow Demon“, tratto dall’album “Demons & Wizards” del 1972, prima, naturalmente, di lasciare spazio a grandi classici immancabili come “Lady In Black“, “Easy Livin‘” e “Gypsy“. C’è spazio a volontà per gli estratti da “Living The Dream”, soprattutto nella prima parte del live, ma tutta l’esibizione si articola su un perfetto bilanciamento tra vecchio e nuovo, in cui non c’è una parte che prevale sull’altra e dove, tutto sommato, anche i pezzi recenti, come “Take Away My Soul”, “Knocking At My Door” o “Waters Flowin'”, reggono bene il confronto con le vecchie glorie. Bernie Shaw si conferma come un cantante valido e soprattutto come uno scatenato frontman, che con la sua attitudine scatenata fa da contraltare a Mick Box, più statico sul palco, altrettanto preciso ma non per questo meno carismatico. Una serata senza la minima sbavatura,  a conferma di come a volte, e per fortuna, l’età anagrafica non sia sinonimo di dover dare tutto per scontato.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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