Uli Jon Roth: Live Report della data di Lugagnano (VR)

Sarà pure una coincidenza, ma facendo un paio di conti ci accorgiamo che in poco meno di un mese sono passate dall’Italia tre formazioni inerenti gli Scorpions: gli Scorpions stessi, Michael Schenker, e Uli Jon Roth, che passa abbastanza spesso dalla nostra penisola ma ha il pregio di presentare ogni volta un repertorio diverso, almeno in buona parte. Roth infatti, dopo avere pubblicato l’ottimo Scorpions Revisited” (la recensione), sta portando in giro un repertorio fortemente influenzato da questo album, che desta ancora un grande interesse a dispetto del tempo passato dalla prima pubblicazione di questi pezzi. Lo dimostra questa data al Club Il Giardino, che registra un sold out mai visto prima nel locale veronese.

Spetta ai locali Bullfrog il compito di aprire la serata, e il terzetto hard blues non si risparmia, presentando soprattutto estratti dall’ultimo album, “Clearwater“, ma concedendosi anche qualche escursione nel repertorio meno recente (niente di strano considerando che la band ha all’attivo quattro album e oltre vent’anni di attività), come l’ottima “The Road To Santiago“, title track del secondo full length.

Oltre a essere un grande chitarrista dal tocco unico, quando Uli Jon Roth sale sul palco ha la capacità di portare tutto il suo pubblico in uno stato trascendente, in una dimensione spirituale che questo vecchio fricchettone porta con sé ovunque vada. Il fatto poi che il repertorio della serata, per quasi due ore complessive di esibizione, verta in modo quasi assoluto sul repertorio degli Scorpions dell’era Roth, è un incentivo ulteriore a non farci sfuggire una sola nota di questo live. Roth si presenta armato dell’immancabile chitarra Sky Guitar e accompagnato da una band notevole, composta da italiani e tedeschi, che tengono bene il passo del solista.

Come dicevamo, quindi, buona parte del concerto verte sul repertorio anni ’70 degli Scorpions, una strada che hanno ripreso gli stessi Scorpions nel tour celebrativo dei cinquant’anni di vita, ma che Roth porta avanti in modo più completo. Brani come “We’ll Burn The Sky”, “In Trance”, “Fly To The Rainbow” o “Dark Lady”, non c’è santo che tenga, acquistano un valore aggiunto quando è Roth a eseguirli, perchè sono una delle massime espressioni del suo stile e del suo modo di essere. Dopo l’ampip spazio riservato al repertorio degli Scorpions, arriva “All Along The Watchtower”, che dà il via al momento dedicato alle cover. In questa ultima fase, Roth è raggiunto sul palco dal chitarrista ceco Henry Toth, con cui si concede (e non ci si poteva aspettare altro) uno spazio dedicato a Jimi Hendrix, eseguendo alcuni grandi classici come “Hey Joe” e “Little Wing”.

Una serata perfetta in compagnia di un chitarrista che, nonostante il passare degli anni, sa sempre come farsi apprezzare.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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