Ugly Kid Joe: Live Report e foto della data di Bologna

Unica data italiana per gli Ugly Kid Joe, rinati e risorti dopo anni di inattività e ora rilanciati verso una seconda parte di carriera sfolgorante. Con il loro genere a dir poco unico, con i suoi elementi di hard rock, southern e funky, gli Ugly Kid Joe non sarebbero gli stessi senza la presenza di Whitfield Crane, che non sarà il grande virtuoso tipico di altri generi del metal, ma non ha comunque perso smalto con il passare del tempo e ha mantenuto, soprattutto, la sua personalità esplosiva.
Whitfield Crane ha passato alcuni mesi del 2016 vivendo a Verona, ed è da lì che ha portato, inserendoli all’ultimo momento nel bill della serata, i Mastaba, una band nata fra i lavoratori dell’Arena di Verona e dedita a trattare le storie delle opere liriche più note in musica. L’intento sarebbe anche apprezzabile, peccato che i racconti delle vicende di Aida, Radames e Turandot vengano resi con un sound assolutamente inadeguato, un’accozzaglia di stili che vanno dal funky allo ska senza una definizione precisa e al limite della cacofonia e ben oltre la barriera della noia.

Va un pochino meglio con i Dallas Frasca, terzetto australiano che era passato dall’Italia pochi mesi fa e avevano ospitato sul palco proprio Whitfield Crane; dinamici e adrenalinici, i Dallas Frasca intrattengono bene con un rock and roll vitaminizzato, con elementi classici rielaborati in modo personale e uno stile rumoroso ma convincente. La cantante Dallas azzarda anche una passeggiata in mezzo al pubblico ottenendo le simpatie e l’interesse dei presenti.

Il set degli Ugly Kid Joe scorre invece piacevolmente e senza nessun intoppo. La band parte subito con un classico come “Neighbor” e ripercorre scampoli del proprio repertorio del periodo anni ’90, quindi pezzi ormai appartenenti alla storia del gruppo, alternandoli, anche se in numero minore, ad altri più recenti. Non se,bra che ci siano differenze sostanziali, da parte del pubblico, per quanto riguarda l’accoglienza dei brani appartenenti alle diverse fasi della vita degli Ugly Kid Joe, eccezion fatta per le ormai classiche “Cats In The Cradle“, che sancisce l’inizio del breve intermezzo acustico, e “Everything About You“, con cui invece si chiude il concerto. Per il resto, che si tratti di “Under The Bottom” o di “Jesus Rode A Harley“, di “Devil’s Paradise” o di “Goddamn Devil“, l’accoglienza da parte del pubblico è sempre buona. Parte del merito va senza dubbio alla band in toto, compatta ed equilibrata, ma soprattutto a Whitfield Crane che, nonostante i cinquant’anni siano ormai vicini, mantiene lo spirito e la spontaneità di un bambino di cinque anni iperattivo. Sono molti i piccoli gesti che dimostrano questo suo modo di essere, quello di un artista che è sempre stato al difuori degli schemi, che ama il contatto con il suo pubblico e che considera altrettanto importante il legame con i suoi musicisti. Dalle continue escursioni sotto palco, fino ad arrivare all’immancabile passeggiata in mezzo ai presenti, Crane è perennemente in movimento, guarda sempre negli occhi chi gli sta davanti e non trascura nemmeno chi sta dietro le quinte; c’è infatti un siparietto a metà concerto dove tutta la band si ferma per festeggiare il compleanno deel loro guitar tech, con tanto di torta, candeline, canzoni e piccola esibizione con shred annesso da parte del tecnico. Anche l’omaggio a Lemmy con “Ace Of Spades” (contenuta anche nell’ultimo album della band, “Uglier Than They Used Ta Be“), che ormai sentiamo provenire dalla stragrande maggioranza dei live, non è preannunciato da nessun discorso farcito di retorica: si suona e basta. Bella serata quindi per chi ha conosciuto e apprezzato il rock anni ’90, serata che dimostra come Crane e compari non abbiano risentito minimamente del passare degli anni e possano ancora fare molto nella realtà musicale attuale.

Setlist:

-Intro
– Neighbor
– Jesus Rode a Harley
– C.U.S.T.
– Panhandlin’ Prince
– She’s Already Gone
– No One Survives
– Devil’s Paradise
– Cat’s in the Cradle
– I’m Alright
– Milkman’s Son
– Goddamn Devil
– So Damn Cool
– Under the Bottom
– Come Tomorrow
– Cloudy Skies
– Dialogue
– Ace Of Spades
– Tomorrow’s World
– V.I.P.
– Everything About You

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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