Udo + Anvil: foto e report della data di Brescia

Era dal 2009 che Udo Dirkschneider mancava dai palchi italiani; la sua assenza prolungata dalla nostra penisola, sicuramente, è un primo fattore che ha attirato pubblico al Circolo Colony di Brescia, per quella che è stata la sua unica data italiana in questo tour. Un tour, e questo è il secondo motivo del successo della serata, particolare perchè annunciato ormai da tempo come l’ultimo in cui Udo avrebbe eseguito una setlist composta per intero da brani degli Accept, e anche se il frontman tedesco ha ormai passato la sessantina da un po’, con possibili conseguenze negative sulla sua voce, l’occasione era troppo ghiotta per lasciarsela scappare. Terzo motivo del successo, senza dubbio, è stata la presenza degli Anvil ad accompagnare Udo in tutto il suo tour; una band, si sa, che ha sempre saputo rialzarsi anche dopo le cadute più rovinose, senza mai perdere nè la loro identità nè il loro modo di fare amichevole e spontaneo verso tutti. Non c’è da stupirsi quindi se, con tutti questi spunti interessanti, il locale si sia riempito non a livello da sold out, ma registrando una buona risposta da parte dei fan.

L’apertura però spetta ai Burning Rome, band italiana originaria di Torino. Il problema principale è semplicemente la diversità di genere suonato rispetto a quello degli headliner, un metal dai ritmi rallentati, contaminato da riff pesanti e vicini al crossover, comunque difficile da contestualizzare in un unico genere. Il genere diverso e poco conosciuto, unito al fatto che il pubblico sta ancora entrando fanno sì che la band riceva un’accoglienza piuttosto tiepida.

E’ difficile quantificare, ma una importante fetta di pubblico è qui principalmente per loro. Gli Anvil sono comunque un fattore importante per il successo della serata, determinato oltre che dal loro heavy metal accattivante, dal loro atteggiamento amichevole e positivo verso tutti. Prima e dopo la loro performance, tutti e tre i musicisti si aggirano a più riprese tra il pubblico, e la stessa “March Of The Crabs“, con cui si apre il concerto, viene suonata con Lips in mezzo al pubblico. Entusiasmanti come sempre, gli Anvil propongono una rapida carrellata di vecchi successi a cui si abbinano estratti dall’ultimo album, “Anvil Is Anvil“, abbinando divertimento e capacità. Robb Reiner è sempre un batterista con tutte le carte in regola e sa intendersi con Lips senza bisogno di dirsi niente, mentre il bassista Chris Robertson, si inserisce in modo perfetto a completare la triade. Lips dedica “Free As The Wind” a Lemmy, Ronnie James Dio e tutti i grandi musicisti scomparsi negli ultimi mesi, mentre durante la parte strumentale di “Mothra” torna fuori il buon vecchio vibratore, con cui abusare della chitarra. Un altro classico come “Metal On Metal” chiude un’esibizione impeccabile e senza sbavature, che ribadisce la forza trascinante degli Anvil dal vivo.

Gli anni non sembrano avere inciso particolarmente su Udo, che continua ad essere un vecchietto ringhioso in abiti militari, accompagnato da una band valida e capace. L’inizio ironico con la registrazione di “Just A Gigolo” e il finale con l’audio di “My Way” nella versione di Frank Sinatra sono gli unici momenti di respiro; per il resto, il frontman tedesco, esperto conoscitore di tutti i segreti del palco, si concede pochissime pause tra un brano e l’altro, parla ancora meno al pubblico e si concentra unicamente sui suoi brani. Un repertorio composto unicamente da estratti degli Accept, per un totale di quasi due ore di concerto, serrato come una sventagliata di mitraglia, sono il marchio di fabbrica di questa esibizione. Non è facile quantificare quale brano sia accolto con maggior calore dai presenti, che si accalcano il più vicino possibile al tedesco azzardando a un certo punto anche una piccola invasione di palco, fatto sta che la setlist scelta non può non soddisfare in pieno gli amanti dell’heavy metal teutonico, che ha nell’essere un po’ pomposo e strafottente i suoi tratti caratteristici. “Princess Of The Dawn“, “Neon Nights” e “Restless And Wild” vengono snocciolate una dopo l’altra in un lungo sentiero di cui Udo si fa guida, scortato fedelmente da una band che lo sostiene in pieno e non può molto contro il suo carisma. Le due ore di concerto prevedono anche un lungo bis, di cui fanno parte i classici più noti degli Accept come “Balls To The Walls“, “Metal Heart” e “Fast As A Shark“. Nonostante lo scarso contatto con il pubblico, Udo ha saputo ancora una volta catalizzare tutta l’attenzione su di sè e portare in fondo un live dalla durata consistente senza cedimenti di sorta. Una serata di puro godimento per i seguaci del metal germanico.

Ecco invece alcuni momenti del meet & greet tra gli Anvil e alcuni nostri lettori.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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